Scassinata la cassaforte nella sede dell’Arci, bottino denaro e assegni

Hanno agito indisturbati i ladri che probabilmente nella notte tra domenica, chiusura del Palio, e lunedì hanno messo a segno il colpo nella sede dell'associazione in piazza Federico II a Jesi

Un particolare della cassaforte scardinata nella sede jesina dell'Arci

JESI – Hanno agito indisturbati i ladri, sicuramente professionisti, che probabilmente nella notte tra domenica, chiusura del Palio, e lunedì hanno messo a segno un colpo ai danni della sede Arci Jesi-Fabriano di piazza Federico II.

Sono saliti all’ultimo piano dell’edificio, nella parte compresa tra il complesso di San Floriano e la scuola primaria “Mestica”, hanno aperto la piccola cassaforte, servendosi del “solito” frullino, impossessandosi del denaro contante contenuto, circa un migliaio di euro, secondo una prima stima, e di alcuni assegni.

I malviventi sono riusciti a entrare dal portone che si affaccia sulla piazza, rimasto aperto in quei giorni di festa in quanto l’ingresso veniva utilizzato come deposito per fusti di birra e bottiglie di acqua minerale. L’entrata alla sede, infatti, è situata all’interno del cortile scolastico chiuso da un cancello.

Di certo, comunque, c’è il fatto che alle 3.30 era scattato l’allarme nell’adiacente complesso di San Floriano – che ospita il teatro studio Moriconi e le stanze una volta adibite a museo archeologico – ma i controlli successivi non avevano dato esito. Forse perché i ladri erano riusciti, nel frattempo, a fuggire.

Ad accorgersi di quanto era successo, lunedì sera alle 18.00, la collaboratrice dell’Arci, Luigina Tantucci, che come sempre a quell’ora, era andata ad aprire.

«Che qualcosa non andasse – racconta – mi è stato subito evidente quando sono arrivata alla porta d’ingresso della sede. Era stata scardinata, evidenti i segni di un piede di porco che ne aveva incurvato i lembi di metallo all’altezza della serratura. Sono entrata, oltrepassato una seconda porta che rimane, però sempre aperta, e una volta dentro ho visto che in segreteria era stato gettato a terra diverso materiale. Sono subito uscita, ho avvertito alcuni componenti del comitato associativo e chiamato il 113».

Luigina è quindi risalita con li agenti i quali hanno potuto, poi, appurare che nella stanza accanto alla segreteria era stata scassinata la cassaforte, l’arazzo che la occultava gettato su una scrivania assieme ad alcuni blocchetti di assegni.

Sopralluogo da parte della Scientifica, indagini del Commissariato di Jesi.