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Jesi

Santiago Loccioni continua la riabilitazione per tornare a camminare: «Finalmente mi alzo in piedi»

Continua la battaglia dell'animatore turistico di origini jesine per recuperare dopo il gravissimo infortunio del giugno scorso in Thailandia

Santiago Loccioni

JESI – Sono passati tanti mesi, troppi da quel maledetto incidente in Thailandia in cui Santiago Loccioni, animatore turistico di origini jesine, 30 anni da compiere a giugno, è caduto da un ponte di otto metri restando paralizzato. Era il 20 giugno scorso. E ancora oggi Santiago lotta per riappropriarsi della sua autonomia, della sua vita e della sua libertà. È ricoverato all’ospedale regionale di Torrette dove il 26 settembre è stato preso in carico dalla Asur regionale dopo una lunga corsa a ostacoli tra le burocrazie di diversi Paesi. Solo la tenacia del padre Marcello, la grande fede cui la famiglia si è sempre attaccata e l’intervento determinante dell’avvocato Corrado Canafoglia, hanno permesso di riportare Santiago in Italia per avere le cure necessarie.

«Sto meglio, anche se è ancora lunga e dura – ci racconta Santiago dall’ospedale dove finalmente, mitigata l’emergenza Covid, anche il padre Marcello può entrare a fargli compagnia – i medici non si sbilanciano, dicono solo che va meglio e io ci credo». La riabilitazione è difficile e complessa. Ogni giorno Santiago deve eseguire una serie di esercizi e prove per muovere le braccia, le mani e le gambe. Movimenti inizialmente passivi, indotti dai fisioterapisti, quando mesi fa combatteva contro lo spettro di una paralisi totale. Oggi per fortuna i miglioramenti ci sono, tanti e tali da accendere la speranza di questo giovane, che non ha mai smesso di combattere e credere che sarebbe tornato a camminare.

Santiago Loccioni all’ospedale di Torrette sta facendo grandi progressi grazie alla riabilitazione.

«Ce la metto tutta – dice ancora, in una breve chiacchierata intervallata dalle frequenti visite di medici e infermieri – la situazione al momento è stazionaria, le condizioni sono le stesse. Non mi dicono nulla, ma so di essere molto più avanti rispetto a quando sono arrivato: sto seduto sul letto senza dolori, riesco anche ad alzarmi in piedi. Ogni giorno faccio il “walker view”, che è una specie di tapis roulant dove però sei imbragato per sgravare un po’ di peso sulle gambe. Poi alla spalliera mi alzo e mi siedo per rinforzare le gambe». Grande lavoro, ma anche una costanza e una forza di volontà che unite insieme concorrono ai miglioramenti. «Ho imparato che camminare non è solo una questione di forza alle gambe, ma ci sono tante altre cose…». I medici non hanno ancora accennato nulla a una possibile dimissione, magari indirizzando poi Santiago in una struttura riabilitativa. Ma il confronto con i genitori circa le sue necessità personali e di assistenza è continuo.

In questi giorni è anche tornata la mamma Ana, che vive e lavora in Svizzera. Si alterna per l’assistenza di Santiago all’ex marito Marcello, che invece abita a Jesi. Per il ragazzo certamente averla accanto è una forza in più. Così come di grande conforto è l’ondata di solidarietà non è mai mancata fin dai primi momenti dell’incidente in Thailandia dove Santiago si trovava per lavoro (faceva l’animatore turistico nei villaggi, il ballerino e il mangiafuoco). Una vita che adesso non sembra più così tanto lontana.

Santiago fin dai primi momenti del ricovero ha sempre tenuto i contatti social con i suoi amici sparsi in tutto il mondo