Centro Pagina - cronaca e attualità

Jesi

“La sanità dopo due anni di Covid”: il Lions Club ospita l’assessore Saltamartini

Attenzione puntata sulla carenza di medici e infermieri, sul tetto di spesa dell'Asur e sulle liste d'attesa su cui occorre intervenire

JESI – Nella giornata delle vittime del Covid, il Lions Club di Jesi ha dedicato una interessante serata, venerdì 18 marzo, al tema “La sanità nelle Marche dopo due anni di Covid, insegnamenti e progettualità”. Ospite d’onore, l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini, insieme al sindaco di Jesi Massimo Bacci e all’assessore comunale alla sanità Marialuisa Quaglieri. Nella cornice del ristorante Oasi di Staffolo, una folta platea – composta per lo più da medici e professionisti – ha accolto l’assessore che ha esordito con un minuto di silenzio per le vittime della pandemia. Poi, sollecitato dal presidente del Club Giorgio Bartolucci, ha puntato l’attenzione in maniera diretta sui temi caldi, in primis la carenza di medici.

«Il 35-38% dei medici sono nati tra il 1951 e il 1964 – spiega l’assessore Saltamartini – col rischio che in capo ai prossimi 4 anni con i pensionamenti non riusciremo a garantire il turn-over se non interveniamo sulle università con una riforma sulla formazione dei medici e sull’offerta formativa degli specializzandi. E’ impossibile parlare di sanità se mancano i medici dei pronto soccorso, del 118 e di base, per questo ritengo che occorra aumentare i medici specializzandi nei pronto soccorso. Bisogna fare rete, puntare alla cooperazione tra specializzazioni e alla digitalizzazione. Avanti tutta con la telemedicina, ma il medico deve visitare il paziente. Dobbiamo fare in modo che il paziente torni a fidarsi del medico».

Altro annoso problema quello delle liste d’attesa, troppo lunghe. «Vanno riviste, soprattutto quelle legate allo screening di patologie oncologiche perché siamo nel campo della prevenzione e dell’azione, entrambi aspetti fondamentali per salvare delle vite – aggiunge – la nostra è una regione virtuosa, per questo dobbiamo investire affinché la sanità resti pubblica e gratuita. Da qui l’impegno a investire: abbiamo un solo ospedale di secondo livello, Torrette, su cui investiremo in tecnologia e personale, perché non è accettabile che un paziente marchigiano vada a curarsi il tumore al pancreas in Lombardia. Anche nel Salesi investiremo, per una risonanza magnetica nuova perché quella attualmente in uso è vecchia di 24 anni. Grazie ai fondi del Pnrr potremo fare degli investimenti in elettromedicali. Faremo degli investimenti sull’ospedale di Jesi come ospedale di comunità, che durante il Covid ha dato prova di essere culla di professionisti e di validissime persone. Jesi è un ospedale molto produttivo».

Saltamartini guarda anche al Murri con interesse per farvi convergere i medici di medicina generale poiché da uno studio condotto dall’Università Politecnica di Ancona e da quella di Pavia emerge che la proiezione futura della medicina si sposta sulla geriatria anziché sulla maternità. «Di certo, il sistema deve rimanere gratuito, deve garantire che ci siano una qualità del servizio e un abbattimento delle liste d’attesa che ora sono lunghe. Investiremo 27 milioni in macchinari elettromedicali che saranno messi a regime». Il Covid ha messo sì a dura prova le capacità professionali ma ha anche esaltato professionalità e umanità dei medici e infermieri: «Abbiamo dimostrato di essere capaci – conclude – prendendo spunto da Israele siamo stati i primi a effettuare la vaccinazione nei palazzetti e siamo stati la prima regione ad aver impiegato gli anticorpi monoclonali evitando l’ospedalizzazione. C’è stata una scienza medica che si è stagliata a livelli altissimi sul piano nazionale, mostrando anche una tempra fisica, una grande forza di volontà e un attaccamento alla professione non indifferente tra i nostri sanitari. Ora serve tutti rimboccarsi le maniche – l’invito dell’assessore – perché per mantenere questo livello e andare verso il futuro servono lealtà, continenza e assunzione di responsabilità nel fare rete».

Saltamartini ha aperto uno spaccato sulle varie specialità della sanità che vanno a influire sui costi del tetto di spesa della sanità pubblica, mostrando inevitabilmente quanto la coperta sia troppo corta. «La sanità degli animali è diventata pari a quella delle persone, pertanto anche l’organizzazione del lavoro dei medici veterinari va ad assorbire parte della spesa della sanità pubblica, poi la dimensione della psiche: la domanda più grossa del dopo Covid riguarda gli psicologi, psicoterapeuti e psichiatri. Basti pensare che nel dopo Covid abbiamo registrato 11 tentativi di suicidi reiterati da bambini tra gli 11 e i 14 anni. I bambini non riescono a tornare a scuola, con maggiori difficoltà degli adulti. Poi la sfera dei disturbi alimentari, le Rsa e i bisogni delle persone fragili: abbiamo registrato il più alto numero di decessi per droga. E l’odontoiatria per i disabili o il tema dello spettro autistico: tante problematiche sul fronte della sanità che ci siamo trovati a dover affrontare da quando siamo entrati in Regione, il 15 ottobre 2020, nel bel mezzo di una pandemia. Dobbiamo aiutarci, fare rete e non sprecare risorse, affinché pronto soccorso, sanità di base e distretti debbano essere garantiti in ogni posto, ma le professionalità specifiche debbano essere distribuite nei vari ospedali e quando un paziente ha un problema specifico debba andare a curarsi non sotto casa ma nel posto migliore. E ne abbiamo tanti».

L’assessore regionale Saltamartini, il presidente Bartolucci e il dottor Candela

Sollecitato dal dottor Marco Candela, primario della Medicina Generale dell’ospedale Carlo Urbani e direttore del reparto Covid (past president del Lions) sul problema della carenza dei medici e infermieri, Saltamartini ha ammesso che a «fronte della necessità di formare nuovi medici, si devono fare i conti con il tetto di spesa a disposizione e ogni azienda sanitaria ha il suo: un anno fa avevamo 3mila infermieri da distribuire nelle Rsa e strutture assistenziali, ma la professionalità di medici e infermieri va retribuita. Se altre aziende sanitarie offrono condizioni contrattuali migliori non mi stupisce che vi sia l’esodo dei nostri professionisti altrove. Siamo bloccati dal tetto di spesa, dalla burocrazia. Faremo una riforma alla Legge13 sulla sanità in modo che ogni Area vasta abbia un proprio fondo, in modo da favorirne l’autonomia; così come una modifica al regolamento sui concorsi in modo che vengano subito indicate le disponibilità di posti e in quale ospedale. E’ un percorso complicato, poiché anche le risorse non sono infinite».

E se il Club di servizio jesino non si è mai tirato indietro in questi anni mostrando sempre grande attenzione ai bisogni del territorio e della collettività, l’occasione della conviviale è stata favorevole anche per focalizzarsi su due aspetti, uno internazionale e uno locale. «Per l’Emergenza Ucraina abbiamo destinato un bonifico di 5mila euro alla nostra Fondazione internazionale che provvederà a distribuirlo ai Lions club polacchi che si trovano in prossimità del confine con l’Ucraina, siamo costantemente in contatto con le amministrazioni locali grazie al dirigente della Protezione civile Oreficini che ci aggiorna sulle necessità». Ma uno sguardo attento anche alla città. «Per quanto riguarda i services locali – conclude il presidente Bartolucci – invitiamo la cittadinanza alla “Giornata del Diabete” in programma il 2 aprile prossimo presso il palazzo dei convegni a Jesi dove i nostri medici saranno a disposizione, mattina e pomeriggio, per uno screening gratuito».