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Jesi

Salvini a Jesi, lo sfogo di un cittadino contro «la sinistra che resta a casa»

Il giornalista Max Giorgi scrive una lettera aperta per stigmatizzare l'atteggiamento di quanti hanno dichiarato che non saranno in piazza per non farsi dettare l'agenda: «In campo ci devi entrare, non far giocare l'avversario a porta vuota»

Matteo Salvini in piazza ad Ancona (foto di repertorio)

JESI – L’approdo di Matteo Salvini a Jesi, oggi pomeriggio in piazza della Repubblica (ore 16.45), continua a far discutere. I fedelissimi sono pronti ad accoglierlo, mentre i detrattori si dividono. Il centro sociale Tnt, ad esempio, sarà presente per farsi vedere e sentire, mentre altre associazioni, movimenti e partiti di sinistra, oltre agli anarchici, non parteciperanno «per non farsi dettare l’agenda politica da un avversario».

Il giornalista Max Giorgi prende carta e penna e scrive alla redazione di CentroPagina. Ecco la sua presa di posizione. «Magari tra qualche decennio ricorderemo, a Capodanno, davanti alla TV, col tradizionale messaggio augurale del Presidente della Repubblica Matteo Salvini : “Oh, te ricordi quando potevamo provare a fare qualcosa per fermarlo? E invece facevamo battutine sapienti, inneggianti al fair play istituzionale, prima i programmi, la politica non è solo slogan e promesse? E dicevamo che la gente capiva, che ‘sti “tartari” si classificavano da soli!”. Pausa, allungando l’orecchio al discorso del Presidente Salvini. .. “Oh, però li porta bene i suoi 70 anni! È proprio vero che l’erba trista…”. Questi saranno i discorsi dei tardivamente ravveduti,  di quelli che oggi ancora credono che prima si debba pensare la politica e poi… e poi la comunicazione (leggi: slogan e rete di comunicazione) dopotutto non serve. Di quelli che oggi pensano che sia una bella pensata il non andare in piazza della Repubblica a contestare il Salvini. Oggi una nutrita schiera di sigle segnatamente di sinistra si prodiga in un comunicato che spiega (con condivisibilissime argomentazioni di fondo, ma più proprie ad altro frangente) i perché “noi non ci saremo”».

E prosegue: «Non so. Sarà perché vengo da una cultura sportiva (sapete, quelle cose che sali su un ring e te le dai con un altro,  che entri in un campo in 11, in 5, in 8 e cerchi di buttarla nella rete degli altri 11, 5, 8…? Insomma una di quelle cose che in campo ci devi entrare,  non far giocare l’avversario a porta vuota...); sarà che il Tenente Drogo  a me ha fatto sempre un’immensa pena, pover’uomo…

Quel che sia, a Jesi la sinistra (tutta! Dagli anarchici ai liberaldemocratici, riformisti, innovatori…) da troppi anni inghiotte bocconi amari. Si rinchiude a spiegare i perché e  i come e i distinguo e le ragioni… Negli spazi limitati del “tra di noi”, apparendo al popolo spesso senza voce. Ma niente paura! Ci stiamo formando, informando, elaborando, metabolizzando; saremo i più competenti che avrete mai visto! Anzi già lo siamo! I guerrieri della democrazia! Anche se a Jesi siamo geograficamente  (e politcamente) alla “periferia dell’impero”. Beh, domani i Tartari si raduneranno -non alle porte!- in piazza della Repubblica. Il centro della città di Federico II! Nello stesso punto dove i popolani, non le élite,  gridavano della liberazione dal nazifascismo. Proprio li, davanti la casa natale di Rafael Sabatini (che diede vita ad un immortale pirata della letteratura, non ad un barbaro…)! Il centro di questa città! Tu che farai domani, Tenente Drogo?».