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Jesi

Non solo palla ovale: il Rugby Jesi ’70 ospita Jesi Sport e la sua squadra di cricket

Lavoratori e studenti del territorio, originari del Bangladesh dove il cricket è il gioco nazionale. Faccenda: «Impianto aperto alla città e a tutte le sue voci»

Ibrahim Khalil, Jesi Sport

JESI – Non solo rugby, nella casa della palla ovale jesina di via Mazzangrugno, ma un impianto aperto alla città e a tutte le sue voci. Vanno in tale direzione le porte aperte, dal Rugby Jesi ’70 gestore della struttura e dal suo presidente Luca Faccenda, alla nuova esperienza sportiva della Jesi Sport: c’è spazio anche per il cricket, in un’area adiacente il nuovo campo da gioco in sintetico, e per la pratica sportiva di un gruppo di giovani e giovanissimi, lavoratori e studenti a Jesi, originari del Bangladesh.

«Un’attività alla quale, avendone la possibilità, ci è sembrato giusto dare spazio, come pure abbiamo fatto e facciamo con altri, in ambito non solo sportivo – dice Faccenda – l’impianto è della città e aperto alla città, in tutte le sue espressioni».

Il cricket praticato al campo da rugby

Spiega Ibrahim Khalil, rappresentante e uno dei componenti della squadra di cricket Jesi Sport: «In tutti i Paesi dell’area che un tempo era l’India, ovvero India, Pakistan e appunto Bangladesh, il cricket è diventato, dai tempi della dominazione inglese, lo sport e il gioco nazionale, praticato su larghissima scala. Noi siamo un gruppo di giovani, appena un paio sono più adulti, che lavorano e studiano a Jesi e nel territorio, tutti del Bangladesh, e abbiamo formato questa squadra che aveva però bisogno di uno spazio dove allenarsi. Prima giocavamo dove era possibile, in spazi pubblici lasciati liberi come ad esempio l’area della zona industriale dove si installa il luna park. Tramite un amico, Youssef Wahbi (già responsabile del Centro islamico Al-Huda), abbiamo avuto modo di prendere contatto con Luca Faccenda. Personalmente, il rugby e la sua società già le conoscevo, per le attività fatte a scuola. Abbiamo parlato, Luca ha visto ciò che volevamo fare, e ci ha concesso lo spazio. Quando l’abbiamo visto, non ci sono state parole adeguate a ringraziarlo».

Dice Ibrahim: «A cricket si gioca in undici, noi siamo un gruppo un po’ più ampio in contatto anche con altre realtà di Castelplanio e Falconara che adesso, a loro volta, si stanno attrezzando per trovare spazi nei loro Comuni. Un paio di noi sono nati in Italia da famiglie del Bangladesh, altri 3-4 in Italia hanno preso il diploma. Tutti lavoriamo, un paio sono ancora studenti. Per noi, poter praticare un’attività e uno sport ai quali siamo tanto legati, ha davvero un grande valore».