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Jesi

Ritardi sui vaccini, i centri sociali di Jesi in protesta davanti alla Asur

Affissi striscioni e distribuiti manifesti in via Guerri. Una manifestazione pacifica e rispettosa del Dpcm per richiamare l'attenzione sul tema

JESI – Hanno partecipato in pochi, una ristretta rappresentanza dei collettivi e centri sociali della città, ma solo per rispetto delle normative e dei Dpcm: in tanti, quelli che condividono via social la protesta, avrebbero creato assembramenti. Per questo oggi una ventina di rappresentanti del centro sociale Tnt, Collettivo Transfemminista di Jesi, Radio Senza Muri, Collettivo studentesco Corto Circuito hanno manifestato pacificamente davanti ai cancelli della Asur di via Guerri.

Il piccolo corteo era presidiato dagli agenti del Commissariato. Una mobilitazione replicata anche in altre 10 città marchigiane, per portare avanti una battaglia «per una vaccinazione rapida, efficace, gratuita, sicura e universale è il prerequisito per tutelare la salute, recuperare la libertà, la socialità e riprendere la vita economica – dice Enza Amici (Tnt) – per questo riteniamo indispensabile auto-organizzarsi per mettere in campo una battaglia per una ricerca scientifica pubblica, per un accesso al vaccino Sars-CoV2 libero e gratuito, per l’immediata sospensione della proprietà intellettuale, per l’esproprio dei brevetti, per una produzione di vaccini su larga scala, per la socializzazione del know-how e delle innovazioni tecnologiche-scientifiche. Siamo qui proprio oggi, 11 marzo, non a caso: l’11 marzo 2021 sarà un anno preciso dalla dichiarazione della pandemia da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità e contemporaneamente si discuterà il Trips, l’accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale sui brevetti. Per questo abbiamo scelto questa data per indire un’assemblea marchigiana online per discutere le iniziative da mettere in campo per una campagna vaccinale rapida e diffusa, contro l’inerzia di chi governa la nostra regione». Questa sera, 11 marzo alle 21,15 su Facebook o via web al link bit.ly/vacciniliberi si svolgerà l’assemblea pubblica online.

La situazione vaccini nelle Marche.

«Se guardiamo il dato delle persone vaccinate in rapporto alla popolazione, vediamo che la regione Marche al 2% circa, è sestultima – si legge poi in un volantino del Tnt – il dato è ancora peggiore se prendiamo in considerazione la popolazione più fragile, infatti, le Marche sono quartultime per la vaccinazione degli over 80, con appena il 25% degli individui compresi in questa fascia che hanno ricevuto la prima dose e solamente l’1,5% che ha ricevuto la seconda. Intanto non si capisce perché la regione tiene nel cassetto 40.000 dosi di vaccino AstraZeneca la cui efficacia è ampiamente dimostrata. Questa situazione è ancor più grave di fronte alla crisi epidemiologica nella nostra regione che continua ad aggravarsi, con una curva dei contagi che cresce esponenzialmente. In questa situazione quello che bisognerebbe fare è accelerare la campagna vaccinale per immunizzare rapidamente il maggior numero di persone possibile, ma questo non sta avvenendo. Qualche giorno fa l’assessore Saltamartini ha proposto di comprare i vaccini insieme al Veneto, cercando anche l’alleanza con altre regioni ricche – si legge ancora nel documento – questa proposta non è soltanto ridicola poiché la regione Marche non è paragonabile al Veneto, ma è anche criminale perché basata sulla logica del “prima i ricchi”, rivendicata anche da Letizia Moratti e secondo cui la distribuzione deve avvenire in base al PIL delle regioni. Questa logica classista è la stessa di chi continua a speculare sulla salute nella corsa per accaparrarsi i vaccini, determinando un mercato parallelo e privilegiato a costi più alti – e quindi meno accessibili – dentro una distribuzione già fortemente diseguale».

A dicembre un primo presidio di fronte all’ospedale di Torrette per rivendicare che nulla era stato fatto dalla giunta regionale per potenziare la sanità pubblica tra la fine della prima ondata e l’arrivo della seconda, ma «di fronte agli ingenti fondi stanziati quest’estate per l’ampliamento dei posti letto poche regioni si erano adeguate raggiungendo l’obiettivo prefissato e le Marche risultavano una delle peggiori da questo punto di vista – dicono i manifestanti – la giunta Acquaroli in compenso nei mesi scorsi ha aumentato del 40% le tariffe destinate al privato per i posti letto Covid messi a disposizione, continuando così a favorire chi si arricchisce sulla nostra salute. La regione Marche, assieme alla Calabria, è anche quella con il minor numero di medici anestesisti: 1,4 per ogni posto letto in terapia intensiva. Alla già grave situazione di mancanza di personale bisogna sommare gli inaccettabili ritardi dei bandi per i concorsi Asur e l’assenza di borse di specializzazione. Tutto questo è inaccettabile nel mezzo di una crisi sanitaria che ha causato la morte di oltre 2.300 persone nella nostra regione».


Gli effetti del perdurare della pandemia sulla società.

A risentire delle problematiche della pandemia sono anche le persone con disagio mentale, i cui percorsi terapeutici di reinserimento sociale sono stati improvvisamente stoppati. «Questo ha significato una regressione di tutto il livello terapeutico – spiega Susanna Ciummelli di Radio Senza Muri, ma anche operatrice sociale in una comunità terapeutica – grazie alla web radio riusciamo a superare l’isolamento e garantire una socializzazione con l’esterno, ma le conseguenze per queste persone affette da disabilità sono devastanti: sono chiuse da un anno, gli 11 utenti della comunità terapeutica dove lavoro sono regrediti. Dobbiamo uscire da questa situazione al più presto». Stare chiusi in casa aumenta anche le problematiche dovute alla violenza domestica e alla condizione, sempre più difficile di una donna che è anche madre e lavoratrice. «L’aumento delle violenze domestiche non denunciate e i grossi carichi di lavoro, stress, ansia si riversano tutti sulle spalle delle donne – dice Ilaria Fava del Collettivo Transfemminista – oltretutto tante sono le donne che hanno perso il lavoro a causa di questa pandemia. Tante conseguenze dovute al perdurare dell’emergenza». «Lo stress della Dad dei figli, dello smart working e dell’ansia da pandemia incidono sulla salute mentale e psicofisica della donna – aggiunge Irene Rossetti del Collettivo Transfemminista – anche la salute mentale è salute e va tutelata».

Capitolo a parte va dedicato alla scuola. Studenti in Dad al 100% con problematiche annesse, l’ansia dell’anno scolastico e gli anni più belli da trascorrere chiusi in casa lontani dagli amici e dagli affetti. «Abbiamo bisogno di accelerare sui vaccini per restituirci la normalità a scuola e nella vita – dice Rebecca Perucci del Collettivo studentesco Corto Circuito – tutti i problemi cronici della scuola con la pandemia si sono inaspriti e ampliati. La Dad è un casino, siamo prossimi alla maturità e non sappiamo a cosa andiamo incontro…anche per la scelta dell’università o del futuro. Cosa ci aspetta?».