Jesi: ritardi nei lavori alla scuola di via Asiago, l’opposizione incalza

Il consigliere comunale di Jesi in Comune, Francesco Coltorti si rivolge all'amministrazione per conoscere le tempistiche dell'intervento di riqualificazione e sapere se i genitori sono al corrente della situazione

I lavori alla scuola Martiri della Libertà (foto Binci)

JESI – Lavori alla scuola di via Asiago, il consigliere comunale Francesco Coltorti vuole vederci chiaro. L’esponente di Jesi in Comune ha presentato un’interrogazione, a cui l’amministrazione risponderà domani, 12 settembre, in consiglio comunale, per sapere «se sia vero o non vero che la scuola Federico II, poiché vedrà un aumento degli iscritti per il prossimo anno scolastico, non potrà più accogliere gli alunni della Martiri della Libertà di via Asiago che saranno spostati alla Mazzini».

Non solo. Coltorti chiede inoltre «se sia vero che le famiglie non sono state avvertite di tale evenienza quando nello scorso gennaio hanno dovuto effettuare l’iscrizione, e sono state invece rassicurate sull’andamento dei lavori». E ancora, «se sia vero che la scuola riaprirà sicuramente dopo le vacanze di Natale e che tale informazione è stata formalmente riferita alla dirigenza scolastica ed ai genitori».

«Già da un anno – ricorda il consigliere di minoranza – sono in corso i lavori di adeguamento strutturale ed antincendio che hanno costretto le bambine ed i bambini della scuola Martiri della Libertà ad essere trasferiti alla Scuola Federico II e alla Gemma Perchi. I genitori dei futuri alunni in occasione di “scuole aperte” erano stati rassicurati dal dirigente scolastico sulla possibilità di rientrare presso la loro scuola. E lo stesso assessore Renzi aveva garantito il rispetto delle tempistiche. Ora sembra, al contrario, che, a causa problemi della ditta, vi sia un ritardo nei lavori, e se così fosse probabilmente la struttura non potrà accogliere gli studenti dal mese di settembre».

I lavori per la messa in sicurezza, necessari a seguito delle verifiche di vulnerabilità sismica, hanno richiesto 650mila euro, di cui 530 da fondi ministeriali.