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Jesi

Ripresa al rallentatore per l’industria delle Marche

Secondo i risultati delle Indagini Trimestrali del Centro Studi di Confindustria Marche, nella media del 2017, la produzione industriale è cresciuta dello 0,9% rispetto all'anno precedente, risultato meno brillante di quello rilevato a livello nazionale (+2,2%). Ma riprendono gli investimenti e tra gli operatori c'è fiducia

Un momento della presentazione del Rapporto 2017 sull'Industria marchigiana al Centro Direzionale Ubi Banca di Fontedamo a Jesi
Un momento della presentazione del Rapporto 2017 sull'Industria marchigiana al Centro Direzionale Ubi Banca di Fontedamo a Jesi

JESI – È una ripresa al rallentatore quella dell’industria manifatturiera marchigiana, che cresce ma meno della media nazionale. Il trend è descritto nel Rapporto 2017 sull’Industria Marchigiana realizzato dal Centro Studi di Confindustria Marche in collaborazione con UBI Banca, e presentato oggi, martedì 17 aprile, a Jesi al centro direzionale Fontedamo dell’istituto di credito da Marco Cucculelli dell’Università Politecnica delle Marche, coordinatore della ricerca condotta assieme a Gloria Ciarpella e Alessandro Iacopini. Presenti all’incontro Bruno Bucciarelli, presidente di Confindustria Marche, i presidenti delle Confindustrie territoriali, Nunzio Tartaglia responsabile Macro Area Marche Abruzzo di Ubi Banca, l’assessora regionale alle attività produttive Manuela Bora, Stefano Pan vice presidente di Confindustria per le politiche regionali.

Secondo lo studio, dopo un primo semestre 2017 positivo, con attività produttiva e commerciale in recupero grazie ad una domanda interna sostenuta ed una estera in ripresa, l’industria manifatturiera marchigiana ha mostrato, nei mesi centrali dell’anno, un’intonazione complessivamente debole con attività produttiva in leggera diminuzione e attività commerciale in crescita modesta.

Nell’ultimo trimestre dell’anno, si è osservato un evidente recupero con produzione e vendite in sensibile aumento anche se la dinamica complessiva rimane ancora più debole di quella nazionale: nel saldo finale, la produzione industriale cresce dello 0,9%, l’attività commerciale del settore manifatturiero cresce del 2,3% ma cala lexport complessivo dalle Marche (-2%), l’occupazione tra tutti i settori è a -0,6%, in ripresa gli investimenti.

Per il presidente di Confindustria Marche Bruno Bucciarelli «dalle indagini emerge un quadro in chiaro-scuro. Si vanno consolidando su più fronti segnali di ripresa, ma purtroppo nelle Marche più timidi rispetto alla media nazionale. Negli ultimi trimestri abbiamo intrapreso un percorso di recupero delle attività produttive, seppure ancora molto differenziato tra settori e tipologie di imprese. Le imprese che hanno superato la crisi si sono trovate a fronteggiare nuove sfide e nuovi percorsi strategici, necessari per reagire alle pressioni in atto nel contesto competitivo. Le strategie di queste aziende si focalizzano su innovazione e ricerca, industria 4.0, internazionalizzazione, qualificazione delle risorse umane, finanza strategica e innovativa. L’obiettivo deve essere quello di rendere la fascia di imprese virtuose, che crescono in modo vivace, sempre più ampia, competitiva e con capacità di traino di tutto il sistema produttivo, non solo manifatturiero, ma anche dei servizi connessi alla produzione, con ricadute positive per tutta l’economia. Per poter accelerare la crescita c’è veramente tanto lavoro. Confindustria Marche sarà sempre pronta al confronto con la Regione, le altre forze economiche e sociali e le altre Istituzioni per supportare una accelerazione della fase di tiepida ripresa, a cui non possiamo rassegnarci e che ci porterebbe nel tempo ad arretrare verso la parte meno dinamica del Paese».

«Purtroppo anche il 2017, seppur in territorio positivo, conferma l’attuale incapacità della regione Marche di agganciare il treno della ripresa agli stessi ritmi delle migliori regioni del nord Italia» – ha commentato Nunzio Tartaglia. «Questo – ha aggiunto – dipende in parte da aspetti congiunturali (quali ad esempio le difficoltà economiche dei territori colpiti dal sisma) e in parte da temi strutturali, tra cui la ridotta dimensione di molte aziende e la persistente frammentazione territoriale che impedisce a molti soggetti istituzionali di avere voce in capitolo su tematiche di rilievo nazionale».

L’assessora regionale Manuela Bora ha rivolto un invito alle piccole e medie imprese marchigiane ad aderire alla rivoluzione dell’industria 4.0, una strada fondamentale per accelerare la ripresa. «L’innovazione digitale è processo ineludibile – ha detto – L’auspicio della Regione è che le nostre imprese si approccino a questo modello. Le azioni fatte vanno in questa direzione, a giorni verrà approvata in aula il progetto di legge regionale per l’industria 4.0 dopo una lunga gestazione che ha coinvolto tutti i soggetti interessati, tra cui gli artigiani da cui sono emerse le preoccupazioni che la rivoluzione possa ridurre i posti lavoro. La legge ha obiettivo di dare sostegno alle infrastrutture abilitanti (tra cui la linea ultraveloce), e di far incontrare mondo impresa con quello della conoscenza per trovare insieme la via marchigiana all’industria 4.0 per facilitare l’ingresso delle pmi alla digitalizzazione. Le cose da fare sono ancora molte ma faremo di tutto per sostenere la quarta rivoluzione industriale nella quale questa giunta regionale ha creduto fin dal principio».

La platea
La platea

IL FOCUS
La produzione industriale.
Nella media del 2017, è cresciuta dello 0,9% rispetto all’anno precedente, risultato meno brillante di quello rilevato a livello nazionale (+2,2%). In difficoltà Tessile Abbigliamento, Alimentare e Minerali non metalliferi con flessioni della produzione rispettivamente dell’1,3%, 1,1% e 0,7%. In crescita i livelli produttivi per Gomma e Plastica (+0,7%), Calzature (+1%), Legno e Mobile (+1,7%) e Meccanica (+1,8%).

Attività commerciale. L’industria marchigiana chiude il 2017 con una crescita dell’attività commerciale complessiva del 2,3% rispetto al 2016. Entrambe le componenti della domanda hanno mostrato una progressiva crescita nel corso dei trimestri che si è temporaneamente affievolita nei mesi centrali per riprendere poi più robusta in chiusura d’anno. Le vendite sul mercato interno sono aumentate del 2,2%: variazioni positive superiori alla media hanno interessato meccanica (+5,4%) e calzature (+4,5%) mentre più contenute sono risultate quelle di gomma e plastica (+1,9%) e tessile abbigliamento (+0,6%), in flessione le vendite sul mercato domestico di minerali non metalliferi (-1,6%), alimentare (-0,9%) e legno e mobile (-0,8%). In progressiva crescita l’attività commerciale sull’estero delle imprese imprese manifatturiere della regione: nella media del 2017 le vendite hanno mostrato un incremento del 2,5% rispetto al 2016. Consistente e superiore alla media l’incremento registrato da meccanica (+4,3%), alimentare (+4,1%), gomma e plastica (+3,6%) e legno e mobile (+3,2%); più contenute le variazioni delle vendite sperimentare da calzature (+1,6%), tessile-abbigliamento (+0,4%) e minerali non metalliferi (+0,3%).

Guardando però alle esportazioni nel loro complesso (dati Istat), e non limitandosi dunque alla sola manifattura, i dati non sono positivi: nel 2017 l’export delle Marche ha registrato una contrazione del 2% rispetto al 2016, risultato in controtendenza sia rispetto alla media nazionale (+7,4%) sia alle regioni dell’Italia centrale (+7%), a causa della brutta performance del settore farmaceutico (-16,8%). In flessione le vendite verso i Paesi Ue (-6,8%), in aumento quelle verso i Paesi extra Ue (+5,5%). Male le esportazioni verso la Germania (-10,9%), Francia (-1,8%) e Belgio (-17,5%), primi tre paesi di destinazione con, rispettivamente, il 10,6%, il 9% e l’8,8% del totale dell’export regionale. A livello provinciale solo Ascoli Piceno ha registrato una flessione (-11,7%) attribuibile principalmente alla contrazione del 17,4% delle esportazioni del comparto farmaceutico, che rappresenta, nel 2017, circa il 63% delle esportazioni totali della provincia. Stazionarie le esportazioni della provincia di Fermo (-0,2%) mentre in leggera crescita sono risultate Macerata (+0,6%), Pesaro Urbino (+1,2%) e Ancona (+1,5%).

Il lavoro. Anche nel 2017 la situazione del mercato del lavoro nelle Marche è risultata peggiore di quella italiana. Gli occupati sono -3.500 unità pari a -0,6%, con un calo di 2.300 donne e di 1.200 uomini. Resta pressoché invariato rispetto al 2016 (62,2%) il tasso di occupazione regionale; crescono gli occupati nell’industria in senso stretto (+3,4% pari a circa 6 mila unità) e nelle costruzioni (+1,5% pari a circa 500 unità) mentre diminuiscono in agricoltura (-3% pari a circa 440 unità) e nei servizi (-2,5% pari a 9.800 unità). Il tasso di attività è al 69,6% (69,8% nel 2016), più elevato della media nazionale (65,4%) ma inferiore a quello delle regioni centrali (69,9%). Il tasso di disoccupazione resta invariato al 10,6% (12,4% per le donne, 9,1% per gli uomini), quello giovanile 15-24 anni si attesta al 24,2% (34,7% in Italia), mostrando una flessione di quasi sette punti percentuali rispetto al 2016 (31%). Le ore di cassa integrazione sono diminuite del 36,6% rispetto al 2016 passando da 32 milioni circa a 20 milioni.

Gli investimenti. I miglioramenti osservati sul fronte della domanda interna, associati ad una dinamica esportativa intensa in alcuni settori e mercati, hanno favorito la ripresa degli investimenti: l’indagine condotta presso un campione di imprese industriali marchigiane mostra un aumento del 9,7% rispetto al 2016. Nel complesso, la spesa per investimenti ha recuperato pressoché per intero il forte calo registrato nel 2009 ed è ormai su livelli prossimi a quelli registrati nel periodo 2007-08. In forte aumento la spesa in ricerca e sviluppo (20,9%).

Le previsioni degli operatori
Rispetto al 2017, gli imprenditori marchigiani prevedono un contenuto recupero della produzione nel 2018 (+1,2%) rispetto all’anno precedente, trainato da alcuni dei principali settori dell’economia regionale mentre la crescita reale delle vendite è stimata pari al 1,0% sull’interno e al 3,1% sull’estero.

Le schede settoriali nelle Marche.Nel 2017 il quadro congiunturale del settore dei minerali non metalliferi si è mantenuto molto debole nel corso dei trimestri ed una timida ripresa si è registrata solo in chiusura d’anno; l’attività produttiva ha registrato una flessione dello 0,7% rispetto all’anno precedente. In diminuzione anche l’attività commerciale sul mercato interno (-1,6%) stazionarie le vendite sull’estero (+0,3%), in flessione i livelli occupazionali (-0,8%).

La produzione nel settore della meccanica è aumentata dell’1,8% grazie al consistente incremento registrato da macchinari e apparecchi elettronici (+2,9%) e dall’aumento più contenuto di prodotti in metallo (+0,4%) e apparecchiature elettriche e per uso domestico (+0,7%). Robusta la crescita dell’attività commerciale del settore sia sul mercato domestico (+5,4%) che su quello estero (+4,3%). In consistente aumento le vendite sull’interno di macchinari ed apparecchi elettronici (+5,4%), apparecchi elettrici e per uso domestico (+5,3%) e prodotti in metallo (+3,4%).

In progressiva flessione l’attività produttiva del comparto alimentare che ha chiuso il 2017 a -1,1% rispetto all’anno precedente. In diminuzione l’attività commerciale sul mercato interno (-0,9%), in progressiva crescita le vendite sul mercato estero con una variazione del 4,1% rispetto al 2016. In flessione dell’1% i livelli occupazionali, in aumento i ricorsi alla CIG (+22,2%).

L’attività produttiva del tessile abbigliamento è in diminuzione dell’1,3%. L’attività commerciale ha mostrato un recupero contenuto sia sul mercato interno (+0,6%) che sull’estero (+0,4%). Sostanzialmente stabili, rispetto al 2016, i livelli occupazionali del settore mentre in diminuzione sono risultate le ore di Cassa Integrazione autorizzate.

In un altro anno difficile per il settore calzaturiero italiano, le Marche hanno sperimentato un incremento dell’1% dei livelli produttivi. In sensibile crescita l’attività commerciale delle imprese regionali sul mercato interno con una variazione del 4,5% rispetto al 2016. In crescita anche le vendite sull’estero (+1,6%).

Il settore del legno e mobile ha sperimentato un’ulteriore crescita dei livelli produttivi rispetto al 2016 chiudendo l’anno con una variazione dell’1,7%. A far da traino l’attività commerciale sui mercati esteri che ha registrato una crescita del 3,2% mentre in difficoltà sono risultate le vendite sul mercato domestico con una flessione dello 0,8% rispetto all’anno precedente. In leggero aumento i livelli occupazionali (+0,2%).