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Jesi

Ripa Bianca, realizzato il libro che racconta venti anni di natura protetta

Raggiunto il numero necessario di prenotazioni del libro che hanno consentito di coprire i costi di stampa, il volume raccoglie circa 130 le immagini scattate nel corso degli anni da quattro appassionati fotografi naturalisti

La copertina del libro

JESI – È realtà il libro “Riserva naturale Ripa Bianca – Venti anni di natura protetta”, il racconto per immagini di venti anni della Riserva di Jesi.

I fotografi che hanno curato il volume

Raggiunto il numero necessario di prenotazioni del libro che hanno consentito di coprire i costi di stampa, il volume raccoglie circa 130 le immagini scattate nel corso degli anni da quattro appassionati fotografi naturalisti. Andrea Barchiesi, Michel Giaccaglia, Franco Paolinelli e Francesco Silvi hanno conosciuto la riserva, i suoi animali, i fenomeni migratori osservandoli attentamente con la macchina fotografica. Ne è nato un libro che racconta molto di come è cambiato il fiume, la flora e la fauna che lo circondano. La presentazione del libro sarà domani, 22 dicembre, alle 21 a Villa Borgognoni di via Crivelli a Jesi, mentre sabato 23 sarà protagonista alla Bottega del Mondo Equo Solidale di via D’Antona a Chiaravalle alle 18. Durante la serate sarà possibile acquistare il volume, i fondi saranno destinati alla gestione della Riserva. La prefazione è a cura di David Belfiori, direttore di Ripa Bianca.  Tra le curiosità raccolte nel volume le tantissime specie migratorie, anche esotiche, di passaggio nel nostro territorio ed anche le conseguenze dei cambiamenti climatici, con specie che prima non c’erano e che invece ora migrano qui. «Fino agli anni Ottanta, l’area dove oggi è presente la Riserva era del tutto lontano dall’apparire come una zona di interesse naturalistico – si ricorda nel portale dell’area verde – Nei pressi dell’area calanchiva era situata la discarica di rifiuti del Comune di Jesi; poco lontano era attiva la cava “San Biagio” dove si estraeva ghiaia con  ruspe e camion al lavoro; il restante paesaggio era costituito da campi coltivati che arrivavano a ridosso del fiume Esino».