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Jesi

Pulizie in Comune, lo sciopero della discordia e le ore scomparse

La protesta a Jesi in piazza Indipendenza, di lavoratori e lavoratrici dell'appalto, indetta da Filcams Cgil Ancona a seguito del calo di tempi di impiego e salari. Ma la tempistica, a poche settimane dal voto, accende lo scontro politico

La protesta di lavoratori e lavoratrici dell'appalto delle pulizie in piazza Indipendenza a Jesi, di fronte al palazzo municipale

JESI – Sciopero e sit-in in piazza Indipendenza davanti all’ingresso del palazzo comunale questa mattina per lavoratori e lavoratrici dell’appalto per le pulizie in Comune. Lo sciopero, proclamato per oggi e domani dalla Filcams Cgil di Ancona, è legato alla riduzione delle ore di lavoro operata da parte dell’impresa che si è aggiudicata il nuovo appalto. Il tutto mentre, fanno sapere i sindacati, le metrature dei locali da pulire sono aumentate. Lavoratori e sindacalisti hanno chiesto al sindaco di fissare un incontro tecnico tra le parti coinvolte (azienda, sindacato e Rup, responsabile unico del procedimento) per chiarire la vicenda che ha portato i dipendenti della Cm Service a proclamare lo stato di agitazione e lo sciopero. C’è in seguito stato un incontro informale fra una rappresentanza della protesta e il sindaco. Il taglio delle ore si traduce naturalmente in una consistente riduzione di salario per stipendi mensili che, spiegavano le lavoratrici al presidio, «arrivano a malapena a 200 euro, tenendo conto ad esempio che ad alcune di noi capita, provenendo da altri centri della Vallesina come Castelbellino o Angeli di Rosora, di spostarsi a Jesi anche solo per poco più di un’ora di lavoro quotidiana».

Dice Rita Giacconi, segretaria provinciale Filcams Cgil: «Se il sindaco ci convocherà tra oggi e domani, sospenderemo lo sciopero e i lavoratori torneranno al lavoro. In caso contrario, la nostra mobilitazione continuerà con ulteriori iniziative di lotta». Secondo Giacconi il nodo starebbe nel fatto che «il monte di 160 ore settimanali è stato inserito nella procedura di appalto dal Comune come “non vincolante”. Di qui la possibilità per l’azienda di ridurlo, senza peraltro essere riusciti ad ottenere, anche con una richiesta di accesso agli atti che ci è stato negato, una giustificazione tecnica chiara».

Il sindaco uscente Massimo Bacci aveva espresso perplessità sulle tempistiche dell’agitazione, vista la vicinanza del voto per le amministrative l’11 giugno prossimo. Giacconi replica: «Siamo dispiaciuti che il sindaco pensi questo, piuttosto chiediamo a lui di non strumentalizzare la nostra vertenza: in ballo, infatti, è la sorte di tante famiglie alle prese con una situazione di lavoro molto precaria».

Intorno al tema si accende anche il confronto politico. Da sinistra Samuele Animali, candidato a sindaco di Jesi in Comune e #LaboratorioSinistra, ironizza sulle perplessità di Bacci e sui lavori pubblici in corso di svolgimento in città. «Scioperano i lavoratori delle pulizie: ‘tempistica sospetta’ dice il Sindaco. ‘Ma adesso lasciatemi perdere che debbo asfaltare’» dice Animali, mentre Jesi in Comune aveva già espresso solidarietà.

Secondo il candidato di Pd e Jesi Sostenibile Osvaldo Pirani: «Bacci vive in perenne campagna elettorale, in questi giorni sta asfaltando qualunque cosa e non sopporta l’idea di finire sui giornali per colpa di un gruppetto di lavoratori che provano a far valere i propri diritti. Ciò che lascia perplesso me, invece, è ancora una volta il modo in cui questa amministrazione gestisce le cose. L’azienda che ha vinto l’appalto ha ridotto del 30% le ore, ma i locali da pulire sono sempre gli stessi. Meno soldi per i lavoratori e nessun risparmio per il Comune, visto che le ore sottratte finiscono nelle tasche dell’impresa. La stessa cosa era già accaduta in passato, tanto che il Comune aveva dovuto sopperire di tasca propria alle ore di lavoro sottratte dall’azienda. Ora la storia si ripete, per il solito vizio di costruire capitolati di appalto senza regole chiare e vincoli precisi per le ditte. Il sindaco come al solito alza le mani: “Il Comune può fare ben poco”. Molto poteva fare, invece. Innanzi tutto accettare il confronto con i sindacati. Se Bacci li avesse ascoltati, ora forse non si troverebbe questo odioso sciopero a rovinargli il clima elettorale. Secondo, il Comune avrebbe dovuto sapere che se nel capitolato non ci sono vincoli precisi riguardo gli orari, è più facile che l’azienda appaltatrice ne approfitti per ridurre le ore, a discapito dei lavoratori e della qualità del servizio. Siamo alle solite: mancano l’ascolto, il confronto e quando emerge il problema anche il coraggio di assumersi la responsabilità».

Dal canto suo il sindaco uscente Massimo Bacci, che si ripresenta con il cartello di liste civiche composto da Jesinsieme, Insieme Civico, Patto per Jesi e Jesiamo, risponde ai due avversari: «In questi cinque anni abbiamo assistito solo a uno sciopero in Comune, quello di oggi. Ricordiamo bene invece cosa accadeva prima, quando al governo della città c’erano i partiti dei candidati sindaco che hanno detto la loro sulla vicenda. È proprio vero che la gente dà buoni consigli quando non può più dare il cattivo esempio». Sull’agitazione, Bacci aveva dichiarato: «Con rammarico prendo atto dello sciopero indetto dalla Cgil. Abbiamo predisposto il nuovo contratto d’appalto aumentando sia il corrispettivo che le ore di lavoro, proprio recependo i suggerimenti della Camera del Lavoro rispetto al vecchio contratto. Fra l’altro avevamo già incrementato le ore dell’appalto precedente e addirittura, per un periodo, ci eravamo fatti carico delle retribuzioni delle lavoratrici, avvalendoci di una norma di legge, nel momento in cui la precedente ditta era venuta meno. Relativamente alla situazione attuale, la ditta appaltatrice sta applicando il contratto con una sua interpretazione, rispettandone tuttavia – a quanto mi dicono i tecnici – i requisiti previsti dalla normativa, e il Comune può fare ben poco. Situazione che la stessa Cgil e le altre sigle sindacali, con le quali abbiamo risolto in questi cinque anni tante problematiche del passato azzerando la conflittualità, conoscono bene. In buona sostanza, le tempistiche di questo sciopero mi lasciano un pochino perplesso».