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Presidio blindato di Forza Nuova in centro, c’è chi storce il naso

La manifestazione del movimento di destra in corso Matteotti a Jesi non lascia indifferente l'Anpi che avverte: «Non è stata applicata la mozione del 2014. Il 23 ottobre incontreremo il sindaco Bacci per discutere dell'uscita del comune di Jesi dall'Istituto Cervi»

JESI – Blindatissimo presidio di forza nuova stamattina (15 ottobre) su Corso Matteotti all’altezza della chiesa delle Grazie. La presenza del banchetto con le bandiere nere, presidiato da un ampio schieramento di forze dell’ordine, non è passato inosservato alle associazioni nate allo scopo di difendere i valori della democrazia e dell’antifascismo. L’Anpi di Jesi fa sapere che il prossimo 23 ottobre incontrerà il sindaco di Jesi «per discutere dell’uscita del comune dall’Istituto Cervi e della mancata applicazione della mozione del consiglio comunale di Jesi approvata il 30 settembre 2014 con una sola astensione. Nel frattempo invitiamo tutti gli antifascisti e i democratici alla mobilitazione del 28 ottobre alla quale l’Anpi sta lavorando in tutta Italia».

La mozione di riferimento, datata appunto settembre 2014, impegnava il sindaco e la giunta a «non concedere locali o spazi che siano nella disponibilità dell’amministrazione comunale, per un periodo di tempo che possa essere previsto anche fino a cinque anni, a quelle organizzazioni che, direttamente o indirettamente, abbiano avuto modo di manifestare a Jesi, in occasioni pubbliche, ideologie razziste, xenofobe, antisemite, omofobe ed antidemocratiche, od espressioni di odio e di intolleranza religiosa, modificando in tal senso, se necessario, i regolamenti per la concessione di tali spazi». La concessione può avvenire, quindi, solo dietro precisa individuazione ed identificazione del responsabile legale rappresentante dell’associazione richiedente, con la espressa accettazione di non professare, diffondere e manifestare ideologie razziste, xenofobe, antisemite, omofobe ed antidemocratiche, e di intolleranza religiosa. Proprio ieri rifondazione comunista con il segretario generale Stefano Zuccherini in merito alla scelta dell’amministrazione jesina di uscire dall’Istituto Cervi aveva detto: «Riteniamo inopportuna e destrorsa questa scelta, in quanto il clima politico del Paese sta chiaramente involvendo, le forze sconfitte il 4 dicembre con il referendum a difesa della Costituzione, tornano ad agitarsi. Galleggiano in questo liquame le manifestazioni di intolleranza verso i migranti, la violenza verso gli strati più deboli ed il susseguirsi ogni giorno di atti di violenza contro le donne».

 

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