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Jesi

Povertà, aumenta l’impegno delle Caritas delle Marche: «Più dialogo con la Regione»

Metà delle persone che si rivolgono ai centri di accoglienza sono italiane. In totale offerti solo in un anno oltre 6 milioni di euro di servizi. Il responsabile D’Aurizio: «Da 14 mesi chiediamo impegno alla politica, ma ancora nessuna risposta»

Marco D’Aurizio, direttore della Caritas regionale delle Marche
Marco D’Aurizio, direttore della Caritas regionale delle Marche

JESI – Il contrasto alle povertà, l’accoglienza dei migranti, l’ascolto delle persone in difficoltà, il supporto durante la pandemia. Sono solo alcuni degli ambiti in cui si muovono le Caritas marchigiane, una per ognuna delle 13 diocesi della regione. Un lavoro importante che viene svolto in autonomia da ogni realtà ma che le vede accomunate da un unico obiettivo, quello di dare sempre dignità e autonomia ai poveri, ai fragili, agli emarginati.

«Siamo almeno 2000 volontari nelle Marche, ma è una stima al ribasso – spiega il responsabile regionale Marco D’Aurizio – che offrono il loro impegno sulle povertà a 360 gradi. I dati del 2020 parlavano già di servizi per un valore di circa 6,4 milioni di euro offerti a una platea di quasi 12 mila persone, di cui oltre la metà nuovi utenti e per il 2021 non ci siamo discostati di molto da quei numeri». 

Si tratta per il 44% di italiani tra i 40 e 50 anni, coniugati che si sono ritrovati in una condizione di precarietà o di disoccupazione e che si rivolgono alle Caritas marchigiane. Alcuni solo ai centri di ascolto che hanno erogato oltre 2,4 milioni di euro di fondi (in crescita del +154% rispetto al 209), altri si ritrovano ad aver bisogno anche dei pacchi alimentari (circa 40 mila all’anno), dei pasti alle varie mense (ben 160 mila). Rimane alto il numero di persone senza tetto che sono state ospitate nei centri di accoglienza per un totale che sfiora le 70 mila notti in un anno. Importanti anche le donazioni di prodotti dagli empori che supera il valore di 600 mila euro, mentre sono circa 10 mila i servizi docce e per il vestiario forniti dalla Caritas nelle Marche.

Numeri altissimi che rendono bene l’idea di quanto l’emergenza sia vera, tangibile e di quanto la pandemia legata al covid abbia accentuato le necessità e il bisogno di un supporto, che non è mai mancato. «Le mense e i centri di accoglienza non hanno mai chiuso – spiega ancora D’Aurizio – anzi venivano tenuti aperti H24 perché le normative non permettevano ai senzatetto di uscire dalle strutture nel periodo di lockdown, il che per noi si è tramutato in un maggiore impegno e anche dispendio di risorse economiche».

Per molte persone, racconta il coordinatore regionale, oltre al pacco viveri e al vestiario c’è una grande necessità: è quella di poter accedere ai servizi pubblici, sia quelli forniti dai Comuni che dalla Regione. «Però è già complicato per chi è avvezzo all’uso di strumenti tecnologici, figuriamoci per chi non lo è, o non ha un pc disponibile o una connessione internet». Sembrano banalità e invece significa non poter accedere a una grossa fetta di servizi dato che si parla sempre più di digitalizzazione e dematerializzazione dei servizi.

Ascolto, supporto ma anche coordinamento per un’azione che, nelle tredici diocesi, può avere percorsi diversi ma sempre con un obiettivo unico: restituire la dignità alle persone. E per farlo servono non solo tavoli tecnici tra le associazioni di terzo settore, serve soprattutto la risposta della politica. «Da tempo chiediamo un impegno maggiore alla Regione, solo per fare alcuni esempi, sulla questione dei senza dimora e piano freddo, sull’emergenza abitativa, sulla povertà educativa o sul contrasto al lavoro nero – afferma amareggiato D’Aurizio – ma finora non è arrivato alcun cenno alle nostre sollecitazioni. Organizzare dei momenti d’incontro sarebbe non solo doveroso, coinvolgendo tutte le realtà del terzo settore, ma anche utile per ottimizzare le risorse ed essere più efficaci nei confronti delle persone povere. Eppure, in 14 mesi, nessuna risposta, nessuna convocazione». Il disagio sociale non è una competenza delle associazioni solidaristiche, ma un preciso dovere dello Stato. «Dal canto nostro, promette, insisteremo sempre di più per un dialogo stretto con le istituzioni perché si riesca a dare ascolto e risposte a tutto tondo, non solo un pacco viveri».