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Jesi

Piccoli lavori di pubblica utilità per rifugiati e richiedenti asilo

Il comune di Jesi ha siglato un protocollo di intesa con il Gruppo Umana Solidarietà (Gus) per impiegare le persone ospitate in città, in fuga dai propri Paesi, in attività di volontariato. La soddisfazione del sindaco Bacci

Rifugiati e richiedenti asilo al lavoro (foto presa dalla pagina Facebook del sindaco di Jesi, Massimo Bacci)
Rifugiati e richiedenti asilo al lavoro (foto presa dalla pagina Facebook del sindaco di Jesi, Massimo Bacci)

JESI – Rifugiati e richiedenti asilo svolgeranno piccole attività di pubblica utilità per l’intera comunità. È quanto concordato dal comune di Jesi con il Gruppo Umana Solidarietà (Gus), che opera in città da circa 15 anni occupandosi di attività rivolte a soggetti svantaggiati e/o in difficoltà, oltre a gestire, per conto della Prefettura, il programma di accoglienza per persone che fuggono dai Paesi di origine a causa di persecuzioni e guerre.

I lavori di volontariato saranno chiaramente su base volontaria e non potranno in alcun modo sostituire l’impiego di personale comunale e/o di imprese esterne all’amministrazione. Non sono previsti compensi per le attività svolte (facchinaggio e sgombero locali, principalmente).

«È una bella iniziativa quella che abbiamo appena avviato con il Gruppo Umana Solidarietà – evidenzia il sindaco Massimo Bacci -. Questi ultimi hanno infatti cominciato a svolgere gratuitamente piccole attività manuali a favore della collettività. Si tratta di lavori di modesta entità come facchinaggio o sgombero di locali, dove questi volontari non sostituiscono il personale del Comune normalmente impiegato in queste attività ordinarie o straordinarie, ma lo affianca in maniera saltuaria, diventando così utili e preziosi per il migliore svolgimento. Lo ritengo un importante progetto che racchiude due significative finalità: permettere a queste persone di essere attive nella realtà che li ospita, mettendo a disposizione il proprio tempo per il bene pubblico, e favorire al tempo stesso una socializzazione che è certamente utile, perché consente anche di ridurre quelle percezioni di timore e diffidenza che, pur non avendo spesso ragione di esistere, sono oggettivamente sempre latenti».