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Jesi

Pd e Jesi in Comune: «Da Bacci presa di posizione tardiva contro il neofascismo»

L'intervento delle forze di opposizione dopo la lettera al presidente del Consiglio Mario Draghi con la quale il sindaco di Jesi ha chiesto di procedere allo scioglimento delle organizzazioni neofasciste

Il monumento ai martiri di Montecappone

JESI – «Tardivo». Da Pd jesino e Jesi in Comune la reazione alla lettera al presidente del Consiglio Mario Draghi con la quale il sindaco di Jesi Massimo Bacci ha chiesto di procedere allo scioglimento delle organizzazioni neofasciste, dopo i fatti di violenza dello scorso fine settimana a Roma.

Il segretario del Pd Jesi, Stefano Bornigia alla Casa del Popolo

«Finalmente arriva l’eco di parole lontane: Antifascismo e Resistenza – commenta il segretario Pd Stefano Bornigia- dopo che per più di nove anni non se ne aveva notizia, da parte dell’amministrazione, nemmeno in occasione delle ricorrenze del 25 aprile. Ci sentiamo pertanto di condividere le parole del Sindaco, in modo pieno e convinto.  Ma ne sottolineiamo la tardività, in un territorio che ne avrebbe avuto sicuramente bisogno in ben altre circostanze, prive di eco mediatica ma di buona sostanza».

Afferma Bornigia: «Non possiamo infatti dimenticare che l’attuale amministrazione comunale, soprattutto in questi ultimi 5 anni, ha trovato il modo di recedere dall’istituto Cervi (ottobre 2017) al quale Jesi aderiva da sempre, di sorprendersi per un banchetto allestito proprio da Forza Nuova, lungo Corso Matteotti (sempre ottobre 2017- interrogazione consiliare Pd JiC), di votare contro l’odg che aveva ad oggetto l’adesione alla campagna nazionale “Mai più Fascismi” (gennaio 2018) e di dare l’ok al restauro di un motto fascista rinvenuto all’interno di un ufficio pubblico (l’anagrafe comunale-febbraio 2021). Il tutto condito dall’episodio dello sciagurato sventolio della bandiera della Repubblica di Salò in aula consiliare, arrivato da una, sino ad allora, consigliera di maggioranza. Fare più dei precedenti Governi pertanto. A partire proprio da quello cittadino. Ha ragione, sig. Sindaco. Condividiamo la sua sana, seppur tardiva, autocritica».

Una iniziativa, quella di Bacci, con cui secondo Jesi in Comune, si passa «dalla teoria alla… teoria. Apprendiamo dai social che il sindaco ha scritto (o almeno così dicono) al Presidente del Consiglio in persona per chiedere lo scioglimento delle organizzazioni fasciste. Era ora, ma che coraggio: questa maggioranza non ha voluto approvare l’ordine del giorno “mai più fascismi”; hanno messo sullo stesso piano tutti i totalitarismi perché a dirsi antifascisti fanno fatica, pure durante le celebrazioni del 25 aprile. Che coraggio da quelli che equiparano le foibe alla Shoa, quelli che decidono di restaurare una scritta fascista in un ufficio pubblico, che hanno candidato la consigliera Cercaci nostalgica di Salò. Che coraggio da chi ha candidato una consigliera comunale che si è poi candidata a sostegno dell’attuale Presidente della Regione Marche che partecipava alle cene in onore della marcia su Roma; quelli che hanno pubblicamente accusato l’Anpi di Jesi di strumentalizzare i partigiani; da quelli che hanno lasciato l’Istituto Cervi. L’unica volta che Forza Nuova ha messo piede a Jesi con un banchetto sul Corso era l’ottobre 2017…indovinate chi governava il Comune?  Ma ora va di moda prendere la distanze da Forza Nuova (per fortuna) e da queste parti si cavalca tutto, ma per loro sfortuna la Jesi antifascista e democratica ha la memoria lunga».

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