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Jesi

«L’ospedale di Jesi? Di nuovo Covid in caso di pandemia»

Lo spiegano Tribunale del Malato e Comitato di difesa dell’Urbani: «Siamo venuti in possesso di un documento interno fra Area Vasta e direzione sanitaria, che spiega come la struttura sarà coinvolta»

Da sinistra il dottor Franco Iantosca e Pasquale Liguori

JESI – Il Carlo Urbani di Jesi di nuovo ospedale Covid, come la scorsa primavera, in caso di un massiccio ripresentarsi della pandemia: «È scritto nero su bianco, in un documento interno circolato fra direzione ospedaliera e dei reparti e di cui siamo venuti in possesso- spiegano il coordinatore del Tribunale del Malato Pasquale Liguori e il dottor Franco Iantosca in rappresentanza del comitato di difesa dell’ospedale– l’Urbani sarà struttura “mista” coinvolta in seconda battuta, dopo quelle di prima linea di Fermo, Torrette e Pesaro dotate di unità specifiche per le malattie infettive. E il Covid Hospital di Civitanova, dove nel frattempo i posti sono scesi da cento a ottantaquattro e non tutti di terapia intensiva?».

Da sinistra il dottor Franco Iantosca e Pasquale Liguori

Di pochi giorni fa la domanda che TdM e Comitato, insieme ai rappresentanti delle sigle sindacali, avevano rilanciato: quello di Jesi sarà o no ospedale Covid-free in caso di nuova emergenza? «La risposta ora ce l’abbiamo- dice Liguori- ed è in questo Piano di integrazione al Peimaf, ovvero Piano di emergenza interno per massiccio afflusso di feriti. Un documento il cui contenuto va, secondo noi, divulgato. Vi vengono delineati i differenti scenari a seconda del numero dei pazienti in arrivo e di quanti di loro avranno bisogno di ricoveri di terapia intensiva o subintensiva. Jesi verrebbe coinvolta, a cascata, subito dopo gli ospedali di Fermo, Torrette, Pesaro. E verrebbero progressivamente interessati tutti i livelli. Ecco spiegato anche perché la Day Surgery, la chirurgia di un giorno, non è ancora stata riattivata: i suoi spazi sarebbero utilizzati per la vestizione degli operatori».

Secondo quanto riferiscono Liguori e Iantosca, si ipotizza un coinvolgimento anche del blocco operatorio dove solo una parte, destinando a recovery room la sala numero 2, resterebbe a disposizione di casi non Covid. «Il tutto- evidenziano- mentre non si fa cenno a nuove assunzioni: mentre Civitanova non si potrà far funzionare a pieno per carenza di personale, qui ad affrontare una nuova pandemia ci sarebbero gli stessi operatori che, la scorsa primavera, hanno dato senza alcun riconoscimento tutto quello che hanno dato. Che ne dicono il sindaco Massimo Bacci e l’assessora alla salute?».