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Jesi

L’ospedale di Chiaravalle, dall’eccellenza al rischio chiusura

Rifondazione Comunista lancia l'allarme. «La politica della Regione è fallimentare. L'ospedale Montessori risponde alle esigenze di un territorio vasto che va da Chiaravalle, Monte San Vito, Montemarciano, Morro d'Alba, Camerata e Falconara»

CHIARAVALLE – Era uno dei fiori all’occhiello della sanità regionale, l’ospedale Montessori di Chiaravalle. Reparti all’avanguardia, basti pensare che pur di far nascere i propri figli presso la divisione di ostetricia e ginecologia chiaravallese diretta dal dott. Tangorra c’erano mamme disposte a sobbarcarsi centinaia di chilometri, medici molto apprezzati e ricercati, dal fondatore dott. Bachiocco, a Casini Ropa, a Chan ed a tantissimi altri. Ora l’ospedale di Chiaravalle è tra le vittime del profondo ridimensionamento dei piccoli ospedali che vanno verso la chiusura definitiva. Dall’inizio dell’estate, ad esempio, il servizio radiologia viene erogato ad “intermittenza” dato che non sempre è presenziato dal radiologo ed il punto di primo intervento, da tempo non più ad orario continuato, è di fatto diventato una guardia medica e capita che qualche caso segnalato dai medici di base sia direttamente indirizzato altrove.

Rifondazione Comunista prende posizione in difesa del Montessori ed in generale dei piccoli ospedali. «Chiudono i piccolo ospedali – afferma la segreteria di RC – ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sembrano bollettini di guerra e invece sono solo le cronache quotidiane dai “Pronto Soccorso” e dagli ospedali della Regione. Alcune enfatizzate, altre meno, queste notizie hanno una causa comune: le sempre minori risorse che sono riservate alla sanità pubblica e un disegno di privatizzazione dei servizi più remunerativi che vede come unici colpevoli la Regione Marche e il suo Presidente Ceriscioli. È tutto il sistema ad essere messo in tensione e dove non c’è l’eclatanza, c’è una subdola quotidiana riduzione dei servizi, una politica “del carciofo” che perde una foglia al giorno».

Secondo Rc proprio lo smantellamento di presidi territoriali come quello di Chiaravalle, insieme alle croniche carenze di personale sono alcune delle cause dell’attuale, insostenibile, stato di cose: «Dopo le tante promesse venute dalla Regione e dal Partito Democratico che la governa, nonostante gli pseudo progetti per il rilancio dell’ospedale, nulla si è fatto e poco si è potuto sapere e i risultati non corrispondono certo alle promesse e agli impegni che da più parti in questi anni si sono succeduti. L’assenza di una costante azione politica, il “disimpegno” dell’opinione pubblica (quello di Chiaravalle è uno dei pochi Comitati che ha smesso la sua attività) stanno producendo un’ulteriore marginalizzazione di una struttura che, al contrario, ha delle potenzialità e che può dare risposte alla popolazione del territorio (non solo Chiaravalle, ma anche Montemarciano, Monte S. Vito, Camerata, Falconara) e risultare utilissima per l’intera Area Vasta di Ancona, contribuendo ad alleggerire il lavoro dei “pronto soccorso” di Torrette e Jesi e di alcuni reparti ospedalieri».

Per Rc, che invita alla mobilitazione i cittadini, le amministrazioni comunali ed i comitati preposti,  l’attuale stato di cose è la dimostrazione evidente del fallimento della politica sanitaria regionale: «Viviamo un’emergenza quotidiana e ne va di mezzo la qualità della vita di ognuno di noi. Una città più sana è senza dubbio una città più bella».