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Jesi

Carlo Urbani di Jesi, un nuovo spirometro donato dalla BCC di Ostra e Morro d’Alba alla sanità del territorio

Sarà a disposizione del reparto di Medicina Interna e del nuovo Ambulatorio integrato per i pazienti con BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) al via nella struttura insieme alla UOSD Broncopneumologia

Da sinistra Filippo Saltamartini, Marialuisa Quaglieri, Nadia Storti, Roberto Crostella, Marco Candela e Paolo Spinaci

JESI – Un nuovo spirometro Quark PFT con annessa valutazione della capacità di diffusione polmonare, donato dalla Banca di Credito Cooperativo di Ostra e Morro D’Alba al reparto di Medicina Interna dell’ospedale Carlo Urbani, e al nuovo Ambulatorio integrato per i pazienti con BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) al via nella struttura.

La cerimonia di consegna questa mattina. Il direttore generale Roberto Crostella, il responsabile territoriale di Jesi Emanuele Iencinella e il componente del Cda Giampiero Ganzetti hanno ricevuto, in rappresentanza dell’istituto di credito, i ringraziamenti degli assessori alla sanità di Regione Marche e Comune di Jesi – Filippo Saltamartini e Marialuisa Quaglieri –, della direttrice generale dell’Asur Marche Nadia Storti e dei dottori Marco Candela e Paolo Spinaci, rispettivamente direttore della UOC Medicina Interna di Jesi e Responsabile della UOSD Broncopneumologia, sempre dell’Urbani.

Spiega l’assessore Saltamarini quanto alle strumentazioni: «Abbiamo inviato al Ministero un progetto per l’acquisizione di 26 milioni di euro di apparecchiature elettromedicali, in sostituzione di una dotazione altrimenti obsoleta». Mentre l’assessora Quaglieri torna a chiedere «il ripristino dell’unità operativa complessa della broncopneumologia al Carlo Urbani». Evidenzia Storti: «Filo conduttore di quanto stiamo facendo è l’unicità del paziente, che si era un po’ persa nelle super specialità. Altro filo, il lavoro di equipe». Crostella della BCC sottolinea: «Siamo una banca del territorio e del territorio vogliamo la crescita».

Il dottor Marco Candela, primario della Medicina interna dell’ospedale Carlo Urbani

«Strumentazioni dedicate al controllo della funzionalità polmonare divengono ogni giorno di sempre maggiore importanza assistenziale in quanto, alla onerosa domanda di valutazioni spirometriche da sempre rappresentata dalla BPCO quale cronicità in esponenziale crescita epidemiologica ed attuale 3° causa di morte a livello mondiale, si aggiungono infatti oggi due urgenti necessità di diagnostica respiratoria – spiegano i dottori Candela e Spinaci – da un lato il monitoraggio longitudinale del cosiddetto “Long Covid”, finalità decisamente perseguita nella struttura jesina con circa 400 pazienti seguiti, che, pur nell’interessamento sistemico legato all’infezione, hanno presentato nel polmone uno dei principali organi bersaglio. Da un altro lato la recente introduzione della nuova nota 99 che vede nel risultato spirometrico, sancito come necessario in ogni paziente, un fondamentale strumento di appropriatezza prescrittiva della terapia inalatoria».

Prosegue l’analisi: «Nella progressiva e incredibile escalation di questa malattia in termini di morbilità e mortalità, accanto al declino della funzione polmonare non può essere omesso il contributo dannoso sia delle riacutizzazioni con conseguenti frequenti ospedalizzazioni sia delle comorbidità in pazienti BPCO sempre più complessi ed eterogenei. Ne consegue la necessità di un approccio globale multidisciplinare e multiprofessionale del paziente bronchitico in grado di garantire una coralità della presa in carico mediante competenze pneumologiche, ovviamente fondamentali nei percorsi di controllo della funzione polmonare, internistiche, cui delegare la valutazione ed il monitoraggio delle comorbidità, generalistiche del territorio, al fine di intercettare eventuali criticità di gestione nella realtà quotidiana ed infine infermieristiche, da racchiudere in un ruolo di “case manager” orientato sia al patient engagement in termini di autogestione della patologia cominciando da corrette tecniche di assunzione della terapia inalatoria, sia ai contatti “da remoto” e mediante telemedicina  di monitoraggio dei sintomi e dell’aderenza terapeutica. L’organico di tale ambulatorio pertanto prevede sin da subito la presenza di competenze pneumologiche, internistiche ed infermieristiche quali unica e globale presa in carico, mentre si auspica quanto prima l’adesione di Medici di Medicina Generale».