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Jesi

Ospedale di Jesi, assunzione di personale e ripristino del day surgery e del reparto di Reumatologia: le urgenze del post-Covid

Tante situazioni da risolvere all'ospedale Carlo Urbani dopo l'emergenza Covid, prima che si ripresenti una nuova ondata di contagi.

Tribunale del Malato, sindacati e comitato in difesa dell'ospedale

JESI – Una politica seria di assunzioni di personale infermieristico (no stabilizzazione dei precari, ma assunzioni), il ripristino del day surgery e la riapertura del reparto di Reumatologia: sono le richieste che all’unanimità vengono sollevate dal Tribunale del Malato di Jesi, dai sindacati Cisl e Uil, dal Comitato per la difesa dell’ospedale Carlo Urbani.
L’argomento, assai spinoso, è stato trattato oggi nel corso di una conferenza stampa congiunta presso la sede della Croce Rossa di via Gallodoro a cui hanno partecipato il presidente del Tribunale del Malato di Jesi Pasquale Liguori, Stefania Franceschini (Cisl), Patrizia Ercoli (Uil) e il dottor Franco Iantosca presidente del Comitato in difesa del Carlo Urbani.

«Siamo arrivati alla metà di settembre e si sta avvicinando a grandi passi la stagione invernale – dice Liguori – nella speranza di non dover fronteggiare una seconda ondata di Coronavirus ed in vista della solita epidemia influenzale, abbiamo richiesto alla Direzione Area Vasta2 di attivarsi immediatamente per predisporre un piano preventivo di regolamentazione degli accessi al Pronto soccorso, in particolare per quei casi ritenuti sospetti. Purtroppo, ancora una volta, abbiamo dovuto prendere atto che non c’è alcuna volontà da parte dell’Asur di predisporre un progetto di ampliamento del Pronto soccorso di Jesi, cosa che chiediamo da anni e che oggi diventa non più procrastinabile a seguito della pandemia, né abbiamo riscontrato su questo aspetto mai nessuna presa di posizione del nostro Sindaco. Ci aspettiamo quindi le solite tende pre-triage fuori dal Pronto soccorso (almeno speriamo in quelle) che però in una stagione invernale non sono il massimo della soluzione in caso di maltempo – spiega ancora – in attesa però di questo progetto-chimera, l’Asur deve necessariamente individuare all’interno del Pronto soccorso una area di isolamento per i casi sospetti oltre che dei percorsi protetti e ben distinti per i pazienti affetti da altre patologie. Noi più volte abbiamo indicato varie soluzioni, utilizzando spazi adiacenti al Pronto soccorso che possono essere già oggi utilizzati».

Ma non basta. All’attenzione della direzione dell’Area vasta 2 ci sono altre questioni, sollevate dal Tdm e sindacati. «Esprimiamo peraltro assoluta contrarietà alla soluzione adottata attualmente, di portare l’Obi (Osservazione breve intensiva, ndr) al quarto piano del Carlo Urbani, cosa che non dà garanzie di sicurezza per il paziente. Ci aspettiamo quindi – conclude Pasquale Liguori – una rapida attivazione del piano in modo da non arrivare, magari in piena pandemia, a trovare soluzioni tampone che mettono a rischio la sicurezza del paziente».

Il presidente del Tdm Liguori, cui fanno eco Franceschini ed Ercoli, chiede anche che venga ripristinato il servizio di day surgery. «Ad oggi un paziente operato in day surgery non ha spazi idonei e deve elemosinare un posto letto negli altri reparti, con il rischio che ci sia il balletto delle responsabilità tra i reparti per la sua presa in carico». «Solleciteremo un incontro con l’Area vasta2 perché se non è stato possibile pianificare il lavoro dei sanitari durante la pandemia – dice Stefania Franceschini – ora abbiamo tempo, esperienza, conoscenza che sono le basi essenziali per una pianificazione laddove dovesse ripresentarsi l’emergenza Covid».

«Abbiamo bisogno di un piano delle assunzioni – sottolinea anche Patrizia Ercoli – perché per riattivare i posti letto c’è bisogno di infermieri e oss che garantiscano assistenza h24. E per gli infermieri deve esserci anche il riconoscimento economico dei famosi 1000 euro che nessuno ha percepito, perché non voglio pensare alla luce di una nuova pandemia, se il personale facesse un passo indietro».
Iantosca sottolinea come il problema del Pronto soccorso dell’ospedale Carlo Urbani non sia legato solo agli spazi, ma anche al personale: «Scappano tutti, non si trova – dice –. Come mai? Inoltre sottolineo che durante la pandemia a garantire sempre l’assistenza al paziente è stata la sanità pubblica, quella privata è stata totalmente assente, ecco perché la sanità pubblica va potenziata con personale, tecnologie e risorse».

Infine tutti concordi sulla situazione della Reumatologia, ora appoggiata ad altri reparti ma di fatto chiusa, con lunghe liste d’attesa di oltre un anno e mezzo, personale riconvertito in altri reparti. «Urge riaprirla, subito».