Le origini del Palio di San Floriano

Intervista a Marco Torcoletti, cultore della storia della città di Jesi e della celebre rievocazione medievale in scena. Tutto ebbe inizio il 4 maggio 1194

Marco Torcoletti (foto di Augusto Giglietti)

JESI – Siamo davvero consapevoli del perché celebriamo il Palio di San Floriano? Per vivere al meglio questi giorni del Palio in città, il giornalista e studioso della storia di Jesi, Marco Torcoletti, ci accompagna attraverso i suoi studi che hanno portato ad esplorare le origini della città e di questa manifestazione che ogni anno coinvolge migliaia di figuranti e di curiosi. Il brand Jesi ha iniziato a prendere forma proprio con il Palio.

Quali sono le origini del Palio di San Floriano di Jesi?
«Il palio o “pallio” era il tessuto che i feudatari prima e i castelli della Vallesina poi erano tenuti a consegnare annualmente presso la chiesa di San Floriano, confermando in tal modo un legame con la città di Jesi. Fu definito anche “strumento di concordia”, ma in realtà suggellò una qual forma di riconoscimento della leadership jesina sul contado. La consegna del “pallio” e di alcune libbre di cera avveniva nell’ambito di una grande festa in onore di san Floriano, patrono della comunità civica jesina».

Quali sono gli elementi che caratterizzano la storia del Palio facendolo differenziare dagli altri?
«La comunità civica jesina trovò in San Floriano il suo paladino e il testimonial della sua politica, anche espansionistica. Rispetto a San Settimio, morto vescovo, il soldato Floriano riunì in sé sia delle virtù di tipo spirituale che di tipo militare. Non a caso furono i longobardi a introdurne il culto. Il Palio si lega dunque in maniera profonda alla storia jesina, sul piano del culto, della politica e dell’identità. Ed è questa la peculiarità specifica di questa manifestazione rispetto a tante altre».

Esiste la consapevolezza, negli jesini, delle motivazioni e validità storica del Palio?
«Diciamo che una qualche consapevolezza si sta facendo strada, ma c’è ancora una certa confusione, anche a causa dell’arresto che questa manifestazione ebbe dopo il 1808. Grazie ad una felice intuizione di don Mario Bagnacavalli e pochi altri e all’enorme lavoro svolto dall’Ente Palio, questa tradizione è stata riportata alla luce nell’ambito di una grande festa popolare, anche se in parte – e comprensibilmente – con un taglio differente da quello originario».

Parallelamente alle origini del Palio di San Floriano abbiamo la nascita del Comune di Jesi: è un aspetto scontato o un unicum?
«Il 4 maggio 1194, data del primo “palio”, coincidente con la cerimonia di sottomissione del feudatario Trasmondo di Morro Panicale (odierna Castelbellino), segna l’inizio di quel processo di espansione politico-militare jesina nei confronti del cosiddetto contado. Per tale motivo è stato simbolicamente considerato come atto di nascita del Comune. Un unicum? Di sicuro dà ancor di più il senso dell’importanza di questa tradizione rispetto alla storia di Jesi e della Vallesina».