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Jesi

Omicidio di Jesi, lo psichiatra: «Una strage sociale innescata dal lockdown» – VIDEO

Il terribile fatto di sangue avvenuto in via Saveri, quartiere popolare ex Smia, ha destato choc in città. Una vera escalation di casi, con protagonisti spesso giovanissimi

I carabinieri del Reparto Operativo di Ancona al lavoro per repertare delle tracce di sangue

JESI – «Quello accaduto in via Saveri è il 14esimo episodio di violenza che si verifica in appena due settimane nel territorio dell’Area vasta2, una vera strage sociale come mai mi era capitato di assistere in tutta la mia carriera». Il direttore del Dipartimento di Salute mentale dell’Area vasta 2, dottor Massimo Mari, non parla del singolo caso, ma di una vera e propria strage sociale. L’omicida di Fiorella Scarponi, Michel Santarelli di 25 anni residente nello stesso quartiere e affetto da problemi comportamentali, si trova in stato di arresto all’ospedale Carlo Urbani di Jesi, ricoverato nel reparto di Psichiatria. E’ piantonato costantemente dai militari, in attesa della convalida dell’arresto e del successivo trasferimento in una struttura idonea ad accogliere persone affette da disturbi psichici e comportamentali. Sui suoi 25 anni pesa l’accusa gravissima di omicidio volontario. Questo cruento episodio che ha sconvolto la città è solo l’ultimo in ordine di tempo di una serie nera sempre più lunga e macabra in cui, nelle ultime settimane, hanno trovato posto omicidi, aggressioni, suicidi. Protagonisti, sono persone apparentemente normali, anche giovanissimi. Persone non necessariamente in cura presso le strutture sanitarie del territorio.

Il personale dell’agenzia di onoranze funebri

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Ma che sta succedendo? «Stiamo assistendo a una vera e propria epidemia sociale, un fenomeno generalizzato che nel territorio dell’Area Vasta 2 ha interessato in minima percentuale (neanche il 20%) persone note alle nostre strutture assistenziali – spiega il dottor Mari -. Per lo più chi ha commesso questi fatti così gravi, verso sé stessi e gli altri, era sconosciuto al Dipartimento. E il lockdown ha dato un contributo determinante all’esplosione di questa epidemia». Se per taluni i tre mesi di lockdown hanno rappresentato un’opportunità da rileggere sotto una lente diversa, per altri hanno significato l’amplificare in modo esponenziale delle problematiche, andando a compromettere l’equilibrio mentale verso una direzione irreversibile. «Spesso le tensioni familiari vengono assorbite più dai giovani, anche adolescenti che non hanno una personalità formata, un “io” forte e resiliente capace di adattarsi alle situazioni e che sfocia in comportamenti autolesivi o eterolesivi. C’è anche una sorta di incapacità di chiedere aiuto a psichiatri e psicologi: se si ha mal di denti, si va senza problemi dal dentista ma non è così per chi deve curare il male della vita, perché attorno alla figura degli psichiatri e psicologi c’è ancora uno stigma molto diffuso, il marchio della vergogna, più negli uomini che nelle donne».

La video-intervista allo psichiatra Massimo Mari