Nicaragua oggi, il racconto di una profuga

La giovane ha 27 anni e si trova nelle Marche dopo essere scappata via dal suo Paese. Ci tiene a raccontare quello che accade in Nicaragua perché «le persone devono sapere la verità, perché Ortega deve lasciare il potere»

Oltre 400 morti, quasi 4mila feriti, circa 1200 le persone sequestrate e scomparse. È un bilancio drammatico ed in continua evoluzione quello del Nicaragua paese dell’America Centrale, dove dallo scorso mese di aprile sono in corso proteste e repressioni da parte del governo.

Dominika, nome di fantasia, ha 27 anni e si trova nelle Marche dopo essere scappata via dal suo Paese. Ci tiene a raccontare quello che accade in Nicaragua perché «le persone devono sapere la verità, perché Ortega deve lasciare il potere». Già Presidente del Nicaragua negli anni Ottanta, Daniel Ortega ha sempre partecipato alle elezioni politiche: «Finita la guerra civile negli anni ’90 ci sono stati tre cicli di presidenza, lui non è mai stato eletto. Ci è riuscito nel 2006 con il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (Fsln) un partito di sinistra che “a sinistra” non ha proprio niente. Dopo essere riuscito ad abbassare la soglia per essere eletto a percentuali per lui più abbordabili, con la collaborazione di José Arnoldo Alemán Lacayo (politico nicaraguense di destra, presidente del Nicaragua dal gennaio 1997 al 2002). Dallo scorso gennaio ha assunto la carica di presidente per il terzo mandato consecutivo in modo illegale. Sua moglie, Rosario Murillo, ha assunto per la prima volta la carica di vicepresidente. Poche persone erano andate a votare».

bandiera nicaraguaQuando sono cambiate le cose in Nicaragua?
«Le proteste sono iniziate lo scorso mese di aprile. Fino a qualche anno fa in Nicaragua, sebbene alcune decisioni del governo erano impopolari, si viveva bene: nel nostro piccolo, il Nicaragua è il secondo Paese più povero dell’America Latina, riuscivamo a fare la vita di tutti i giorni, con le difficoltà economiche che possono esserci ovunque. Nel frattempo Ortega è riuscito ad acquistare molti canali Tv, si è formata una Gioventù Sandinista composta da picchiatori civili tutelati dal partito insomma il Fsln che era un partito molto amato dal popolo, è stato modificato a su piacimento con l’appoggio di quella che una volta era l’opposizione».

Lo scorso mese di aprile però, le persone sono scese in strada. Cosa era successo?
«La prima settimana di aprile un vasto incendio ha distrutto 5mila ettari della riserva Indio-Maiz: dal Costarica sono arrivate proposte di aiuto che il governo non ha accettato. Molti ambientalisti sono scesi in strada e sono stati picchiati. Poco tempo dopo il governo ha approvato delle riforme pensionistiche che penalizzavano anziani e poveri: le persone sono scese in strada soprattutto nella città di Leon ma sono state represse. E questo è avvenuto ovunque si protestasse». Sempre più persone hanno partecipato alle manifestazioni, finché il 19 aprile ci sono stai i primi 6 morti e il giorno seguente il giovanissimo Alvaro Conrado, 15 anni, è morto colpito da un proiettile alla gola. 

Cosa è successo dopo?
«Alvaro, su richiesta del Ministro della salute nicaraguense, Sonia Castro, non è stato soccorso nell’ospedale pubblico Cruz Azul. Da allora le proteste sono state sempre più frequenti e partecipate: io stessa in un primo momento non avevo aderito ma dinanzi alla violenza inaudita moltissime persone sono scese in strada. Nelle strade sono apparsi i “tranches” dei blocchi posizionati all’ingresso delle città e le “barricadas” all’interno delle stesse. Soprattutto i giovani sono a difesa dei confini delle città, non sono armati, e la popolazione li aiuta portando cibo e acqua. Anche intorno alla casa del Presidente a El Carmen c’è una barricata fatta dal governo. Si sono formati dei gruppi di protesta come l’Alleanza Civica Nicaraguense, il Movimento 19 aprile, tutti movimenti azzurro e bianco che stanno opponendo resistenza: in molte città come Leon e Masaya la repressione è stata feroce».

Una dittatura quindi, guidata da Ortega e da sua moglie (leggi l’articolo) che ha provocato fino ad ora centinaia di morti e migliaia di persone di cui non si sa più niente, compresi poliziotti che si erano opposti. Alcuni politici e intellettuali hanno preso le distanze dal potere dittatoriale. A pagare il prezzo più alto sono proprio gli oppositori (leggi l’articolo).

Dominika, tu hai ricevuto delle minacce?
«Si, io e la mia famiglia. Minacce scritte o sui social network in cui intimavano di fare quello che dicevano loro o sarebbe stato peggio per noi. Finire in carcere significa subire violenze e torture di ogni tipo. Ora passano casa per casa per scovare le persone sospettate di aver aiutato i ragazzi a difesa dei “tranches”. Si conoscono come turbas sandinista queste persone che col volto coperto e armati girano casa per casa. Ora sono più di 25mila le persone che hanno cercato rifugio in Costarica, scappati in maniera legale o meno. Le Università sono chiuse, molti negozi anche, il turismo non c’è più».

In Costarica sei arrivata anche tu?
«Si. Ora sono in Italia e non so che cosa ne sarà di me. Non volevo lasciare la mia famiglia, il mio lavoro. Chi non si allinea alla dittatura viene chiamato “terrorista” e “golpista”: nel Paese sono pochissimi i giovani rimasti. Il popolo chiede che Ortega se ne vada, di sicuro non si vuole una nuova guerra, di repressioni e guerre civili ne abbiamo abbastanza».