Centro Pagina - cronaca e attualità

Jesi

Neri Marcorè: «Al Pergolesi di Jesi finalmente su un vero palcoscenico»

L'intervista all'attore marchigiano, il 6 settembre protagonista dell'omaggio a Raffaello a 500 anni dalla scomparsa dell'urbinate. Fra Festival e Risorgimarche, il popolare artista racconta il ritorno a teatro

Neri Marcore © Foto Tamara Casula

JESI – Sarà Neri Marcorè ad inaugurare, domenica 6 settembre alle ore 21 al Teatro Pergolesi, la ventesima edizione del Festival Pergolesi Spontini, con lo spettacolo “Rispondimi Bellezza”, quale voce narrante di un evento immersivo per musica, poesia e animazioni in 3D che celebra l’opera di Raffaello Sanzio, il grande pittore urbinate che tutto il mondo – e le Marche in particolare – sta celebrando in occasione dei 500 anni dalla scomparsa.

Marchigiano anche lui, come Raffaello – è nato a Porto Sant’Elpidio il 31 luglio 1966 – Neri Marcorè è attore, doppiatore, conduttore, imitatore, cantante. Vincitore nel 2003 del Nastro d’argento nella categoria miglior attore protagonista per il film Il cuore altrove, oltre che per le sue celebri imitazioni e per i suoi numerosissimi ruoli interpretati sia in teatro che in TV, è ideatore e direttore artistico di una delle iniziative più interessanti degli ultimi anni: “RisorgiMarche”, festival nato nel 2017 con l’obiettivo di creare nei territori marchigiani feriti dal terremoto dei momenti di aggregazione e di condivisione attraverso la musica, al quale hanno partecipato decine di artisti e migliaia di spettatori. Un onore, dunque, per Jesi, accoglierlo nel suo palcoscenico più bello, per l’evento che segna la vera ripartenza dell’attività teatrale e musicale in città.

“Rispondimi bellezza”, in scena a Jesi domenica, è un omaggio al genio di un artista capace ancora oggi di meravigliare e di emozionarci. Cosa suscita in lei l’opera di Raffaello Sanzio?

«Sicuramente Raffaello Sanzio è un motivo di vanto per la nostra regione; la scuola urbinate era nota e lo è diventata ancora di più grazie alla sua opera, il fatto che si parli di lui come ad una sorta di linea di demarcazione tra prima e il dopo – i preraffaelliti e coloro che sono venuti dopo – ci fa capire come abbia segnato un passaggio importante per la storia dell’arte. Raffaello è stato un grande innovatore, una di quelle personalità che sono riuscite a varcare un limite e a spostare quel confine visibile che sembrava, al tempo, l’ultima frontiera possibile; invece lui è arrivato e ha fatto capire che avanti c’era qualcosa di diverso».

Come Leopardi, altro grande marchigiano, ha rivelato quel ‘limite’ che invita a guardare oltre… Torniamo allo spettacolo, cosa vedrà il pubblico?

«È uno spettacolo multimediale, articolato per quadri, con immagini del visual designer Luca Agnani che sono animazioni di opere di Raffaello Sanzio, che scorrono sotto la mia voce recitante, un testo poetico di Davide Rondoni e la musica del compositore Salvatore Passantino eseguita dal vivo dai giovani musicisti del Time Machine Ensemble».

“Rispondimi bellezza” segna anche il suo ritorno sul palcoscenico al chiuso, questa estate ha fatto diversi spettacoli all’aperto ma si tratta del primo all’interno di un teatro.

«Infatti è lo spettacolo che segna il mio ritorno al teatro come luogo dell’arte, quel luogo in cui artisti e spettatori si confrontano e si forma un circuito intenso di emozioni che partono dal palco, arrivano al pubblico, e poi tornano indietro. Quindi è sicuramente una data importante perché si ritorna a praticare il teatro come prima di marzo. Prima di Jesi, l’ultima volta che ho recitato a teatro è stato a Perugia il 1 marzo, con una tournée partita subito dopo le feste (con lo spettacolo “Tango del calcio di rigore”, ndr). Poi c’è stata la chiusura… Ora è importante che lo spettacolo dal vivo in un luogo al chiuso non sia più eccezione ma normalità, lo è per gli artisti che possono tornare ad esibirsi, per il pubblico che può tornare a sedersi nelle poltrone del teatro, e soprattutto per tanti lavoratori ‘dietro le quinte’ che di questo mestiere vivono. Il teatro è un volano di lavoro per tante persone, e la chiusura di questi mesi si è fatta sentire profondamente; lo spettacolo dal vivo è il settore che probabilmente, più di tutti, ha avuto problemi di blocco totale».

Come ha vissuto questo periodo di lontananza dal palcoscenico, che comunque è stato un momento anche di intimità e di affetto in famiglia?.

«La prima fase non l’ho vissuta male e nemmeno la seconda perché ho avuto l’opportunità di andare in radio tutte le mattine nel programma di Barbarossa, Radio 2 Social Club. Grazie al programma radiofonico e all’amicizia con Luca non ho sentito molto lo stacco tra il ‘prima’ e il ‘dopo’. Poi, da giugno, e per tutta l’estate, ho ricominciato a fare spettacolo dal vivo all’aperto, ne ho fatto molti. Diciamo che tutta la parte ‘casalinga’ non mi è dispiaciuta affatto perché da quando ho iniziato questo mestiere sono abituato a girare tantissimo. Essere costretti a fermarsi ha avuto i suoi lati positivi, ma mi auguro che non si ripresentino le condizioni che ci hanno costretto a vivere questo periodo di lockdown».

Il 15 settembre, insieme a Brunori Sas, lei stesso concluderà a Caldarola il suo “Risorgimarche”, un’edizione sui generis, ma comunque intensa e bella. Può tracciare un breve bilancio del festival?

«Dopo tre anni di Risorgimarche, questa estate ho fatto un passo indietro rispetto alla mia presenza costante nei concerti. Pensavo fosse giusto che il festival andasse avanti con le sue gambe, è un’iniziativa oramai avviata grazie al lavoro di Giambattista Tofoni e del suo staff. Se il festival è andato avanti quest’anno è soprattutto grazie a lui. Avevamo già deciso che la forma di Risorgimarche sarebbe un po’ cambiata, il Covid-19 non ha fatto venire meno la volontà di continuare una manifestazione che è diventata parte della cultura marchigiana, per sostenere le comunità della regione colpite dal terremoto. Le normative anti-contagio hanno fatto sì che non fosse possibile convogliare migliaia e migliaia di persone sui prati come in passato, così ci siamo avvicinati di più ai borghi, con concerti per un numero limitato di persone; questa esperienza era già stata adottata con successo negli anni passati, l’abbiamo quindi potenziata. Sono stati concerti molto suggestivi, con tanti artisti che si sono esibiti al tramonto come avrei voluto fin dalla prima edizione; in passato, per questioni legate alla sicurezza, eravamo sempre stati costretti a fare i concerti nel pomeriggio per permettere alle persone – giunte nei luoghi dei concerti dopo lunghe passeggiate – di rientrare prima che facesse buio. Quest’anno non ci sono camminate, quindi gli spettacoli si sono svolti alla luce del tramonto, questo ha aggiunto altra magia e bellezza ai concerti».

Neri Marcorè ideatore del Festival Risorgimarche (foto Marco Biancucci)

Il tema del Festival Pergolesi Spontini è la meraviglia. Che cos’è per lei la meraviglia ora.

«La meraviglia la lego molto in questo momento alle sensazioni, improvvise e inaspettate, che possono giungere dai sentimenti tra persone, che siano legati all’amore all’amicizia all’affetto familiare. Meraviglia, ora, per me, è la felicità che si prova nel rendersi conto del potenziale dei sentimenti delle persone; a volte, eventi drammatici mostrano, come una cartina al tornasole, quanto può essere grande l’affetto di una persona o di un gruppo di persone che si ritrovano strette, unite da un sentimento».