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Jesi

Muore in ospedale dopo 8 ore di attesa, chiesta la condanna per il medico che non l’ha operata

Imputato un dirigente di Cardiochirurgia dell'ospedale di Torrette. Avrebbe impiegato 4 ore per una diagnosi senza intervenire sulla donna, 66 anni, jesina. L'accusa è di omicidio colposo. Chiesto risarcimento di 2milioni di euro

L'ospedale di Torrette
L'ospedale di Torrette

ANCONA – Lasciata in pronto soccorso, muore dopo otto ore per un problema cardiaco. Dieci mesi di condanna per il cardiochirurgo che non l’ha operata. Questa è la richiesta della procura su un presunto caso di malasanità che vede al centro della vicenda un dirigente medico dell’unità operativa di Cardiochirurgia dell’ospedale di Torrette di Ancona, accusato di omicidio colposo. Al professionista viene contestata la responsabilità di non aver operato la paziente, M.S. le sue iniziali, 66enne jesina, arrivata in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale di Torrette, il 18 settembre di tre anni fa, per un aneurisma dell’aorta. Per fare una diagnosi sarebbero passate addirittura quattro ore.

La donna era a casa di una amica, a Jesi, quando si è sentita male. Soccorsa dall’ambulanza il medico dispose subito il trasporto all’ospedale regionale, capito il grave quadro clinico della paziente. Arrivata alle 13,41 a Torrette morì dopo otto ore, senza essere sottoposta a nessun intervento, nonostante la diagnosi.
Il medico, difeso dall’avvocato Alessandro Scaloni, ha scelto il rito abbreviato e oggi, dopo la discussione in aula, il pm Marco Pucilli, ha chiesto una condanna a 10 mesi. Il giudice Paola Moscaroli deciderà nella prossima udienza fissata per il 7 novembre.
La difesa sostiene che era una questione di urgenza quella della 66enne e non di emergenza secondo i quali dunque i protocolli di attesa sono diversi.
Per l’accusa sarebbe invece passato troppo tempo tra la diagnosi e la decisione di un intervento a cui la donna poteva essere sottoposta.
I familiari si sono costituiti parte civile, marito, tre figli, cognata e nipote sono rappresentati dall’avvocato Vittorio Bucci e Selene Scanzani, mentre i due fratelli sono rappresentati dall’avvocato Guerino Ortini. Chiesto un risarcimento danni che sfiora i due milioni di euro.