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Jesi

«Claudio Pinti deve tornare in carcere», il Riesame accoglie l’appello della Procura generale

Ieri è stata sciolta la riserva. La difesa dell’imputato ricorrerà in Cassazione: «Non lascerà i domiciliari, l’ultima parola sarà quella della suprema corte»

Claudio Pinti

ANCONA – È a casa dal 5 maggio scorso ma adesso rischia di tornare di nuovo in carcere. Il tribunale del Riesame ha accolto ieri l’appello della Procura generale con il quale chiedeva la revoca dei domiciliari per Claudio Pinti, l’autotrasportatore di Montecarotto accusato di aver contagiato ex compagna e fidanzata di Hiv negando loro di essere sieropositivo.

Pinti attualmente sta scontando una condanna, in secondo grado, a 16 anni e 8 mesi per omicidio volontario (della ex compagna Giovanna Gorini, morta di Aids) e lesioni gravissime alla ex fidanzata Romina Scaloni. La riserva è stata sciolta ieri mattina dal Riesame presieduto dal giudice Alberto Pallucchini dopo la discussione che si era tenuta martedì scorso.

I carabinieri hanno notificato la decisione all’imputato, a casa dei genitori a Montecarotto, inviata via pec anche la decisione al suo difensore, l’avvocato Massimo Rao Camemi. Per il tribunale Pinti deve tornare quindi in carcere. Tra le motivazioni, riportate in tre pagine di dispositivo, c’è l’inaffidabilità del Pinti, non avrebbe tenuto un comportamento coerente durante il processo, il pericolo che possa reiterare il reato in quanto tra le mura domestiche potrebbe, con le tecnologie moderne di oggi, cercare contatti via web, come avrebbe fatto in passato, e quindi si porrebbe l’esigenza cautelare in carcere. Motivazioni che fanno discutere la difesa che, prima di ottenere i domiciliari per il suo assistito (e a casa dei genitori a Montecarotto dal 5 maggio scorso, con gravi problemi di salute), aveva presentato ben tre istanze alla Corte di Assise di Appello di Ancona (due rigettate e una alla fine accolta).

«Motivazioni che sono al limite del grottesco – commenta l’avvocato Massimo Rao Camemi – Pinti non può utilizzare i social a casa e nessuna forma di contatto con l’esterno. Il mio assistito ha controlli periodici dei carabinieri oltre al braccialetto elettronico che indossa sempre, non vedo dove possa incontrare eventuali contatti presi non si sa bene come. Comunque faremo subito ricorso in Cassazione. Aver accolto l’appello non significa che Pinti torni subito in carcere, l’ultima parola sarà quella della suprema corte».