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Jesi

Scomparsa di Andreea: due mesi di incubo per la mamma

Il fidanzato di Andreea, Simone Gresti è tornato in studio a "Chi l'ha visto?" insieme al difensore Emanuele Giuliani e al perito Andrea Ariola

JESI – Sono passati esattamente due mesi da quell’alba del 12 marzo in cui Andreea Rabciuc, la 27enne di origini rumene campionessa di tiro a segno, è sparita nel nulla dalle campagne di Montecarotto. Come se fosse stata inghiottita dal buio. Eppure le ricerche continuano, così come le indagini dei carabinieri coordinate dalla Procuratrice di Ancona Irene Bilotta che ha aperto un fascicolo per la scomparsa di questa ragazza. Iscritto finora nel registro degli indagati con l’ipotesi di sequestro di persona, solo il fidanzato di Andreea, il 43enne Simone Gresti.

L’uomo – difeso dall’avvocato Emanuele Giuliani che ha assunto il perito Andrea Ariola – si dice estraneo ai fatti. «Non le avrei mai fatto del male, le volevo bene», continua a sostenere. Ieri sera (11 Maggio) Gresti è tornato ospite alla trasmissione “Chi l’ha visto?” di Rai3. Lo ha fatto per chiarire alcune cose circa quella notte alla roulotte sulla Montecarottese quando Andreea è scomparsa e far sapere alla mamma di lei, Georgeta, che è davvero preoccupato per la fidanzata. La madre della ragazza infatti, in una intervista in cui il suo compagno parlava per lei, aveva fatto sapere di essere distrutta dai troppi giorni di silenzio della figlia e che in ogni modo aveva ostacolato il suo rapporto con Simone, da cui spesso la figlia scappava. Secondo la signora infatti, Simone, l’ex Daniele e quel tale, Omar cui sua figlia si sarebbe legata negli ultimi tempi, non erano amici ma tre uomini che avrebbero deviato la vita della sua Andreea. «Sbagliando amicizie ti rovini la vita», aveva ripetuto più volte il compagno della madre, raccontando che prima di conoscere loro, Andreea era una ragazza come tutte le altre, brava, lavoratrice (aveva fatto le stagioni nei ristoranti e lavorava in un pub vicino casa), aveva studiato, era laureata in Scienze motorie e amava disegnare, aveva degli amici. Ribelle lo era sempre stata, ma secondo la famiglia quegli incontri avrebbero inciso nel suo modo di vivere e di essere. Quell’unica figlia che Georgeta ha cresciuto da sola e con cui aveva un legame fortissimo. La madre si sarebbe accorta che due anni fa la figlia stava cambiando, aveva lasciato il lavoro e smesso di dipingere. «Le volevo bene – ha ribadito Simone – anche se ultimamente c’era meno attaccatura per dei comportamenti suoi che non mi andavano giù». E su quella litigata che ha preceduto l’allontanamento a piedi di Andreea lungo la Montecarottese, Simone chiarisce: «non è stata una vera e propria litigata… forse era arrabbiata perché l’avevo lasciata lì ed ero andato con Aurora. Ma quando siamo tornati aveva fretta di andare via».

Simone Gresti e il difensore Emanuele Giuliani con il perito Andrea Ariola negli studi Rai di Roma

La mamma rimprovera che tutti quelli che dicono oggi di voler tanto bene alla figlia in realtà non abbiano fatto nulla per trattenerla quella mattina o per aiutarla. «Dopo che se n’è andata non ho fatto niente, ero incazzato, pensavo alla solita scappata e che stesse dalla madre o da Daniele», si giustifica Simone che però dice anche una cosa importante: sul telefonino di Andreea (che aveva trattenuto lui, ndr.) c’erano solo le chiamate e i messaggi di Georgeta che cercava la figlia. Nessun messaggio o telefonata di Daniele, il quale invece in un’intervista sempre alla trasmissione di Rai3 aveva dichiarato di aver cercato Andreea con cui aveva un appuntamento la domenica mattina e di averle mandato dei messaggi cui non aveva ricevuto risposta. Nessun messaggio anche di Omar, che intervistato, aveva dichiarato di essere molto preoccupato per la ragazza e di aver atteso fino alle 8 del mattino insieme a Daniele che lei si facesse viva. Circostanza strana, su cui gli investigatori dovranno far luce. Compito che spetta in particolare all’analista forense della Procura Luca Russo che sta scandagliando i dispositivi elettronici della ragazza, di Simone e delle persone coinvolte in questa brutta storia. Persone che, tra loro, non nascondono una certa acredine, come se si contendessero le attenzioni, l’amore e la stessa Andreea.

«Con Simone mi è capitato due volte anche di arrivare alle mani – ammette Daniele in una intervista ai microfoni di “Chi l’ha visto?” – lui si sentiva inferiore e doveva farsi vedere grande. Se io parlavo con Andreea lui andava su tutte le furie». «Daniele deve farsene una ragione – ribatte Simone – non ha un ruolo in questa storia. Da quando si sono lasciati ha continuato a interferire, prima col cane, poi con i messaggi, le chiamate, i “torna da me”. Se uno scrive, il messaggio è visualizzato ma non ha risposta, è logico che uno capisce che sta importunando…».

Intanto le ricerche della ragazza proseguono. I carabinieri sono tornati nel casolare anche sabato mattina (7 Maggio), hanno fatto un sopralluogo col drone e cercato in un casolare diroccato nelle vicinanze. Niente. Tra le segnalazioni giunte e poi verificate, anche quella secondo cui un operatore ecologico avrebbe dato un passaggio a una ragazza sulla Montecarottese quella mattina del 12 marzo verso le 7 e l’avrebbe portata fino alla stazione ferroviaria di Jesi. Ma sembra che anche questa segnalazione non sia corretta, anche lo staff investigativo della difesa ha effettuato le verifiche. Sul fronte delle indagini non ci si ferma: la Procura ha disposto il dissequestro della Panda di proprietà della madre di Simone, resta sotto sequestro l’Audi dell’uomo su cui sarebbero state rinvenute tracce ematiche. Simone, come chiarisce l’avvocato Giuliani, è stato soltanto sentito all’inizio a sommarie informazioni come persona informata dei fatti, poi il Pm non ha più richiesto di sentirlo. Lui attende, dicendosi sempre disponibile a rispondere e pronto a farsi in quattro per ritrovare Andreea, che oggi dopo 60 giorni, è ancora un fantasma.