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Jesi

Matteo Renzi a Jesi per Italia Viva e Mangialardi: «Alle regionali un voto non ideologico»

Il leader di Italia Viva al Circolo Cittadino a sostegno dei propri candidati alle regionali nella coalizione di centro sinistra per Maurizio Mangialardi governatore

«Nelle Marche come in Toscana, in Veneto come in Puglia, in Liguria come in Campania vince e governa chi si candida alla leadership della Regione, non mettiamo di mezzo le questioni di tenuta del governo nazionale perché il 20 e 21 si vota su altro. Piuttosto, il governo nazionale spenda bene i soldi che abbiamo ricevuto dall’Europa, i 209 miliardi del Recovery fund. Due anni fa il governo Conte inseguiva i gilet gialli, oggi siamo tornati europeisti anche grazie ad Italia Viva. La partita elettorale la giochiamo su questo». Lo ha detto Matteo Renzi oggi al Circolo Cittadino di Jesi, nel corso dell’iniziativa elettorale promossa da Italia Viva a sostegno dei propri candidati alle regionali nella coalizione di centro sinistra per Maurizio Mangialardi governatore.

Matteo Renzi al Circolo Cittadino di Jesi per la campagna elettorale di Italia Viva

Al suo fianco, in una Sala del Lampadario gremita di candidati e simpatizzanti, erano i big del partito, con l’onorevole Lucia Annibali, l’avvocatessa di Urbino oggi a Montecitorio nelle fila di Italia Viva, Ettore Rosato responsabile nazionale dei comitati, e Fabio Urbinati capogruppo in consiglio regionale che il 20 e 21 settembre tenterà la riconferma elettorale.

Matteo Renzi al Circolo Cittadino di Jesi per la campagna elettorale di Italia Viva

Nell’incontro – conferenza stampa, Renzi ha messo al centro i temi collegati alle elezioni regionali, che per lui non sarà un test sulla tenuta del governo, né un test per vedere quanto è ancora rossa questa regione, e nemmeno un sondaggio sulle percentuali di Italia Viva. Da questo voto – ha detto – emergerà chi governa la Regione, e l’augurio è che il voto non sia dettato da scelte ideologiche. C’è da far arrivare nelle Marche, e da spendere, i soldi che l’Europa ha stanziato con il Recovery Fund, con 8 miliardi riservati a questa regione, e potrebbe anche arrivare un altro miliardo dal Mes per la sanità marchigiana. Tutto questo può essere possibile, sostiene Renzi, solo se al governo regionale non andrà un populista di centro destra contrario al Mes e all’Europa.

Poco invece si è parlato, nel corso dell’incontro, del fatto che il 20 e 21 settembre si terranno anche le consultazioni referendarie sul taglio dei parlamentari. Un tema peraltro sul quale Italia Viva si è espressa in maniera molto chiara: inutile tagliare i parlamentari se non si interviene sul quadro di insieme, sulle norme elettorali.

«Questa – ha esordito Matteo Renzi – è una campagna elettorale molto complicata, la nostra preoccupazione principale è dedicata, più che alle elezioni, ai posti di lavoro. Il coronavirus ha portato un cambiamento radicale nella storia del nostro pianeta, in Italia sono 500mila le persone che hanno perso il posto di lavoro, 35mila quelli che hanno perso la vita… dunque la priorità di Italia Viva è rimette in piedi i cantieri, ripartire con occupazione, trovare l’occasione perché le nostre regioni così belle tornino a correre e a crescere. Poi ci sono le elezioni, e oltre ai programmi posso ricordare che noi di Italia Viva siamo quelli che abbiamo mandato a casa Salvini, ma che non vogliono diventare grillini. Siamo la casa di chi non è populista ma di chi scommette sul futuro e la bellezza dell’Italia».

La mancata alleanza con il Movimento Cinque Stelle nelle Marche è un vantaggio per la coesione dell centro sinistra intorno a Maurizio Mangialardi, o è un’occasione perduta?
«Con i grillini ci siamo messi d’accordo a livello nazionale per un motivo, perché Salvini voleva uscire dall’Europa e dall’euro, se avesse vinto lui non avremmo ottenuto 209 miliardi per l’Italia grazie all’Europa con il Recovery Fund. La scommessa a livello nazionale è che il governo nazionale sappia spendere bene questi denari, e su questo si lavora insieme. Ma a livello territoriale le differenze tra noi e i grillini sono troppo forti, noi non siamo per il reddito di cittadinanza, noi non siamo contro la democrazia. Proprio ieri Beppe Grillo ha detto che dobbiamo liberarci dal lavoro e che le dittature funzionano meglio delle democrazie. Ecco, tutte le volte che Beppe Grillo parla io capisco perché non facciamo l’accordo con i grillini».

Cosa pensa della tenuta del governo se le elezioni non dovessero andare bene?
«Io credo che le elezioni decidono il governatore, mi auguro che vinca Maurizio Mangialardi perché mi sembra il più preparato per l’incarico. Nelle Marche come in Toscana, in Veneto come in Puglia, in Liguria come in Campania vince e governa chi si candida alla leadership della Regione, non mettiamo di mezzo le questioni di tenuta del governo nazionale perché il 20 e 21 si vota su altro. Piuttosto, il governo nazionale spenda bene i soldi che abbiamo ricevuto dall’Europa, i 209 miliardi del Recovery fund. Due anni fa il governo Conte inseguiva i gilet gialli, oggi siamo tornati europeisti anche grazie ad Italia Viva. La partita elettorale la giochiamo su questo».

Ci sarà l’effetto Umbria anche sulle Marche?
«Io spero di no, e che vinca il centro sinistra. Certo, Marche e Toscana sono regioni storicamente rosse, si guarda con più attenzione a questo territorio. I cittadini dovrebbero però votare non per scelte ideologiche ma pratiche: i soldi del Mes per sostenere la sanità dall’Europa li vogliamo sì o no? Se vince Mangialardi i soldi arrivano, se vince Acquaroli no, la partita è questa. Per le Marche potrebbero arrivare circa un miliardo dal Mes, sono centinaia di milioni per i Pronti soccorsi, per gli ospedali, per i medici e gli infermieri della regione. Il candidato di Fratelli d’Italia che è sovranista non li vuole prendere, il candidato di centro sinistra sì».

Teme i sondaggi. Questo sarà un test sulla tenuta del progetto politico di Italia Viva?
«No. I sondaggi non si possono commentare ma i voti saranno meglio dei sondaggi anche perché peggio è impossibile… Ogni volta che noi di Italia Viva usciamo, emerge un sondaggio che ci dice che siamo a – 26% … ma come a meno… a un certo punto se qualcuno mi avesse telefonato a casa per chiedermi ‘ma lei la voterebbe Italia Viva’ io avrei fatto la voce in falsetto ed avrei detto ‘no’, per non rovinare la media. Il punto centrale è che io non ci sto a lasciare la politica per lasciarla a chi chiede i pieni poteri per uscire dall’Europa, e non ci sto a lasciare la politica nelle mani dei cialtroni che non studiano un dossier, non conoscono una cifra e poi si mettono a fare i video strappa-like e poi dicono ‘il popolo sta con me’.»