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Jesi

“Al Man Cave sembra di stare al mare”, ma la locandina non piace a tutti…

Le donne in bikini usate nella pubblicità del locale di Jesi sollevano la protesta del Collettivo Transfemminista che risponde con un'invocazione alla "Sacra mosciola"

La locandina del Man Cave

“Al Man Cave sembra di stare al mare” e la locandina non lascia spazi ad altre interpretazioni: il mare azzurro sullo sfondo del locale street di via Torrione, perfino uno squalo, ombrelloni colorati piazzati sulla struttura, barche arenate e belle ragazze in bikini.

La locandina, dal sapore un po’ vintage, ha attirato moltissimi clienti ieri sera, 9 giugno, per l’appuntamento consueto del mercoledì con la padellata di moscioli. L’evento gourmet con i moscioli di Portonovo serviti nel locale jesino, con questo inconfondibile sapore e l’allestimento da spiaggia in quel parcheggio dove solitamente vediamo sfoggiati super bolidi a due ruote, richiama un po’ l’atmosfera marina. Questa era l’idea, ma per qualcuno quelle donne in costume erano offensive, un’ostentazione del corpo femminile assunto come oggetto da mercificare. Ed è scattata la contro-locandina, postata in rete dal Collettivo Transfemminista di Jesi. Stesso locale, stesso mare, stesso squalo, ci sono pure le barche arenate. Ma scompaiono le ragazze, compaiono invece delle sagome di donne in abiti anni ’60 inginocchiate di fronte a un mosciolo gigante con la corona. L’allusione, senza troppa malizia in quanto esplicito, è all’organo femminile, definito “la sacra mosciola”.

«Dapprima mi sono fatto una grassa risata – dice Riccardo Pierantognetti titolare del Man Cave Cafè –, è difficile dare una risposta a questa iniziativa spalmata su Facebook come se avessimo fatto chissà cosa. Volevamo portare il mare a Jesi e al mare ci si va in costume, semplice». Poi torna serio e spiega: «Dietro la nostra locandina, meno provocatoria del solito, mi viene da dire, c’è stato un attento lavoro grafico per eliminare contenuti che potessero dare un’idea sbagliata dell’iniziativa o messaggi fuorvianti. Le belle signorine in costume non hanno posizioni hot o allusive, sono come qualsiasi ragazza che compaia su manifesti o cataloghi di costumi da bagno. Ma quelle non fanno clamore. Mi viene da pensare che la contro-locandina sia una sorta di manifestazione della frustrazione patita da qualcuna, perché in questa epoca sono le donne che portano i pantaloni, sono grintose, ben inserite nel mondo del lavoro e determinate anche in famiglia. Certo, vi sono ancora ambienti dove la capacità e la preparazione professionale delle donne fa paura all’uomo che cerca in tutti i modi di ostacolarle anche con bassezze e strumentalizzazioni del loro essere donne, ma posso assicurare che noi siamo ben lontani da questo. Nella contro-locandina quasi sembra che la donna venga paragonata a una cozza… no no, noi celebriamo la donna in tutta la sua bellezza, tant’è che moltissime delle nostre clienti hanno apprezzato i nostri eventi. Mi dispiace se qualcuna possa essersi sentita offesa, ma non era questa la nostra intenzione, anzi…».

Il Collettivo nel postare in rete la contro-locandina invita le donne a cambiare modo di vedere le cose: «Stufa del solito patriarcato? Il maschilismo ti affligge? Vieni alle nostre riunioni, il transfemminismo ti salverà. Facciamo anche corsi per costruire campagne eventi non basate sulla … “sacra mosciola”».