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Jesi

Malati Covid all’ex Murri di Jesi, l’azzeramento dei casi invalida la proposta

L'idea lanciata dal sindaco Massimo Bacci è stata accantonata a seguito dell'andamento dell'epidemia. Resta valida solo nel caso il covid-19 dovesse ripresentarsi in autunno

L'entrata dell'ospedale Murri di Jesi
L'entrata dell'ospedale Murri di Jesi

JESI – Niente più malati Covid-19 all’ex ospedale Murri. La costante riduzione dei casi di contagio, e soprattutto l’azzeramento di nuovi pazienti gravi, invalida sostanzialmente l’ipotesi di utilizzare il vecchio nosocomio, posizionato a pochi metri dal nuovo Carlo Urbani, per assistire i pazienti positivi al Coronavirus che non hanno la possibilità di rispettare l’isolamento nella propria abitazione.

Il sindaco Massimo Bacci aveva lanciato la proposta nella fase in cui i tamponi positivi continuavano a essere in numero considerevole e le terapie intensive faticavano a svuotarsi, ma anche in quel caso non erano mancate le perplessità. Ora che all’ospedale Carlo Urbani non vi sono praticamente più malati Covid-19 (ieri, 31 maggio, ve ne era appena uno nel reparto non intensivo), l’ipotesi non ha più senso di essere concretizzata. Resta valida, forse, solo nel caso in cui vi fossero nuovi focolai ad ottobre tali da giustificare l’utilizzo di un’ulteriore struttura, accanto appunto all’ospedale Carlo Urbani nonché al Covid-Hospital di Civitanova Marche. Molto probabile, dunque, che l’ex Murri resti così com’è, in attesa di diventare Casa della Salute, come promesso da tempo da Regione e Asur Marche.

«In funzione di un’eventuale recrudescenza del virus – il parere del sindaco Bacci – andrebbero comunque create le condizioni anche a Jesi per avere una struttura che possa ospitare gli eventuali soggetti infetti». Nel motivare la proposta riguardante l’ex Murri, il Primo Cittadino spiegava: «Non si tratta di curare pazienti Covid-19, ma di ospitare quei soggetti Covid-19 che potrebbero tranquillamente continuare l’isolamento domiciliare, ma che, con la loro presenza in casa, mettono a rischio di contagio i propri congiunti perché magari vivono in abitazioni con spazi ristretti. Dunque non servono né medici, né infermieri, né personale ausiliario. Serve il buon senso per garantire spazi di sicurezza adeguati e nei tempi previsti dai protocolli sanitari. E certo non guasta la vicinanza del Carlo Urbani e delle professionalità in esso presenti. La spesa? Sotto il profilo economico molto minore rispetto a quella di acquisire strutture ex novo; sotto il profilo sociale molto minore di quella che sarebbe necessaria in caso di ulteriori contagi».