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Jesi

Maddalena Urbani, un mix di sostanze ha spento i suoi 20 anni

L'esito dell'autopsia ha confermato che la ventenne è morta per un'intossicazione da sostanze esogene. Le indagini proseguono con l'analisi del pc e telefono.

Maddalena Urbani

JESI – Un mix di sostanze esogene (sostanza, biologica o meno, che ha origini esterne all’organismo), non ancora ben individuate e per le quali serviranno esami tossicologici più approfonditi, hanno strappato alla vita Maddalena Urbani nel fiore dei suoi fragili 20 anni. Una primavera che non sboccerà più, per la giovane ribelle figlia dell’infettivologo Carlo Urbani, il medico-eroe che per primo individuò e isolò la Sars, pagando la scoperta con la sua vita, ormai 18 anni fa. Una missione grazie alla quale l’umanità si è salvata dalla pandemia del 2002-2003, ma che ha portato via per sempre un padre ai suoi tre figli, costringendoli a crescere con la sua assenza.

Ieri pomeriggio, martedì 30 marzo, all’Istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli di Roma si è svolta l’autopsia, disposta dalla Procura di Roma per far luce sulle cause del decesso. Secondo quanto emerso, sarebbe stato un mix di droghe, di sostanze esogene ancora non completamente individuate, a provocare la morte di Maddy, trovata priva di vita in un appartamento a Roma sabato scorso, 27 marzo. Gli esami peritali si sono protratti a lungo, le prime indiscrezioni sull’esito sono trapelate solo nella tarda serata, anche se le risultanze complete saranno notificate alla famiglia entro 90 giorni.

In base a quanto si è appreso non risulterebbero, al momento, segni di violenza sul corpo, ma l’attività peritale proseguirà ulteriormente con esami anche genetici oltre che prelievi per definire con esattezza l’orario del decesso. Un elemento chiave per la prosecuzione delle indagini e la definizione del quadro accusatorio: se l’orario del decesso dovesse essere diverso da quello della chiamata al 118 (arrivata alle 13,30 di sabato), potrebbe configurarsi una fatale omissione di soccorso o addirittura l’omicidio a carico dell’uomo che si trovava nell’appartamento dell’orrore, sulla Cassia, dove Maddalena è stata trovata senza vita. Se davvero Maddy poteva essere salvata e qualcuno non l’ha fatto, la Procura inchioderà uno a uno i responsabili, per restituire almeno pace alla sua famiglia, tormentata da troppo dolore.

Al momento l’unico indagato per la morte di Maddalena è il siriano di 64 anni che si trovava in quella casa ristretto ai domiciliari per spaccio. A lui viene contestata la “morte come conseguenza di altro reato”. Oggi sarà ascoltato dal Gip nell’ambito dell’interrogatorio di convalida. L’uomo è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli poiché in casa sua era stata trovata una dose di eroina. Ma gli inquirenti starebbero cercando un altro straniero conosciuto nel mondo dello spaccio di Roma nord come “il libico” e che potrebbe aver avuto un ruolo in questa drammatica vicenda.

Inoltre la ragazza 23enne che era con Maddalena a Roma, sarà di nuovo ascoltata dagli investigatori, che non avrebbero creduto alla sua versione dei fatti fornita subito dopo la tragedia. La sua posizione è pertanto ancora da definire. Le indagini proseguono con l’analisi dei telefoni cellulari e dei computer delle due ragazze, dai quali potrebbero emergere connessioni, nomi e informazioni importanti.

Anche queste risultanze dell’autopsia gettano un ulteriore velo di dolore sulla famiglia Urbani, già così tanto provata. «La morte di Maddalena – dice il sindaco di Castelplanio Fabio Badiali – interroga tutti noi, su alcuni aspetti farà luce la magistratura, su altri spetta alla comunità fare una riflessione sul senso della vita, su dove stiamo andando, sul futuro dei nostri figli. Ieri, don Decio Cipolloni, il sacerdote che unì in matrimonio Carlo e la moglie Giuliana Chiorrini, e che ora è cappellano al Gemelli, dove si trova la salma di Maddalena, ci ha regalato una bellissima immagine di Carlo e della figlia che insieme hanno accolto i tanti camici bianchi morti nell’adempimento del loro dovere, durante la pandemia». Il sindaco rappresenta tutta l’incredulità, il dolore, la costernazione di una piccola ma coesa comunità come quella di Castelplanio, cittadina dove Maddy è nata e cresciuta, ma da cui è andata via per cercare di trovare la sua strada a Perugia, lontana dalla famiglia. Quella famiglia che sta cercando di sorreggersi come può, di fronte a quest’altra prova durissima.

Solo giovedì i suoi cari potranno ritirare l’autorizzazione alla sepoltura, e salutare “Malìa”, come amava farsi chiamare Maddalena Urbani, nel corso di una cerimonia privata presso la Casa del Commiato di Bondoni (via dell’Industria, a Castelplanio). Chi l’ha amata, trova conforto pensandola tra le braccia protettive di suo padre Carlo, finalmente insieme in un posto migliore di questo. Chi resta, i suoi tantissimi amici potranno salutarla, piangerla e ricordarla nel corso di una cerimonia pubblica, che la famiglia organizzerà magari in occasione del 21esimo compleanno di Maddy, il 3 maggio.

Un’immagine tenerissima di Carlo Urbani con la figlia Maddalena