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Jesi

Ciao Luca, anima viaggiante. Allegrini si è spento a 44 anni in una clinica in Nigeria

Aveva avvertito sintomi riconducibili al Covid-19, anche se il tampone era risultato negativo. Il saluto di chi lo ha incontrato

Aveva un estro particolare, una capacità di adattarsi e di farsi voler bene davvero straordinarie. Questa sua attitudine di considerare il mondo la sua casa, ha sempre spinto Luca Allegrini, 44 anni, all’esplorazione, all’avventura, al mettersi in gioco in prima persona. Senza paura, con coraggio e un po’ di sana imprudenza, tipiche dei giovani. Quegli stessi ingredienti necessari a far realizzare i sogni, anche quelli che sembrerebbero impossibili.

Luca, nato in Svizzera da mamma olandese e padre jesino, aveva vissuto l’infanzia proprio a Jesi. Lo scorso anno lui e la sua bimba avevano ottenuto anche la cittadinanza olandese. Un uomo che ce l’aveva fatta a realizzare i suoi progetti, anche se lo avevano portato dall’altra parte del mondo. Ma ieri i suoi sogni belli si sono spezzati improvvisamente in una clinica privata del Lagos, in Nigeria, dove si era trasferito per lavoro.  

Luca Allegrini

Tante esperienze declinate nel settore dell’animazione, della ristorazione e dei rapporti internazionali che si erano tradotte negli ultimi 5 anni nel suo ruolo di Country manager presso la Pellegrini Catering Overseas SA, importante azienda di catering che cura la ristorazione negli alberghi, resort e sulle piattaforme petrolifere. Si occupava dell’area della Nigeria, di cui era innamorato. Ma proprio in Nigeria la sua vita ricca di sfumature si è spenta. Allegrini, che aveva una compagna, Katerina, e una bellissima bimba di 9 anni, ha iniziato a stare male con sintomi tipicamente riconducibili al Covid-19.

Trasferito in una clinica privata del Lagos, si è spento ieri a causa di una grave crisi respiratoria. La notizia, rimbalzata anche su Rai Radio2, parlava di decesso da Covid, ma stamane la mamma Cornelia, tra le lacrime di un dolore insopportabile, ha trovato la forza di dire che l’ultimo tampone effettuato da suo figlio era negativo, escludendo quindi l’ipotesi del maledetto Coronavirus. Nei prossimi giorni la mamma si occuperà del rimpatrio della salma e dei funerali, affinché Luca riposi a Jesi.

Choc in città e in ogni parte del mondo dove Luca avesse seminato allegria, generosità e gioia, lasciando dietro di sé amici e gente che lo stimava e lo amava.

«Era una persona incredibile – dice un amico di Jesi – di una energia e una creatività uniche. Ed era così fin da piccolo. A 11 anni aveva scritto una lettera alla redazione del Maurizio Costanzo Show dicendo che sognava di fare il camionista. Quindi è stato invitato al teatro ai Parioli di Roma per partecipare alla trasmissione: fece un simpatico siparietto su un camion di plastica che fece divertire tutta la platea. E fu invitato altre volte. Lui era così. Abbiamo passato momenti indimenticabili, come l’avventura in camper a Capo Nord per due mesi quando avevamo vent’anni, mancherà a tutti la sua allegria contagiosa».

Tante esperienze nel teatro amatoriale e nell’animazione turistica: era stato capo villaggio per l’Alpitour dal 2000 al 2007 e aveva lavorato a Zanzibar, Tunisia, Egitto, Capo Verde, Grecia, Turchia, Messico. Dal 2012 al 2015 aveva anche lavorato alle Nazioni Unite come senior general manager incaricato dei progetti di sviluppo nell’Africa dell’ovest. Aveva frequentato la prestigiosa scuola “Les Roches” conseguendo un master in business dell’amministrazione e gestione dell’ospitalità, che gli aveva aperto la strada al lavoro nei più prestigiosi hotel e resort del mondo. Parlava perfettamente l’inglese, lo spagnolo e masticava lo swahili.

Ha lasciato dietro di sé un ricordo bellissimo in tante persone, che oggi condividono pensieri, ricordi e lacrime sui social. «Una persona meravigliosa, sempre allegra e spiritosa – lo ricorda un’amica –. Ho potuto condividere con te un pezzo di vita nei villaggi, ti ricorderò sempre con tanto affetto».

«Dopo le belle stagioni fatte insieme in anni belli e spensierati ci eravamo promessi di rivederci da te a Zanzibar, vecchio amico mio – scrive un altro ragazzo – vuol dire che ci rivedremo altrove, abbiamo riso tanto, ma tanto e non ti dimenticherò mai, sarai nel mio cuore».

«Mi sento onorata, fortunata di aver fatto parte della tua equipe – scrive un’amica con cui ha condiviso l’esperienza al villaggio turistico a Creta nel 2003 e a Zanzibar l’anno dopo –. In questi giorni sono sicura che mi hai pensato, forse sapevi cosa ti stava succedendo, forse sapevi che la situazione era grave…la tua vita è stata un viaggio e non solo in senso metaforico, sembra che ora tu sia chiamato a farne un altro. Ti auguro con tutto il mio cuore che tu stia andando in un posto bellissimo, il più bello in assoluto, quel bellissimo posto che meriti».