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Jesi

Cnh, la Fiom Cgil: «Chiarezza sul futuro e più sicurezza allo stabilimento di Jesi»

«L’azienda parla di investimenti ed è un bene ma non vorremmo che la strategia industriale metta in discussione i punti di forza che ci hanno tenuti a galla in questi anni». Nelle ultime due settimane tre incidenti che avrebbero potuto avere conseguenze gravi

Cnh, gruppo Fca, stabilimento di Jesi
Cnh, gruppo Fca, stabilimento di Jesi

JESI – «L’azienda parla di investimenti su Jesi e Modena ed è un bene. Ma non vorremmo che il cambio di strategia industriale metta in discussione i punti di forza che hanno tenuto a galla lo stabilimento di Jesi in questi anni». E’ la preoccupazione espressa, ai cancelli del sito Cnh Industrial alla Zipa, dal sindacato Fiom Cgil. Presenti Tiziano Beldomenico e Maurizio Gabrielli, segretari provinciale e di zona, e per la Rsa i delegati Francesca Casavecchi e poi Lorenzo Morganti e Giacomo Scaloni, responsabili anche per la sicurezza sul lavoro.

Altro punto su quale il sindacato richiama attenzione: «Nelle ultime due settimane sono stati tre gli incidenti e due avrebbero potuto avere conseguenze gravi. Con ritmi di lavoro sempre più elevati, mancano formazione e ricambio generazionale, in uno stabilimento dove l’età media è ormai over 50».

Il prossimo 3 dicembre è attesa la visita a Jesi del responsabile industriale del gruppo, Vincenzo Retus. Ma quello che sarà un cambio di strategia produttiva è già stato anticipato nei giorni scorsi in un incontro a Modena.

Da sinistra Tiziano Beldomenico, Lorenzo Morganti, Giacomo Scaloni, Maurizio Gabrielli e Francesca Casavecchi ai cancelli Cnh
Da sinistra Tiziano Beldomenico, Lorenzo Morganti, Giacomo Scaloni, Maurizio Gabrielli e Francesca Casavecchi ai cancelli Cnh

«Il gruppo mira ad aggredire il mercato per divenire primo in Europa e vuol puntare su una standardizzazione che punti prioritariamente sul prodotto di fascia medio-alta, trattori più grandi e più costosi. Ma la forza di Jesi, dove ora si lavora su sette, otto gamme per circa 250 varianti, è sempre stata la differenziazione e la capacità di venire incontro alle esigenze variegate del mercato. Ci è stato per ora garantito che resterà qui la realizzazione dei trattori più piccoli, le “specialine” richieste per l’utilizzo in vigneti e frutteti, che hanno rappresentato il 30% del prodotto e la salvezza del sito di Jesi. Ma chiediamo che ci sia chiarezza rispetto al timore che possano finire all’estero le produzioni di prezzo più basso sul mercato».

Da sinistra Tiziano Beldomenico, Lorenzo Morganti, Giacomo Scaloni, Maurizio Gabrielli e Francesca Casavecchi ai cancelli Cnh
Da sinistra Tiziano Beldomenico, Lorenzo Morganti, Giacomo Scaloni, Maurizio Gabrielli e Francesca Casavecchi ai cancelli Cnh

Sottolinea Fiom Cgil: «A Jesi dai 1.1100 lavoratori di un tempo si è passati agli attuali 780 e non si assume dal 2014. Da allora, ogni anno sono stati una ventina i giorni in media di cassa integrazione. Per il 2020 l’azienda ha detto di avere in programma 15 giorni di cassa nei primi tre mesi. Da aprile dovrebbe partire un aumento di volumi produttivi: dai 16.700 trattori con cui chiuderemo il 2019 un lieve incremento dovrebbe portarci a 17.300».