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Lavorare in “smart working” e gestire famiglia, tempo libero, ansia e stress: ecco come si può

Questa modalità organizzativa, adottata da moltissimi con l'emergenza covid, potrebbe portare alla mancanza di un confine netto tra le diverse sfere che compongono la vita di una persona. L'approfondimento con Roberta Cesaroni, life mental coach

Nella pagina online Strumenti e servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociale si legge che lo “Smart working (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività». Prima del covid era una parola nota ma non diffusa; poi la pandemia l’ha fatta entrare nel vocabolario quotidiano.

Nella rubrica “Il Caffè” del Corriere della Sera (pubblicata domenica 29 agosto, ndr) Massimo Gramellini ha scritto, a proposito del covid e del suo impatto sul mondo del lavoro e sulle relazioni,: “…gli uffici retrocedono un po’ alla volta, riducendo i metri quadrati degli affitti per trasferire una parte del lavoro nelle case provate, che già cominciano ad adeguarsi al nuovo corso, creando spazi condominiali comuni per chi, sposato con figli, non può trasformare in studio professionale un appartamento concepito in origine come dormitorio…”. Il nostro approfondimento con Roberta Cesaroni, life mental coach.

L’INTERVISTA

Roberta Cesaroni, life mental coach

Smart working, lavoro agile: ma quali sono stati gli impatti psicologici e sociali di questa modalità che è stata una risposta all’emergenza covid?
«Al di là della situazione emergenziale che ha “costretto” molte aziende a fare i conti con il lavoro da casa lo smart working è una modalità di lavoro alternativa che consente massima flessibilità sull’orario e sul luogo di lavoro per bilanciare esigenze lavorative e vita privata.
Che lo smart working abbia portato dei vantaggi è indubbio: sostenibilità ambientale, infatti le emissioni sono calate drasticamente in queste settimane; il tempo negli spostamenti, in smart working abbiamo tutti più tempo, possiamo posticipare la sveglia del mattino e fare qualche faccenda domestica o semplicemente stare con la nostra famiglia, i nostri amici.

Il tempo per stare con la famiglia è uno dei motivi principali per cui molti lavoratori hanno scelto lo smart working in passato: lavorare da casa consente di ridurre il contrasto lavoro/famiglia e non gravare sul bilancio familiare, mantenendo contemporaneamente il proprio posto di lavoro; molto importante lo smart working per i lavoratori disabili perché possono essere occupati, e anzi essi trovano uno spazio in cui essere assolutamente giustamente equiparati agli altri lavoratori».

Cesaroni, questi i benefici, ma abbiamo degli svantaggi? L’altra faccia della medaglia…
«Lo smart working nonostante permetta di avere più tempo libero purtroppo a volte non viene usato per sé. Infatti in assenza di impegni stringenti al di fuori del lavoro è quest’ultimo ad assorbire tutto il tempo sottraendolo alla cura del sé e quindi il rischio di passare al lavoro molto più tempo delle ore canoniche è molto alto.

Lo smart working potrebbe portare alla mancanza di un confine netto tra lavoro e casa e potrebbe portare le persone a sovralavorare, di fatto sottraendo tempo alle loro attività. Altra cosa negativa dello smart working è il fatto che viene considerato un lavoro di “serie B” con la conseguenza che le richieste familiari aumentino. Questo perchè la fatica derivante dall’accudimento dei figli durante l’orario di lavoro può sovrapporsi con il lavoro stesso.

L’ambito più critico è l’aspetto sociale del lavoro, l’organizzazione è un tessuto di conversazione. Questo vuol dire che a fare l’organizzazione non è solo e non è tanto la struttura formale, bensì tutta la sua rete interna. E questa è fatta di discorsi formali e informali, comunicati interni, discorsi aziendali, storie organizzative, fino ad arrivare alle quattro chiacchiere davanti alla macchinetta del caffè. Tutti questi elementi acquistano grande importanza, consolidano le gerarchie esistenti e ne creano di nuove, contribuiscono alla nascita di nuove idee, ma soprattutto costituiscono essenziali momenti di socialità per i lavoratori. L’essere umano è un animale sociale e con il covid ce ne siamo accorti, e per quanto i nostri colleghi possono non starci troppo simpatici rinunciare a questo contatto sociale potrebbe essere molto peggio… L’organizzazione virtuale diventa più sottile, i legami meno stretti, la condivisione e la cultura aziendale meno ampie e a fare le spese potrebbero essere le fasce più deboli della popolazione da sempre a maggior rischio di isolamento e segregazione.

Lavorare a casa: impatto uguale per donne e uomini? E poi fra colleghi? O tra datori di lavoro e dipendenti?

«L’impatto allo smart working tra uomini e donne è stato studiato attraverso una ricerca del dipartimento Pari opportunità, presidenza del Consiglio dei ministri, in partnership con il Centro Dondena per le dinamiche sociali e politiche pubbliche dell’Università Bocconi, progetto europeo Elena (Experimenting flexible Labour tools for Enterprises by engaging men and women)».

Father talking by phone and taking care of his baby

Lo studio nel dettaglio
Sono state analizzate le conseguenze dello smart working per uomini e donne attraverso un esperimento su un campione significativo di 300 dipendenti di una grande società italiana che non aveva mai utilizzato prima questa forma di flessibilità. Il campione è stato diviso in modo casuale tra soggetti “trattati” che hanno sperimentato per un periodo di 9 mesi il lavoro flessibile e soggetti “di controllo”, con caratteristiche osservabili simili, che non sono stati sottoposti alla politica del lavoro flessibile.
 
Gli effetti sulla produttività del lavoratore, il benessere del lavoratore (salute, umore, stress) e il bilanciamento vita-lavoro sono tutti positivi, sia per uomini sia per donne. Dopo quattro mesi dall’avvio, vediamo ogni mese un aumento della produttività dei lavoratori che hanno usufruito dello smart working (rispetto a quelli che non l’hanno sperimentato) che oscilla tra il 3% e il 4%.  

Per quanto riguarda la soddisfazione, l’utilizzo dello smart working fa aumentare mediamente per ogni lavoratore (uomini e donne) del 3,16% quella percepita per il proprio reddito (rispetto al lavoratore che non lo sperimenta), del 2,34% la soddisfazione per il lavoro, del 14% per il tempo libero e dell’8,73% per la vita in generale. Per alcune di queste dimensioni, il miglioramento è più accentuato per le donne rispetto agli uomini (figura 2). Inoltre, l’utilizzo dello smart working fa aumentare mediamente per ogni lavoratore del 6,6% la soddisfazione per il bilanciamento vita-lavoro (rispetto al lavoratore che non lo sperimenta), in particolare del 5,4% per gli uomini e del 7,94% per le donne.
«Lo studio ha quindi rilevato che lo smart working, è una misura utile per tutti, uomini e donne. Grazie a questo, è particolarmente promettente per ridurre le differenze di genere sul mercato del lavoro».

…e l’impatto sui bambini?
«Per loro è una situazione difficile da comprendere: i loro genitori sono a casa tutto il giorno ma non hanno tempo da dedicare loro. Quello che vorrebbero è la loro totale attenzione. Il suggerimento è coinvolgerli, motivarli, provare a chiedere il loro aiuto per fare le pulizie o cucinare. Certamente si impiegherà un’ora per fare ciò che normalmente si fa in 20 minuti, ma si sentiranno utili. Fatevi aiutare a caricare la lavatrice o a stendere il bucato e intanto approfittare del tempo trascorso insieme per parlare un po’. Sicuramente lo smart working con i figli non è la cosa più facile del mondo, ma permette di osservare da vicino la crescita dei bambini, ascoltare le loro emozioni, donare quel balsamo per l’anima, cioè carezze e baci di cui i bambini hanno necessità».

Woman with laptop working at home while listening music by headphones

In futuro con le incertezze della pandemia si potrebbe riproporre uno scenario simile per lo smart working. Qualcuno potrebbe invece comunque sceglierlo: quali consigli per affrontarlo al meglio?
«Campeggiava da tempo la dicitura “telelavoro”, Il mondo cambia in fretta, ci dicevano nelle università e nelle aziende. Tuttavia nulla avrebbe potuto prepararci a questo cambiamento così rapido e così radicale.
Per chi non è abituato a lavorare da casa può essere difficile mantenere concentrazione e produttività fra le quattro mura domestiche.
Può essere molto utile preparare un planning dove annotare le attività da svolgere in ordine di priorità.
Uno dei principali rischi dello smart working è la dispersione di concentrazione e di tempo. È importante non lasciarsi “travolgere” dal multistasking e concentrarsi su un’attività alla volta, definendo bene le priorità e curando la qualità del proprio lavoro. Fondamentale prendersi delle pause, per riuscire a gestire tutte le incombenze della giornata e mantenere un giusto bilanciamento fra le attività prettamente lavorative e quelle legate alla gestione della famiglia. È consigliabile pianificare bene tutti i compiti, stabilendo dei ritmi che alterano sessioni di lavoro a pause programmate».

Lavorare in smart working non significa lavorare h24…
«È importante scegliere un momento di inizio e uno di fine della propria attività lavorativa e concedersi pause. Organizzate gli spazi per lavorare al meglio cercando di ricavarvi uno spazio esclusivamente dedicato al lavoro».

Ansia e stress: cosa fare per gestirli?
«Per evitarli occorre partire da noi stessi. Senso di colpa, rabbia, tristezza, inadeguatezza non fanno bene alla salute; mentre imparare a gestire questi sentimenti negativi può ridurre di oltre il 20% i livelli di cortisolo, come dimostrato da uno studio. È tutta una questione di equilibri, o meglio di una ruota che gira e di una sana autostima.
Il primo livello di autostima nasce generalmente da un confronto tra sé e il mondo circostante, influenzato dalle relazioni sociali e quindi dal giudizio degli altri.
Spesso ci focalizziamo sui fallimenti, errori, difetti.
La mancanza di un sano senso di autoapprezzamento».

L’autostima e la ruota della vita
Con una sana autostima si è più inclini e aperte a creare relazioni, avendo rispetto e amore, poiché l’altro non sarà più considerato una minaccia, spiega Cesaroni.
«Avere una sana autostima vuol dire essere resilienti e quindi flessibili, in un momento come questo, la flessibilità è fondamentale. Gestire il lavoro in smart working vuol dire gestire bene il tempo, organizzare bene la giornata rispettando i valori.
Se ci domandiamo quale possa essere lo stile di vita ottimale per una donna, per una mamma, dobbiamo considerare le aree più importanti della nostra esistenza, le tre aree dell’autorealizzazione – autonomia, relazionalità, competenza che formano la Self Determination Theory (ruota della vita).

La scrittura
Per raggiungere un buon equilibrio queste aree devono essere ben allineate. Suggerirei di provare a scrivere (scrivere a mano diminuisce l’ansia, il solo fatto di impugnare una penna, guardarla mentre scorre su un foglio di carta e imprimere con l’inchiostro i propri pensieri è un potentissimo ansiolitico) e trasformare i pensieri negativi che si sta vivendo in positivi. Certi pensieri errati e negativi portano con sé una sorta di “calcificazione” che si istalla nella personalità e viene richiamato in automatico ad ogni ripetersi di una situazione simile.

La cristallizzazione emotiva
Questa cristallizzazione emotiva se non rimossa, diventa responsabile di un atteggiamento errato. Per fronteggiare questo tipo di atteggiamenti negativi può essere utile richiamare la tua attenzione ai punti fermi dei tuoi valori personali.
«Spesso sono le tue convinzioni a condizionare il modo di vivere, la serenità, la flessibilità, perché vengono sottovalutate le qualità, ognuno di noi ha 6 virtù e 24 potenzialità provate ad allenarle! Trasformate ciò che vi pare un difetto in un’opportunità di miglioramento, fate emergere le potenzialità per evidenziare i punti di forza soprattutto se si vuol vivere senza stress».