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Jesi

La Dafne liberata, sculture in miniatura a Palazzo Bisaccioni

La mostra dell'orafa jesina Giovanna Gavaudan allestita nel caveau di Palazzo Bisaccioni, in Piazza Colocci. L'oro accostato a pietre, opali, pizzi e materiali che ispirano poesia, eleganza, armonia, essenza

JESI – Inaugurata ieri pomeriggio, venerdì 17 novembre, la mostra “La Dafne liberata” a cura dell’orafa jesina Giovanna Gavaudan.
Giovanna Gavaudan
Giovanna Gavaudan

Curato nel dettaglio l’allestimento, nel caveau di Palazzo Bisaccioni in Piazza Colocci: i gioielli appaiono come per magia a scaldare l’ambiente, ricco di particolari. L’esposizione, visitabile fino al 19 novembre dalle 9.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30, accoglie tre sezioni: «Di “composizioni” fanno parte i gioielli nuovi – spiega l’orafa – Sculture in miniatura, sagomate con la testa e con il cuore perché aderiscano al temperamento di chi porterà quel tesoro. In “legami” sono racchiusi i gioielli di famiglia che ho recuperato: ecco che da un paio di gemelli d’oro nasce un bracciale ad esempio. Saper legare passato e futuro è una forma di sapienza che illumina l’anima. Ciò che amiamo, il gioiello antico, quello che ereditiamo da mamme, nonne e zie, al quale siamo affettivamente legati, si trasforma in nuove forme». Sintonie” è la sezione inedita: passamanerie, pizzi e merletti, diventano gioielli unici, bellissimi. «Queste passamanerie che ho ritrovato le ho letteralmente cucite con un filo sottile: la fusione costante tra culture diverse è il segreto della contemporaneità». Gioielli non sfarzosi, come nella personalità dell’orafa che, dopo essersi formata a Jesi, si è trasferita da quindici anni a Roma. La mostra è il frutto del percorso fatto in questi anni: passione, delicatezza, unicità. 

«Il mio cognome contiene la formula chimica dell’oro: Au. Mi piace pensare che creare gioielli sia davvero il mio destino  – spiega Giovanna Gavaudan – E lo seguo dal 1984 da quando a Jesi, da dove sono partita, ho iniziato a tessere la trama del mio progetto professionale intrecciando le mie radici e la mia storia. L’oro è il metallo che stuzzica la mia creatività: il più prezioso, duttile, antico, inattaccabile, che vive insinuato nelle viscere della terra, tra le rocce e l’acqua. Lo accosto a pietre, opali, pizzi e materiali che m’ispirano poesia, eleganza, armonia, essenza. Poi mi piace resuscitare gioielli dimenticati in un cassetto per restituirgli nuove forme di vita. Senza nostalgie, piuttosto con infinito rispetto per ciò che è stato e che può diventare».