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Jesi

Kettlebell, uno sport a prova di forza

Una discplina di grande resistenza fisica dalle origini antichissime ed in forte crescita. Campione mondiale è lo jesino Angelo Santinelli che ci confessa: «Questo spot insegna a lottare e soffrire. La testa è fondamentale, per sopportare la fatica e restare lucido»

L'iridato di kettlebell Angelo Santinelli durante la prova che gli è valsa il titolo

JESI – L’attrezzo da sollevare è la ghiria: una sfera di ghisa con maniglia, da 24 o da 32 kg, da sollevare, singola o in coppia, in serie dalla durata di 10 minuti in cui il peso non va mai posato a terra. Vince il maggior numero di sollevamenti nell’arco del tempo di prova. La disciplina è il kettlebell: antenati nobili in sport e pesi della Grecia antica, tradizione moderna nata nella Russia zarista. Il Campione del Mondo è uno jesino, Angelo Santinelli, 52 anni, iridato a Torino nella specialità biathlon 24 Kg, categoria Veterans. Un traguardo conseguito dopo due titoli italiani. Santinelli è allenato da Claudio Calvisi nella palestra Il David di Jesi.

Il gruppo, una ventina di praticanti fra i quali dieci agonisti, dal 2013 ad oggi ha centrato titolo italiano e un secondo posto agli Europei con Benedetta Borioni, terzi posti nazionali e europeo e secondo iridato di Mattia Romagnoli, due i piazzamenti da vice campione italiano con lo stesso Calvisi. «Il kettlebell- spiega Santinelli- è una lotta con l’attrezzo ma soprattutto con te stesso. Una lotta contro la stanchezza e la voglia di mollare». Calvisi, appassionato di sport di forza, questa realtà l’ha scoperta tramite un amico che la studiava e poi conosciuta a lefondo grazie all’incontro con Oleh Ilika, campione che ha portato il kettlebell in Italia e fondato la Federazione. Introdotto il kettlebell a Jesi, sono presto arrivati praticanti e risultati. «Me ne sono appassionato- dice l’iridato Santinelli- perché sono istruttore di arti marziali e in questo sport si sviluppano forza e velocità. L’ho trovato complementare a quello che facevo, fino a sopravanzarlo».

Diverse le specialità. Nello slancio si sollevano due ghirie (una sola per le donne) dall’altezza del petto fino a sopra la testa. Nello slancio completo le braccia sono distese verso il basso e le ghirie sono tenute in mezzo alle gambe, per poi portarle al petto e di lì sopra la testa. Nello strappo una ghiria va portata con un solo braccio dalle gambe a sopra la testa, con la possibilità di un cambio braccio nell’arco dei 10’ di prova. Il maggior numero di ripetizioni senza mai poggiare l’attrezzo decreta il vincitore. Nel biathlon due le prove: slancio e strappo, da 10’ ciascuna. In questo campo è arrivato il titolo di Santinelli. «Anche se ho fatto meno bene di quanto fossi riuscito a fare agli Italiani- racconta l’iridato- nella prova dello strappo ero andato in difficoltà e dopo 3 minuti volevo cambiare. Ma ho tenuto duro, perché il sinistro non è il mio braccio forte. E ho cambiato solo a metà tempo. Questo sport allena resistenza e forza, dando la possibilità di allenarsi anche in poco spazio. Insegna a lottare e soffrire. La testa è fondamentale, per sopportare la fatica e restare lucido».