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Jesi

Jesi, videosorveglianza ovunque: critica l’opposizione

La minoranza di centrosinistra non condivide pienamente quanto proposto dall'amministrazione civica guidata da Massimo Bacci, intenzionata a installare 130 occhi elettronici in città

JESI – Centotrenta nuove telecamere. Dal centro storico ai parchi. È il progetto da 500 mila euro varato dalla giunta, con tanto di richiesta al Ministero dell’Interno di finanziarne gran parte (350 mila euro). Per aumentare la percezione di sicurezza, si spiega da Comune, e fungere da deterrente per vandali e malintenzionati.

«Continuare ad affidare alla videosorveglianza la sicurezza dei cittadini non credo sia la soluzione – il parere di Lorenzo Fiordelmondo del Pd -. Soprattutto nel caso specifico di problematiche come quelle avanzate dai residenti del centro. L’uso della videosorveglianza, che è strumento solo repressivo, va adottato quando l’obiettivo non può essere raggiunto con modalità diverse. Affidare per altro ad una sola ed ipotetica previsione sanzionatoria una soluzione che attiene invece più ad un aspetto culturale, non raggiunge l’obiettivo. Ed impone a tutti i cittadini che vivono e frequentano l’ambiente sorvegliato, una costrizione della loro libertà di poter circolare nei luoghi pubblici, senza essere “sorvegliati”. Nel caso del centro storico, occorre ricercare, con un confronto anche serrato, un punto di equilibrio tra tutti i diritti in gioco, quello sociale e residenziale, quello economico e quello alla sicurezza. Tutte legittime istanze del nostro tessuto cittadino che possono trovare un punto di incontro. Con l’adozione di iniziative o con il suggerimento di misure idonee alla pacifica convivenza. Occorre ovviamente che l’Ente comunale si faccia carico di guidare il percorso, in tempi e modalità congrue alle aspettative. La sola misura della videosorveglianza, che è per legge strumento meramente sussidiario, rischia di soddisfare più un’esigenza punitiva che la riattivazione di un’attenzione civica e civile, utile ad uno stabile equilibrio».

«Le telecamere – il parere di Samuele Animali di Jesi in Comune – puntano soprattutto sulla percezione degli elettori. Annunciate dunque più e più volte, ci si è però resi conto che il bilancio costi benefici non è oggettivamente vantaggioso. Ora vengono rimesse al centro del dibattito perché non si sa come altro far fronte ad una serie montante di doglianze che riguardano il centro, i parchi ecc. Sono utili come supporto alle indagini di polizia, e in questo senso hanno anche una funzione deterrente rispetto ai reati più gravi, ma poco incisive sul degrado in senso stretto, che il più delle volte è effetto di comportamenti border line. La copertura capillare del territorio, peraltro, è tecnicamente ed economicamente improponibile, oltre che rappresentare una minaccia concreta per la privacy. Fossi io il Sindaco metterei in piedi misure che hanno meno impatto dal punto di vista comunicativo, ma sono oggettivamente più efficaci nel medio termine, come il potenziamento della presenza “in strada” di figure di vigilanza e di assistenza, ma anche di educatori, associazioni. Inoltre provvedimenti che incidano sull’impianto sociale ed urbanistico della città, per esempio sviluppando la cura quotidiana e progetti di più ampio respiro per luoghi attualmente trascurati, o definendo in maniera univoca le regole che permettono di conciliare svago, commercio e residenza».