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Jesi

Jesi, torre Erap: «Pietra tombale sulle speranze di un quartiere»

Non si placa la polemica fra sindaco e Jesi in Comune sul palazzone popolare di via Tessitori, all'indomani della sentenza del Tar Marche favorevole all'amministrazione

JESI – «Una pietra tombale sulle speranze di un quartiere». Così Jesi in Comune definisce la torre Erap di via Tessitori, parafrasando polemicamente quanto dichiarato dal sindaco Massimo Bacci in merito alla sentenza del Tar Marche che dà ragione al Comune. L’edificazione del palazzo destinato alla locazione primaria a canone moderato va dunque avanti. Trenta gli appartamenti previsti.

«C’è poco di che andare fieri – tuonano i consiglieri Coltorti, Santarelli e Animali -. Inutilmente sgarbato ed aggressivo, il sindaco, accecato dall’altissima considerazione di sé stesso, prende a pretesto la sentenza del Tar per esprimersi in maniera sprezzante nei confronti di chi osa contraddirlo. Se però non ha rispetto per i suoi avversari politici ne abbia almeno per la gente comune che ha espresso ripetutamente il proprio disagio per quel che succede a San Giuseppe e per chi, anche professionisti (che non avrebbero altrimenti nemmeno patrocinato il ricorso…) ha articolato una serie di dubbi e di proposte per risolvere quello che la stessa amministrazione ha sempre riconosciuto come un vulnus al quartiere. Salvo affermare che non era possibile fare nulla per evitarlo.

In realtà ora scopriamo, dalle stesse parole del Sindaco, che è ‘solo’ un problema di risorse da destinare ad altro e non di impossibilità giuridica: l’Erap (regione) avrebbe perso il finanziamento (della Regione!). Nessuna giuridica impossibilità dunque, ma la scelta meno complessa e costosa. Politicamente legittima ma non per questo esente da possibili critiche».

Ecco, quindi, il suggerimento. «Il sindaco abbia la decenza almeno, se non il rispetto, di non parlare di inganni, termine offensivo per chi ha la colpa soltanto di non pensarla come lui, ma anche per la stessa dignità di chi lo usa – rincara la dose Animali -. Troppo preso dall’astio rancoroso della sua filippica dimentica anche di leggere per intero la sentenza, altrimenti si renderebbe conto di come la scelta di fare firmare il ricorso ad un residente anziché al comitato ha garantito il pieno riconoscimento dell’interesse ad agire, come appunto spiegato in sentenza.

Infine il povero pensionato di cui parla il sindaco con disprezzo non era certo solo, sebbene la scelta di ricorrere all’autorità giudiziaria fosse certamente l’ultima spiaggia rispetto ad una questione che, insistiamo, è politica e riguarda un’intero quartiere e le persone che lo abitano».