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Jesi

Jesi, giù i tigli di Viale Trieste. L’agronomo Zanzi: «Ogni azione che si farà su un albero avrà ripercussioni su tutti»

I Garanti del Verde rimangono fermi sulla loro posizione, dicendosi contrari all'abbattimento e condividendo con la città la relazione redatta dall'agronomo. Ecco cosa dice

La mobilitazione di viale Trieste

JESI – Lo stop all’abbattimento è arrivato il 19 luglio, proprio dall’assessore all’ambiente Alessandro Tesei, che aveva bloccato le operazioni per una settimana, così da consentire – gratuitamente e in tempi stretti – all’agronomo di fama internazionale Daniele Zanzi di produrre una relazione. Dopo la lettura del documento, l’Amministrazione ha deciso il 26 luglio di proseguire con l’abbattimento, specificando che «Quello di Zanzi non è un documento tecnico su cui l’Ufficio Tecnico del Comune può basarsi. Non è sufficiente a poter fermare l’abbattimento programmato dei quattro tigli».

Ma cosa emerge dalla relazione di Zanzi?

La relazione è stata redatta grazie a fotografie e materiale richiesto e fornito dai Garanti del Verde. Si legge nel testo di Zanzi:

  • Trattasi di un viale di tigli ibridi di grande rilevanza storica e paesaggistica (come risulta anche dalla documentazione d’archivio) che, oltre al valore ambientale, rappresenta un forte elemento caratterizzante ed identificante la comunità.
  • Siamo in presenza non di singole piante, ma di un unicum che da decenni convive e si sostiene mutualmente. Questo mutualismo è ben evidenziabile dalle riprese effettuate con drone dall’alto ove si notano le continuità di vegetazione e lo stretto legame che collega le diverse individualità. Ogni azione che si andrà dunque a fare su un singolo individuo, avrà, nel tempo, ripercussioni sull’intera comunità.
  • Ogni intervento sarà da valutarsi anche e soprattutto nella sua dimensione temporale, ovverosia si dovranno considerare le conseguenze che nel tempo ogni modifica su un singolo individuo avrà sull’intero gruppo.
  • Il rinnovo progressivo di un’alberata storica si rileva spesso fallimentare: i nuovi soggetti piantati si trovano infatti a vegetare in condizioni in cui sarà difficilissimo per loro produrre energia per una crescita vigorosa e sana. a sottomissione ad altri soggetti dominanti e la mancanza di luce li costringerà ad uno sviluppo ridotto e stentato. L’ipotesi di un rinnovo graduale è solo teorica e si scontra con ciò che nella realtà avviene.
  • Trattandosi in questo caso di un filare storico consolidato, vorrei solo rimarcare la necessità, prima di prendere qualsiasi decisione irrimediabile, di ben valutare tutti gli aspetti connessi. In fondo alberi che erano giudicati a rischio di schianto immediato, sono ancora lì; mentre, penso, ne siano caduti altri che non destavano esteriormente alcuna preoccupazione.
  • Tutti i metodi applicati comunque forniscono solo una valutazione puntuale e statica dell’albero. Ovverosia, danno immagini limitate ad un singolo punto o area radiale localizzata (e non delle diverse parti) dell’albero e per di più in quiete, cioè in assenza di quei fenomeni esterni (vento in primis) che scatenano i cedimenti degli alberi.
  • Le analisi effettuate sono concentrate sui difetti riscontrati al castello dove sono ben evidenti cavità e marciumi le cui origini sono da ricercarsi negli scriteriati interventi di potatura eseguiti nei decenni scorsi.
  • Il collega Pestalozza (autore della seconda perizia, ndr.) riduce a quattro i soggetti da rimuovere (stando alla relazione di Zanzi, la prima perizia del dott. Pazzi prescriveva l’abbattimento di tutti i dodici tigli saggiati). Nella sua analisi con tomografo Arbotom non sono effettuate le correzioni geometriche del fusto, che viene assimilato ad una sezione perfettamente circolare; nella realtà non è cosi: gli alberi per compensare i vuoti accumulano in determinate zone della propria sezione legno adattivo di compensazione, in ciò aumentando la percentuale di legno resistente e quindi la loro capacità di tenuta. Probabilmente quindi le sezioni presentate sono peggiorative di quello che in realtà è.
  • Non vengono considerate le interazioni che i diversi alberi hanno tra loro e quindi l’effetto che la soppressione di un individuo potrebbe avere sui soggetti contigui o sull’intero insieme.
  • Analizzando il materiale fotografico inviato riguardante i quattro soggetti da eliminare ritengo – ma si potrà essere più precisi solo dopo sopralluogo in loco – che esistano ancora spazi per aumentare i coefficienti di sicurezza dei soggetti 309-303-304 mediante interventi ripetuti negli anni di potatura con contenimento della biomassa epigea; tali interventi saranno di difficile applicazione sul soggetto 302 che presenta rami epicormici filati e mancanza di chioma completa su di un lato.
  • Ho riscontrato anche anomalie di crescita e di colorazione delle foglie a carico di circa cinque esemplari (uno sicuramente sul lato sinistro del Piazzale Stazione). Su questi soggetti sarebbe bene svolgere approfondimenti.

Leggi tutta la relazione qui!

I Garanti del Verde commentano: «L’agronomo è aperto ad un confronto con il collega che ha firmato la perizia Dendrotec, confronto che l’amministrazione non è interessata a concedere nonostante il contenuto della tempestiva relazione di Zanzi. Del resto – continuano i Garanti – esiste un progetto del Comune di Jesi (datato Marzo 2022) complementare a quello di restyling della stazione a cura di Ferrovie Italiane che, per migliorare la fruibilità di Viale Trieste e riorganizzare il piazzale della Stazione, prevede la demolizione di parte delle aiuole e la loro sostituzione con arbusti striscianti».

A qualche giorno dal possibile abbattimento, i Garanti del Verde rimangono fermi: «Nonostante ci sia stato chiesto a più riprese, non daremo mai il nostro assenso all’abbattimento di 3 tigli secolari che, secondo uno dei più autorevoli agronomi a livello nazionale, sono ancora salvabili. Voler mettere a tutti i costi una pietra tombale ora sulla questione, significa mettere in pericolo la salute dell’intera alberatura, già compromessa da anni di capitozzature selvagge».