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Jesi

TEDxYouth@Jesi, le idee cambiano il mondo. L’intervista ai protagonisti

Un evento dal respiro internazionale, che ha incantato il pubblico con l'intervento di 7 giovani speaker. Per capire meglio l'importanza di questa iniziativa, ce la siamo fatta raccontare da chi l'ha vissuta in prima persona

JESI- Un evento dal respiro internazionale, quello che si è tenuto ieri, 1 giugno, alla Fondazione Colocci. TEDxYouth@Jesi “Anime Salve” ha incantato il pubblico con l’intervento di 7 giovani speaker, che hanno solcato il palco con talk di ambito diverso, eppure legati da un unico importantissimo tema: la relazione con l’altro.

«Un’iniziativa che ha permesso ai ragazzi di confrontarsi e lavorare in team in vista di un evento che punta al cambiamento del modo di pensare e al raffinamento del giudizio critico», spiega Roberta Cardinali, insegnante di matematica e fisica al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Jesi, nonchè organizzatrice di TEDxYouth in città.

Per capire meglio l’importanza di questa iniziativa, CentroPagina ha incontrato Roberta e i giovani speaker di TEDxYouth@Jesi.

Roberta, come ti è venuto in mente di proporre e coinvolgere i giovani in questo progetto?
«Insegno matematica e fisica da quasi 15 anni, e ho la consapevolezza che queste materie risultino ostiche e traumatiche per gli studenti. Mi sono sforzata, allora, di trovare dei modi per stimolare il loro interesse. Ho lavorato per ottenere l’abilitazione CLIL (Content and Language Integrated Learning ndr), così da poter sostenere le lezioni in lingua inglese: come tesi finale dovevo presentare un video su Galileo Galilei, e quindi ho deciso di coinvolgere i miei studenti per realizzarlo. Vedendoli entusiasti ho deciso di proseguire in questo tipo di attività “alternative” e ho proposto loro di partecipare a Ted Educational. Il mio desiderio è quello di creare una piattaforma attiva e fervida di incontro che possa animare la Vallesina: credo che i giovani debbano poter incontrarsi per discutere, evolvere, ascoltare. Le idee, per me, cambiano il mondo».

Come ci si prepara ad un evento TED?
«Prima di tutto l’organizzazione TED invia dei formatori di public speaking, che insegnano proprio la logica da adottare per la costruzione di una comunicazione efficiente. Dopo la fase di formazione, i ragazzi si confrontano sulle tematiche che hanno a cuore, scrivono e revisionano i testi delle conferenze, traducono in lingua inglese per inviare gli speech alla base TED in America, organizzano le riprese e montano il materiale. La cosa che trovo interessante è che ognuno viene valorizzato nelle proprie qualità: chi è bravo a parlare, chi è bravo a scrivere, chi è bravo a riprendere, tutti hanno spazio all’interno del team».

Che tipo di rapporto hai instaurato con i ragazzi?
«Mi è rimasto nel cuore un episodio particolare. Eravamo in piazza della Repubblica per montare il logo TEDxYouth per un servizio fotografico, quando una studentessa di 14 anni mi ha detto: “Professoressa, io mi sento parte di una squadra”. È stato un percorso molto stimolante, devo a loro molto e li ringrazio, perchè senza il loro entusiasmo e la loro freschezza questo evento non sarebbe mai stato realizzato».

Anche i giovani speaker che hanno portato il loro talk di fronte alla platea esprimono entusiasmo e riconoscenza per questa occasione: «Parlare di fronte a 100 persone è una sensazione molto bella, perchè ho trattato di cose che desideravo dire e comunicare, e che sono frutto della mia esperienza personale più che scolastica», dice Daniele Isidoro, studente di Giurisprudenza all’Università degli Studi di Trento.

Ragazzi, come vi siete rapportati alla tematica della relazione con l’altro, in questo tempo socio-politico che sembra invece puntare all’individualismo piuttosto che alla collettività?
«C’è un’armonia mancata nella comunicazione tra le persone e un’invasiva idea di egoismo nella società. Ognuno di noi, in ambiti diversi e con testimonianze diverse, ha tentato proprio di dare valore al rapporto umano, essenziale in ambiti che sembrano non essere correlati tra loro» spiega Paolo Capriotti, studente del Liceo Classico Vittorio Emanuele II.

Una tematica, quella della collaborazione, che si rispecchia anche nel modus operandi dei ragazzi nella preparazione dell’evento: «Il tema dell’alterità ci ha influenzati tantissimo anche nel tempo precedente alla conferenza in sè. Abbiamo sempre lavorato insieme, ed è stato chiaro che, oltre a valere per noi stessi, abbiamo acquisito un valore in quanto “uomini sociali” in mezzo agli altri – dice Virginia Barchiesi, studentessa del Liceo Classico Vittorio Emanuele II -. Nonostante abbiamo background diversi, età differenti e interessi distinti, ci unisce l’urgenza di comunicare».

«La platea di persone che ci ha ascoltati è eterogenea, ed è interessante vedere che persone diversissime annuiscano a concetti che sono in “controtendenza” rispetto al clima culturale contemporaneo. Sembra che, in fondo, ciò che sappiamo davvero in quanto esseri umani resti inscalfibile nonostante le contingenze socio-politiche» racconta Daniele Isidoro.

È importante inserire all’interno della formazione scolastica inziative come queste? Cosa manca secondo voi alla scuola?
«Credo che la scuola abbia come obiettivo quello di formare persone con capacità critica. TED ci ha permesso di mettere a frutto la voglia di comunicare le idee in cui crediamo e che sviluppiamo, condividendole con gli altri» dice Virginia Barchiesi.

«L’idea è che sia uno strumento: la scuola ha il compito di fornire agli studenti gli strumenti che sono utili per proseguire gli studi e lavorare, ma anche per affrontare la vita. Come format TED apre delle prospettive, perchè fa comprendere che esiste un modo paritario per confrontarsi con gli altri», dice Mirko Donninelli, studente della Classe di Storia Antica e Filologia Classica della Scuola Normale Superiore e laureando in Lettere Classiche presso l’Università di Pisa.

Conclude Daniele Isidoro: «È importante portare eventi così  all’interno di piccole realtà di provincia e nelle scuole: un format internazionale come TEDx può contribuire a ravvivare un tessuto che a volte sembra irrilevante o addormentato, oltre ad aiutare noi studenti ad essere riconosciuti all’estero nel nostro percorso di studi».