Jesi, taglio del nastro per il “rinnovato” asilo Romero

Con 287 posti, le nove strutture per l'infanzia arrivano a coprire il 33,20% degli 864 bambini nati nel triennio, proiettando la città ai vertici nazionali

L'asilo Romero a Jesi

JESI – Inaugurazione odierna per il “nuovo” asilo Romero, rinnovato per renderlo ancora più funzionale a beneficio dei bambini da zero a tre anni che lo frequentano (60 i posti disponibili).

«Il taglio del nastro – spiega l’amministrazione – è stato l’occasione per far due conti e registrare che Jesi è uno dei pochi Comuni d’Italia a rispettare il cosiddetto “Obiettivo di Lisbona”, vale a dire una dotazione di asili nido e centri per l’infanzia capaci di ospitare almeno il 33% dei bambini da 0 a 3 anni. Con 287 posti, infatti, le nove strutture della nostra città arrivano a coprire il 33,20% degli 864 bambini nati nel triennio. Un risultato importante, frutto di un lavoro intenso dell’Amministrazione comunale per riuscire a garantire, oltre al servizio pubblico, anche una sinergia con il privato a tariffe concordate».

L’asilo Romero a Jesi

Soddisfazione da parte del sindaco Massimo Bacci e dell’assessore ai servizi educativi Marisa Campanelli, intervenuti alla festa per celebrare il completamento dei lavori al Romero – oltre 120 mila euro l’investimento – finalizzati all’adeguamento antincendio e al miglioramento del comfort ambientale.

«Oltre ad un personale altamente qualificato e professionale, infatti – evidenzia la giunta Bacci -, nelle strutture pubbliche comunali è stato avviato un programma che coinvolge una psicologa-psicoterapeuta per un’attività di formazione, di ascolto e supervisione in gruppo con il personale insegnante e ausiliario. Contro i casi di maltrattamento registrati in altre città e di cui la cronaca nazionale si è occupata, il percorso avviato dal Comune di Jesi è assolutamente innovativo e coerente con un obiettivo di fondo: prendersi cura di chi cura la crescita dei più piccoli. Un percorso che supera l’idea delle telecamere nelle scuole dell’infanzia, perché punta alla prevenzione. Un’attività che è diventato un modello di studio a livello nazionale, preso in esame dall’Ordine degli Psicologi che insieme al Ministero dell’Istruzione sta studiando una proposta per individuare i migliori strumenti contro il fenomeno del maltrattamento dei minori a scuola».