Jesi-Fabriano

Jesi, San Nicolò e Giuseppine: quel “bacio” che non va giù. L’ex sindaco Fava: «Ha perso Jesi»

Per il già primo cittadino: «San Nicolò mortificata per sempre per una stanza in più, certe compiute sono peggio delle incompiute»

"L'incontro" fra San Nicolò e Giuseppine

JESI – Quel “bacio” in quota che sembrano scambiarsi lo spigolo di ciò che sta sorgendo dal recupero dell’ex convento Giuseppine e il muro medievale della vicina chiesa di San Nicolò, non è un bacio d’amore. Lo ravvisa con amarezza l’ex sindaco Gabriele Fava, commentando l’esito della vicenda che ha visto, di recente, l’amministrazione comunale approvare la soluzione definitiva per superare lo stallo che, con lo stop della Soprintendenza nel maggio 2022, si era venuto a creare nel recupero proprio delle Giuseppine. Qui si stanno realizzando residenze private e spazi per i servizi per le disabilità nell’ambito dell’utilizzo della eredità Cesarini e il fermo aveva riguardato il punto di contatto fra i due edifici. Vi sarà distacco ma, come mostra l’immagine, non troppo e non come Fava, e con lui l’ingegner Massimo Belcecchi e altri che si sono mossi negli anni a tutela di San Nicolò, speravano. Proprio Fava e Belcecchi, al Piano di recupero modificato, avevano presentato le proprie osservazioni che, però, non sono state accolte.

“L’incontro” fra San Nicolò e Giuseppine

Fava dice: «A perdere non è chi si è sempre battuto per San Nicolò ma la città. Ha perso Jesi. Non è la prima volta che l’interesse privato prevale su quello pubblico. Se almeno la Soprintendenza avesse mantenuto quella distanza costante terra – cielo di un metro e 60 centimetri…invece, di fatto, abbiamo mortificato per sempre San Nicolò per una stanza in più alle Giuseppine. Vero che rispetto ai precedenti progetti, illegittimo il primo e legittimo il secondo solo perché fra l’uno e l’altro le norme erano state nel frattempo cambiate, c’è un piccolo passo avanti. Ma per l’eternità abbiamo perso la guerra per dare dignità a San Nicolò. Offendendo la memoria di Alvise Cherubini, che la chiesa l’ha salvata dalla demolizione trovando i soldi per il restauro, e Aldo Impiglia, che con Italia Nostra tanto si era battuto. Mi è stato detto che andava evitata una incompiuta in piazza Pergolesi ma dico che certe compiute sono peggio».

L’amministrazione, nell’annunciare la soluzione, aveva detto: «La chiesa di San Nicolò, gioiello architettonico del sec. XII, sarà architettonicamente autonoma rispetto all’edificio delle ex Giuseppine. La Giunta comunale ha infatti approvato definitivamente la variante al piano di recupero che si sostanzia proprio nell’eliminazione, rispetto al progetto originario, del corpo agganciato alla navata destra della chiesa. Non ci sarà dunque nessun tunnel come inizialmente previsto, ma un passaggio terra-cielo che permetterà di raggiungere la corte interna dell’edificio delle ex Giusepine, ad uso pubblico e pensata per consentirne una fruizione ottimale da parte di cittadini e turisti, da dove poter così ammirare le absidi medievali della chiesa di San Nicolò. Con l’approvazione definitiva della variante che contempla il nuovo progetto approvato dalla Soprintendenza, si supera dunque lo stop imposto dalla stessa che nella primavera 2022 aveva bloccato i lavori del cantiere proprio in prossimità del punto di contatto tra la chiesa e le ex Giuseppine .È stato questo il risultato di un lungo lavoro che ha visto l’Amministrazione comunale fortemente impegnata a favorire un percorso che potesse contemperare la piena valorizzazione della chiesa con il recupero di un edificio, qual è quello delle ex Giuseppine, che pure ha una forte valenza storica e la cui ristrutturazione – che diversamente sarebbe rimasta incompiuta – contribuisce a qualificare la stessa Piazza Pergolesi».

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