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Jesi

Jesi, il commosso ricordo delle famiglie per la benemerenza ai Martiri di Montecappone

Anche da Agrigento e da Sant'Eufemia di Aspromonte per la cerimonia in onore delle vittime della strage nazifascista del 20 giugno 1944. Consegnata ai familiari la cittadinanza benemerita alla memoria

Al centro l'intervento di Pasquale Graceffo, nipote Calogero, fra i sette Martiri di Montecappone

JESI – Una commossa cerimonia, nel segno di una Memoria lontana nel tempo ma ancora vivissima nella mente. Quella dei sette Martiri di Montecappone, vittime a Jesi della strage nazifascista del 20 giugno 1944. Oggi, nella ricorrenza dell’evento, sul luogo del loro eccidio e del cippo che ne riporta i nomi e commemora la vicenda, la cerimonia con la quale è stata ufficialmente consegnata ai familiari dei sette giovani la civica benemerenza alla memoria che è stata loro conferita, con voto unanime, dal Consiglio comunale.

Il monumento ai martiri di Montecappone

Per essere presenti alla ricorrenza, quest’anno per forza di cose dalla partecipazione ridotta nel rispetto delle norme anti-contagio, sono arrivati anche da molto lontano, come i nipoti rispettivamente di due delle vittime, Calogero Graceffo e Vincenzo Carbone: il primo dalla siciliana Agrigento, il secondo da Sant’Eufemia di Aspromonte, provincia di Reggio Calabria. Ha ricordato Pasquale Graceffo, nipote di Calogero: «Sin da piccolo ho sempre avuto presente nei miei pensieri questo mio zio che, per motivi anagrafici, non ho potuto conoscere, e la sua storia. Queste mie parole di oggi le ho tante volte ripetute ad Agrigento, nel corso delle celebrazioni per la Festa della Liberazione del 25 Aprile, ricordando l’importanza di non dimenticare mai quanto è accaduto». Le parole di Grazia Carbone, 88 anni, sorella ancora in vita di Vincenzo Carbone, sono state invece affidate alla lettura di una sua lettera da parte del nipote Vincenzo: «Mio fratello è diventato un pezzo di storia di Jesi, insieme ai suoi sei fratelli falciati a Montecappone. Jesi ha accolto Vincenzo come un figlio e noi ci siamo sentiti parte di una grande famiglia. E io ricordo come mi è stata accanto la famiglia Saveri, quando venni a Jesi per riportare a casa Vincenzo. Sono riconoscente a Jesi per come ha onorato queste sette giovani».

Parole e ricordi che hanno accomunato al Cippo la consegna della civica benemerenza a familiari e discendenti dei sette giovani: Carlo e Franco Cecchi per Francesco Cecchi, Carla Saveri per Mario Saveri, Luca Fabbracci per Armando Angeloni e Luigi Angeloni. Del solo Alfredo Santinelli non è stato, ad oggi possibile rintracciare parenti tutt’ora in vita ai quali consegnare il riconoscimento.

«È il dovere della Memoria che ci porta qui ogni anno- aveva detto in apertura il sindaco Massimo Bacci– per dei nostri concittadini condannati, senza processo, solo perché probabilmente alcuni di loro si erano battuti per il bene supremo della libertà». Al presidente del Consiglio comunale, Daniele Massaccesi, il compito di leggere la motivazione della benemerenza: «A perenne ricordo del sacrificio di tanti giovani, di diverse parti d’Italia, che hanno creduto e combattuto per la libertà e la democrazia, e per esse sono caduti e sono stati barbaramente uccisi, oggi, in un momento di pace e di assodata libertà, la Città di Jesi intende onorare Calogero Graceffo,Vincenzo Carbone, Armando Angeloni, Luigi Angeloni, Francesco Cecchi, Alfredo Santinelli e Mario Saveri e quel triste giorno del 20 giugno 1944, occasione di una morte orribile, senza processo, e con una sola sentenza. Perché i valori della democrazia devono prevalere sempre, in ogni tempo e contro ogni dittatura e sopruso, e per ricordare la liberazione dal regime nazi-fascista».

A concludere la cerimonia la lettera della senatrice Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Cervi di Gattatico, che ha tracciato un parallelo fra l’eccidio dei sette fratelli Cervi e quello dei giovani di Montecappone, quindi la chiusura dell’assessore alla cultura Luca Butini.