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Jesi

“Il Diritto alla felicità”, un libro tra giurisprudenza, storia e filosofia

Una riflessione sul rapporto tra gioia individuale e contesto socio-economico. L'autore Roberto Tiberi, avvocato e giornalista, ha raccontato, a Palazzo della Singoria di Jesi, il segreto per la costruzione di individui e contesti felici

Un momento della presentazione

JESI- Poesie, canzoni, filosofi, pensatori e campagne pubblicitarie se ne occupano da sempre. È stata persino creata un’apposita giornata internazionale: il 20 marzo di ogni anno si celebra la felicità.

La giornalista Rai Flavia Fazi legge dei passi dell’introduzione del libro di Roberto Tiberi

«Una tematica che davvero riguarda tutti», così l’ha definita la giornalista Rai Flavia Fazi, sabato scorso, 30 marzo, al Palazzo della Signoria di Jesi, durante la presentazione del libro “Il diritto alla felicità”, firmato dall’avvocato e giornalista Roberto Tiberi.

«Si è felici solo se si vive in un contesto felice», sottolinea il sindaco Massimo Bacci. Il focus dell’incontro, infatti, la dimensione collettiva come fattore necessario per «la ricerca della felicità individuale – sottolinea l’autore Tiberi -. Questa è possibile solo se s’inserisce in un progetto pubblico. Ce lo hanno sempre detto i grandi autori. Ludovico Muratori, Cesare Beccaria, e Gaetano Filangieri, oppositori di individualismi ed egoismi».

Per questa quinta fatica editoriale, Tiberi prende spunto dal “Trattato dei nuovi danni” di Paolo Cendon, che lo ha ispirato nella scelta del titolo. È nato così “Il diritto alla felicità”, prima pubblicazione di tematica non solo giuridica, ma storico-filosofica, è stata inviata al Quirinale e ha ricevuto il ringraziamento autografo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Si presenta come un testo per tutti, dal linguaggio volutamente chiaro e semplice, su un tema difficile da circoscrivere. «È più facile dire cosa ci renda felici che definire la felicità – ha sottolineato Tiberi -. Se ne sono occupati filosofi, giuristi, teologi, economisti: da Seneca a Kant, da Epicuro a Schopenhauer, a conferma di come la felicità, termine oggi abusato, sia qualcosa d’inafferrabile e complesso».

Un momento della presentazione

Eppure “felicità” non è parola racchiusa nella Costituzione italiana. Come poter garantire allora il diritto costituzionale ad essa? A rispondere è Renato Balduzzi, professore ordinario di Diritto all’Università Cattolica di Milano e Ministro della Salute del governo Monti: «Questa lacuna non è rilevante. La felicità non è quantificabile, né ha un tetto. Più che di diritto alla felicità si dovrebbe parlare di diritto alla ricerca e al perseguimento della felicità stessa. Per l’Homo Technologicus di oggi essere felice è avere libertà di perseguire ciò che desidera».

Riguardo il rapporto felicità-denaro, Balduzzi ha ricordato un famoso paradosso dell’economia: «L’aumento della ricchezza non sempre comporta l’aumento della felicità. L’economia statunitense è la più florida, ma gli Usa si piazzano solo al diciannovesimo posto nella classifica dei paesi più felici del mondo. Secondo il World Happiness Report, troviamo al primo la Finlandia. Nel 2019 l’Italia risale la classifica, passando dalla quarantasettesima alla trentaseiesima posizione».

Se felicità e benessere si collegano al Pil fino a un certo punto, le parole chiave del libro di Tiberi sono invece salute, in senso fisico, mentale e sociale, relazione, pace, solidarietà e futuro. Tiberi dedica un intero capitolo alla “sicurezza”, perchè «la serenità è messa in crisi dalla sempre crescente criminalità, ma non c’è libertà se non c’è sicurezza. E non c’è sicurezza se non c’è giustizia. Per essere felici bisogna anche essere sicuri».

Il libro, edito da Novalogos, ospita la prefazione di Franco Venarucci, magistrato di Corte d’Appello a Perugia, e l’introduzione di Pierfranco Bruni, scrittore, poeta e candidato al Nobel nel 2017.