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Jesi

Jesi, dal Pnrr 7,5 milioni per un secondo ospedale vicino all’Urbani

Una nuova struttura per un ospedale e una casa di comunità, al Murri la centrale operativa territoriale. «Jesi è stata una roccaforte fondamentale per affrontare la pandemia e lo meritava» dice l’assessore Saltamartini

Da sinistra Marialuisa Quaglieri, Massimo Bacci, Nadia Storti, Filippo Saltamartini, Lindita Elezi

JESI – Sette milioni e mezzo di euro di investimento, destinati a realizzare, in una nuova struttura adiacente al Carlo Urbani, ospedale e casa di comunità e, al vecchio Murri, una centrale operativa territoriale. Risorse dal Pnrr destinate al potenziamento della rete sanitaria e assistenziale di Jesi e rivolta all’intero ambito di riferimento. «Perché Jesi è stata una roccaforte fondamentale per affrontare la pandemia e lo meritava» dice l’assessore regionale alla sanità, Filippo Saltamartini, nel presentare in Comune, accompagnato dalla direttrice generale dell’Asur Nadia Storti, il progetto e la scelta a riguardo della Regione. Ad accoglierlo, e ringraziare la Giunta regionale, il sindaco Massimo Bacci e l’assessora comunale alla salute Marialuisa Quaglieri.

L’ospedale Carlo Urbani di Jesi

Spiega Saltamartini: «Le schede progettuali, di questo e degli altri interventi legati al Pnrr, sono state inviate al Ministero. Si dovrà poi passare alla progettazione esecutiva. Le condizioni del Pnrr prevedono che i lavori debbano essere completati nel 2026. Siamo nei tempi, grazie alla dottoressa Storti e agli ingegneri, perché è stato fatto un lavoro non piccolo».

È la direttrice Storti a illustrare: «La nuova struttura sarà realizzata in un’area limitrofa all’Urbani, in prossimità del parcheggio, una superficie ceduta in comodato d’uso gratuito, da stipulare, dal Comune. Ospiterà ospedale e casa della comunità, completando così il ciclo della continuità assistenziale sul territorio. L’ospedale di comunità sarà utile per la fase di cure intermedie che non necessitano o non necessitano più dell’assistenza di un ospedale di primo livello, gestendo la fase della post acuzie e sgravando dalla cura di questa l’Urbani. Sarà una struttura di medicina generale dove il medico di medicina generale ha l’ausilio di infermieri, oss e attività più specialistiche, anche considerata la vicinanza dell’ospedale di primo livello. Potranno accedervi, trovando posti letto, pazienti in arrivo da casa o dimessi dall’Urbani o che non necessitano di ricovero in pronto soccorso ma vanno stabilizzati».

Quanto alla casa di comunità, «una struttura- dice Storti – di snodo fra assistenza sociale e ospedale, che con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta ma anche assistenti sociali, psicologi, infermieri completa la necessaria continuità assistenziale sul territorio. Infine il centro operativo territoriale, snodo informatico e per l’assistenza di base».

C’è il nodo personale. «Lo sappiamo- dice Saltamartini – ma intanto partiamo dalla buona notizia di un investimento tanto importante. Come Regione premiamo sul Governo perché elimini il numero chiuso alla facoltà di medicina e spinga su borse di studio e aiuti, perché l’alta età media dei medici e la carenza di specializzati in medicina d’urgenza sono un problema. Intanto, con l’acquisto di nuove apparecchiature elettromedicali pensiamo di cominciare a intervenire sul taglio delle liste di attesa».

Dal sindaco Bacci la soddisfazione: «Con Saltamartini rapporto importante dal 2012 quando, con lui sindaco di Cingoli, fu importante la collaborazione per far diventare l’Asp ciò che è. Da assessore ha mantenuto le promesse». Dice Quaglieri: «Alle parole seguiti i fatti, la collaborazione e la rete fra le istituzioni non sono mai mancate e hanno dato i loro frutti, per un reale collegamento fra ospedale e territorio che è in primo luogo un riconoscimento a chi in ospedale lavora».