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Jesi

Jesi, lettera alla Soprintendenza e al Ministero dei contrari allo spostamento della fontana

Quindici i firmatari della missiva (Pec), che chiedono delucidazioni sugli interventi effettuati dal Comune per portare il monumento in piazza della Repubblica

I lavori di spostamento dell'obelisco della fontana dei Leoni

JESI – Una lettera alla Soprintendenza e al Ministero dei Beni Culturali per avere delucidazioni sullo spostamento della fontana dei Leoni. Quindici i firmatari, che chiedono appunto se tutte le prescrizioni sono state rispettate dall’amministrazione comunale.

«Come cittadine e cittadini, tecnici, professionisti ed esponenti politici della città – spiegano l’architetto Diego Stronati, l’ingegnere Massimo Belcecchi, Andrea Binci e Stefano Bornigia del Pd, Agnese Santarelli, Filippo Cingolani e Andrea Antolini di Jesi in Comune, Claudia Lancioni del M5S, l’ex sindaco Gabriele Fava, Mirella Argentati, Gabriela Cantarini, Leonardo Ciuffolotti, Ero Giuliodori, Antonella Nicoletti, Roberto Vecci -, abbiamo ritenuto doveroso sottoporre all’attenzione della Soprintendenza delle Marche e, per conoscenza, anche all’attenzione del Ministero della Cultura, quanto sta accadendo in merito allo smontaggio – spostamento – rimontaggio della Fontana dei leoni da Piazza Federico II a Piazza della Repubblica. In particolare abbiamo segnalato come ad oggi, a differenza di quanto previsto nell’iniziale parere della Soprintendenza (“contestualmente allo spostamento della fontana dovranno essere trasmesse alla scrivente idonee proposte di sistemazione definitiva delle due piazze interessate dai lavori”), non esistono progetti concreti di sistemazione delle due piazze coinvolte, nonostante i lavori di spostamento stiano proseguendo in modo inusualmente spedito».

Durante l’esecuzione dei lavori, segnalano sempre i firmatari, «si sono rotte e/o danneggiate alcune lastre del monumento in questione. Da parte nostra non possiamo conoscere le cause precise di tali rotture: se possano essere imputate alla eccessiva fretta o imperizia ovvero se siano da ricondurre ad una intrinseca fragilità dell’opera, non sufficientemente valutata al momento della presa in carico della decisione dello spostamento. Ad ogni modo, abbiamo ritenuto doveroso far presente tale aspetto alla suddetta Soprintendenza, in virtù di quanto dallo stesso organo esplicitato nel parere fornito all’amministrazione comunale, laddove scrive: “ tutte le operazioni di rimozione della statua dall’attuale collocazione a quella di Piazza della Repubblica dovranno essere eseguite sotto controllo archeologico da parte di archeologici professionisti appositamente incaricati da codesta committenza e sotto la direzione scientifica di questa Soprintendenza”, ed inoltre “modalità e metodologie delle suddette indagini saranno di volta in volta valutate dallo scrivente ufficio che si riserverà il diritto di fornire ulteriori indicazioni in corso d’opera e di chiedere, se necessario ai fini di tutela, successive modifiche al progetto”».

«Abbiamo infine sottolineato – proseguono i quindici autori della Pec -, come qualsiasi intervento, di carattere urbanistico ed architettonico che comporti una modificazione sostanziale della percezione dello spazio vissuto e stratificato nel tempo, dovrebbe essere giustificato ed ampiamente motivato dal punto di vista storico ed artistico e le motivazioni connesse ad un qualsiasi intervento sul tessuto storico-monumentale di una città storica, qual è Jesi, andrebbero condivise dalla cittadinanza tutta senza divisioni. Il rischio altrimenti e’ quello di produrre ferite aperte “di parte”, difficilmente sanabili nel tempo. Come si può pensare che questo intervento sia un mero spostamento di una Fontana da una Piazza ad un’altra (come fosse un targa commemorativa o una panchina) e non la modifica sostanziale delle due Piazze simboliche e pertanto del fulcro del centro storico della città di Jesi, storicizzate nella conformazione attuale da oltre settanta anni?».

I Beni culturali di una città, si rimarca nella lettera alla Soprintendenza e al Ministero, «non dovrebbero essere “barattabili” all’occorrenza in cambio di denaro senza una riflessione complessa e partecipata dalla Cittadinanza tutta e tale questione, così come si è dipanata per volontà dell’attuale amministrazione, ha assunto, inevitabilmente, una valenza di carattere etico e di rispetto dei principi democratici di fronte a dei Beni pubblici. In virtù di quanto sopra esplicitato, abbiamo chiesto alla Soprintendenza di valutare e verificare, anche tramite una sospensione dei lavori, il rispetto di tutte le prescrizioni previste e di conoscere lo stato dell’arte ad oggi, durante il procedere dei lavori, anche rispetto alla supervisione di archeologici professionisti diretti dalla medesima Soprintendenza che dovrebbero essere al lavoro in stretto contatto con la Direzione lavori, data la delicatezza dell’operazione e l’importanza storico, artistica ed architettonica che le due Piazze rivestono nella città di Jesi».