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Jesi

Jesi, lavori in rampa di lancio per riaprire il Teatro Moriconi

Per la raccolta delle offerte da parte degli operatori tempo fino al 2 settembre prossimo, in ballo un appalto da poco meno di 428mila euro e 6 mesi di cantiere

Festival Pergolesi Spontini 2016 al teatro Moriconi

JESI – Tempo fino al 2 settembre prossimo per presentare le offerte per vedersi assegnati i lavori di adeguamento alle norme di prevenzione incendi e adeguamento agli standard di sicurezza del Teatro Moriconi di Piazza Federico II. Un contenitore culturale la cui riapertura è attesa dal 2018. In ballo un appalto da poco meno di 428mila euro e 6 mesi di cantiere previsti.

L’affidamento potrebbe a quel punto condurre al via dell’intervento in autunno. Le risorse derivano dal residuo del lascito testamentario di Cassio Morosetti con cui si è proceduto, come voluto dal vignettista scomparso a Milano nel 2020, allo spostamento in piazza della Repubblica della fontana dei leoni.

«Il progetto – aveva spiegato la precedente amministrazione – ha tenuto conto delle indicazioni della Fondazione Pergolesi Spontini, che sarà chiamata a gestirlo, con una destinazione per sala spettacoli, sala prove e, grazie agli ulteriori interventi di ottimizzazione acustica e di impianto di video proiezione, per altre innovative finalità. Il teatro Moriconi era chiuso ad attività artistiche ormai da diversi anni proprio per il mancato adeguamento alle norme di sicurezza. Diverrà una innovativa Casa della Musica, spazio poliedrico e multifunzionale che mancava nella nostra città». La progettazione ha dovuto tenere conto anche dei pareri della Soprintendenza e attendere i relativi via libera.

Nei mesi scorsi sul teatro di piazza Federico II sono stati anche eseguiti saggi e prove per migliorarne l’acustica. A corredo del progetto di restauro è infatti emersa l’esigenza di correggere la riflessione delle onde sonore durante gli spettacoli, adattandola ai vari tipi di eventi ospitati. «Il Moriconi- spiega la Fondazione Pergolesi Spontini– corrisponde acusticamente ai canoni dell’architettura ecclesiastica del ‘700, quella appunto dell’antica Chiesa di San Floriano a pianta centrale ellittica.  Allo stato attuale esiste un riverbero molto importante, che risulta coerente con le funzioni liturgiche per le quali lo spazio è stato progettato ma, al contrario, fastidioso e di ostacolo alle funzioni “teatrali” a cui lo spazio sarà nuovamente destinato».