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Jesi

Jesi, lascito Cesarini: eredità senza fortuna

A distanza di oltre sette anni dalla scomparsa - il 25 aprile 2013 - dell’ex assessora ai servizi sociali, la struttura che sarebbe dovuta nascere utilizzandone i beni, lasciati al Comune, ancora non c’è

Il complesso ex Giuseppine dietro il monumento a Giovan Battista Pergolesi

JESI – Spazio per cinque ospiti ma concretizzazione ancora lontana per la casa famiglia per persone con disabilità legata all’eredità di Daniela Cesarini. A distanza di oltre sette anni dalla scomparsa – il 25 aprile 2013dell’ex assessora ai servizi sociali, la struttura che sarebbe dovuta nascere utilizzandone l’eredità, lasciata al Comune, ancora non c’è.

Daniela Cesarini
Daniela Cesarini

La casa famiglia dovrebbe trovare posto al piano terra dell’edificio ex Giuseppine, in piazza Pergolesi. «I tempi- ha spiegato però il sindaco Massimo Bacci– non dipendono da noi soltanto ma anche dalla proprietà privata dello stabile e dalla possibilità di realizzare, in altra parte dell’immobile, alloggi con la modalità dell’autorecupero. Il percorso è complesso e, quando sono più gli attori coinvolti, le tempistiche si allungano, per motivazioni logiche».

Scegliendo il suicidio assistito in Svizzera, Daniela Cesarini designò il Comune di Jesi suo erede universale, affinché questi realizzasse col lascito una «casa famiglia pubblica, preferibilmente vicino al centro storico, per disabili soli o con famiglie che non riescono più ad assisterli nel proprio domicilio».

Scartata per la sede la prima ipotesi, ovvero il convento delle Clarisse di San Marco, si è puntato sull’ex Giuseppine. Qui convergono questo e un altro progetto pensato, ma rimasto al palo, altrove: ovvero la realizzazione di alloggi in autorecupero, inizialmente pensata per il San Martino.

La casa famiglia dovrebbe sfruttare 277 metri quadrati del piano terra del vecchio convento, acquistati dal Comune coi fondi Cesarini per 138 mila e 500 euro.