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Jesi

Jesi: tassa di soggiorno, Gabriele Pieralisi: «Scelta frettolosa e controproducente»

L'amministratore delegato dell'Hotel Federico II contesta l'introduzione della tariffa sui pernottamenti nelle strutture ricettive cittadine introdotta dal Comune

Gabriele Pieralisi (foto Binci)
Gabriele Pieralisi (foto Binci)

JESI – «Scelta affrettata e controproducente». Così Gabriele Pieralisi, amministratore delegato dell’Hotel Federico II, commenta l’introduzione in città della tassa di soggiorno, dal prossimo 1° aprile. Una decisione già approvata in consiglio comunale. Si pagheranno 2 euro al giorno a persona nelle strutture ricettive alberghiere a 4 stelle e di categoria superiore (A Jesi c’è solo l’albergo di via Ancona con queste caratteristiche), 1,50 euro al giorno nelle strutture ricettive alberghiere a 3, 2 o 1 stella, e 1 euro al giorno nelle altre tipologie di strutture ricettive.

«Sinceramente sono sconfortato – osserva Gabriele Pieralisi -. C’erano state delle avvisaglie in passato, ma tutto sembrava assopito. Poi, a fine 2017, la sorpresa, tutt’altro che positiva. Una mossa, a mio modo di vedere, frettolosa, che sembra più un tappo messo sul bilancio preventivo comunale del 2018 per farlo quadrare, piuttosto che l’esito di un ragionamento sulle politiche di accoglienza.  Una scelta talmente repentina che non ha minimamente considerato le conseguenze sugli operatori turistici. Perché anche le tempistiche così ravvicinate sono difficili da comprendere e condividere. In primavera ospitiamo, da sempre, convegni e assemblee, che cerchiamo di portare a Jesi vincendo la concorrenza di tutto il centro Italia, fino alla Romagna. E 2 euro sono un problema, avendo già preso impegni con gli ospiti, e siglato i relativi contratti, senza conteggiare tale tassa.  Non si è dato nemmeno tempo alle strutture di adeguarsi. E chiaramente, per restare competitivi, saremo noi operatori a dovercela accollare, andando ulteriormente ad appesantire il balzello che già versiamo annualmente al Comune in tasse».

Pieralisi entra anche nel dettaglio di presenze e numeri. «Jesi conta circa 70 mila visitatori annui che soggiornano nelle varie strutture ricettive – puntualizza l’amministratore delegato dell’Hotel Federico II -. Di questi, 37mila vengono da noi. Il 70% di queste persone è qua per lavoro, sono commercianti, rappresentanti, etc. Andremo a tassare i lavoratori, in sostanza, più che i turisti. Perderemo pertanto competitività rispetto alle città vicine, come Ancona, e la stessa Monsano. Questa decisione si rivelerà un boomerang. Anche perché una città senza vocazione turistica, dove i negozi restano chiusi nelle domeniche d’estate e gli uffici informazione aprono a singhiozzo, non la si trasforma in luogo di villeggiatura inserendo una tassa. Forse in Comune hanno visto qualche faccia nuova al museo di Federico II e hanno pensato bene di beneficiarne, o almeno di provarci. Ma, ripeto, non è così che si fa accoglienza turistica».

Hotel Federico II di Jesi (foto acquisita dal sito web della struttura)

L’amministratore delegato dell’Hotel Federico II nutre anche perplessità sulle esenzioni: «Non comprendo perché sia stato scelto di non far pagare i minori di 16 anni – segnala Pieralisi -. A Madonna di Campiglio, dove fra l’altro si versano due euro come a Jesi, mia figlia paga. Insomma, spero che, da qui a fine marzo, venga fatta una riflessione seria, approfondita. Sarebbe opportuno non perdere quelle presenze che vengono a Jesi, città a vocazione industriale, prioritariamente per lavoro. È stata una scelta azzardata, non condivisa con i diretti interessati. Mi auguro che si apra di nuovo un ragionamento in merito».