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Jesi

Jesi, frode da quasi un milione di euro sul bonus cultura

Fulcro del sistema, stando alle indagini della guardia di finanza, una società attiva nel settore del commercio al dettaglio di apparecchi elettronici, accusata di aver fruito illegalmente dei contributi destinati ai diciottenni

La guardia di finanza con i contanti della frode sul bonus cultura

JESI – Sono ben 2503 i neodiciottenni, residenti in quattordici regioni d’Italia, che sono stati individuati nell’ambito di una complessa e ampia indagine condotta dai finanzieri della compagnia di Jesi, coordinati dalla Procura della Repubblica di Ancona, denominata operazione “18APP”, per aver fruito illegalmente nel 2017 e 2018 dello specifico bonus cultura.

Le investigazioni, fanno sapere le Fiamme Gialle, «durate oltre otto mesi e avviate a seguito di una segnalazione del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie, hanno permesso d’individuare quale fulcro del sistema di frode una società di Jesi (An) attiva nel settore del commercio al dettaglio di apparecchi elettronici, che, sia attraverso il proprio sito internet che direttamente in negozio, consentiva di aggirare la normativa che prevede che il beneficio pari a 500 euro a persona sia destinato esclusivamente a spese relative all’acquisto di oggetti e attività con finalità analiticamente indicate dalla legge, come libri di vario genere, musica digitale, biglietti per concerti, musei, mostre, fiere, spettacoli teatrali, cinema, concerti».

Grazie all’utilizzo dell’esercizio commerciale individuato è stato, invece, sempre a detta della Finanza, «consentito l’acquisto indebito, avvenuto negli anni 2017 e 2018 di prodotti elettronici, quali playstation, smartphone di ultima generazione, videocamere portatili, personal computer. Tutti beni che, in base alla normativa vigente (L. 208/2015 e L. 232/2016), non potevano essere comprati. Fondamentale in questo caso anche il “passaparola”, pure tramite i social, tra i ragazzi che avevano fruito del beneficio “allargato” presso il predetto negozio. Le approfondite indagini delle Fiamme Gialle dipendenti dal Comando Provinciale di Ancona hanno permesso di acclarare che la società coinvolta, nelle proprie comunicazioni mensili al Ministero per i Beni e le Attività Culturali necessarie per ottenere il successivo rimborso, aveva dichiarato di aver venduto beni consentiti dalla legge istitutiva del bonus, come ad esempio, musica registrata, che però non aveva mai acquistato. L’importo complessivo della frode, perpetrata nell’arco dei due anni 2017 e 2018, è stato riscostruito in 939.000 euro».

I contanti sequestrati dalla Guardia di Finanza

I finanzieri, inoltre, hanno richiesto e ottenuto un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla definitiva confisca dei proventi del reato a firma del Giudice per le indagini preliminari di Ancona, per un totale di circa 800.000 euro a carico dei responsabili del sistema illecito, riuscendo a individuare all’interno di una cassetta di sicurezza, di un istituto bancario di Jesi, contanti per 140.250 euro e liquidità correnti presso altri istituti di credito pari a 345.000 euro. È stato sottoposto a sequestro, inoltre, un immobile adibito a deposito commerciale del valore di circa 40.000 euro. L’immediato alert dei finanzieri al Ministero ha consentito, altresì, di bloccare l’erogazione di ulteriori pagamenti per 10.000 euro. Il legale rappresentante della società coinvolta e il socio sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Ancona per il reato d’indebita percezione di contributi erogati a soggetti privati ai danni dello Stato, il quale prevede la pena della reclusione sino a tre anni. Nei loro confronti sono state pure contestate sanzioni amministrative per un ammontare di oltre 500.000 euro.

Gli utilizzatori del bonus contrariamente alle condizioni d’uso specificamente accettate al momento della registrazione on line – che indicavano analiticamente i beni per i quali poteva essere speso il credito – acquistando invece prodotti differenti, si sono resi responsabili della violazione amministrativa prevista dal secondo comma dell’articolo 316 ter del codice penale, che prevede il pagamento di una sanzione pari al triplo dell’importo indebitamente utilizzato. Per tale pagamento, potrà essere richiesta la rateizzazione sino a trenta rate mensili, ai sensi dell’art. 26 della L. 689/1981.

L’attività svolta dalle Fiamme Gialle s’inquadra nei compiti di polizia economico-finanziaria attribuiti al Corpo della Guardia di Finanza per la tutela della spesa pubblica nazionale, finalizzati a contrastare abusi e a favorire, migliori e sempre maggiori servizi alla collettività, garantendo che le risorse economiche siano impiegate secondo le finalità previste dalla legge.