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Jesi

Jesi, fontana dei Leoni. Cioncolini: «Il referendum non è una soluzione democratica»

Il consigliere comunale di maggioranza spiega i motivi del voto contrario sull'istanza di Pd e Jesi in Comune, che chiedevano di coinvolgere i cittadini sul lascito Morosetti

Le immagini d'epoca di Piazza della Repubblica con la fontana dei leoni e di Piazza Federico II senza l'opera

JESI – «Il referendum non è una soluzione democratica. Ecco perché..». Tommaso Cioncolini, insegnante nonché consigliere comunale di Jesinsieme, lista a sostegno del sindaco Massimo Bacci, spiega perché ha votato contro l’istanza avanzata da Pd e Jesi in Comune, che chiedevano appunto di coinvolgere i cittadini sul lascito di Cassio Morosetti riguardante lo spostamento della fontana dei Leoni.

«Tra le principali modalità previste dai sistemi costituzionali contemporanei per fronteggiare la crisi dei sistemi rappresentativi, particolare rilevanza assume il ricorso agli istituti di democrazia diretta – spiega Cioncolini -. Infatti, attraverso questi istituti si affida direttamente al popolo, o per meglio dire al corpo elettorale, l’esercizio di alcune funzioni o il pronunciamento su precise questioni. Certamente il più importante strumento di democrazia diretta è il Referendum, che consiste in una consultazione dell’intero corpo elettorale, produttiva di effetti giuridici. L’esito della consultazione, pertanto, produce effetti giuridici. Quesito secco, sistema binario, meccanismo immediato, risultato assicurato. È così elementare che viene davvero da chiedersi come sia stato possibile tutto ciò: il consiglio comunale di Jesi ha respinto la proposta di referendum consultivo avanzata dai gruppi Jesi in Comune e Pd e appoggiata da M5S e Insieme civico. Davvero, per osservare la fontana si voltano le spalle alla democrazia? Si può giungere a tanto, addirittura impedire che la popolazione possa pronunciarsi? È vero. Camminando lungo i corridoi del supermercato ci si fa questa idea. Ma è davvero così? Si può sinceramente parlare di democrazia violata in cambio di una fontana spostata?».

Tommaso Cioncolini

Il consigliere di maggioranza fornisce anche la risposta al suo quesito: «No. Proprio no. Proviamo a spiegare perché il referendum non può permettere alcuna decisione ma solamente imporre. Per comprendere la questione bisogna tenere a mente una condizione, purtroppo ancora attuale e drammaticamente presente: la pandemia. Per contenere la diffusione del virus, infatti, con Decreto legge 148/2020 del 7 novembre è stato disposto che nel territorio italiano le consultazioni elettorali sono da considerarsi tutte rinviate alla seguente data: ”entro il 31 marzo 2021”. Questo paletto normativo impedisce pertanto di votare in tempi ragionevoli (se va bene dopo aprile) e compatibili con ciò che si chiede di scegliere. Sì, perché se la scelta è: “volete voi spostare… in riferimento al lascito testamentario del signor Morosetti?”, ebbene questa scelta non avrebbe più senso di esistere poiché, causa Covid, lo spostamento in avanti delle lancette dell’orologio referendario renderebbero vana la consultazione stessa. Per essere più chiari: ti piace vincere facile? Affidati al referendum! Basta avviare l’iter e la fontana resta dove sta; il Comune di Jesi verrebbe privato di un introito pari a 1,5 milioni di euro (da destinarsi a sociale e opere pubbliche) e non ci sarebbe neppure bisogno di votare».

Ecco perché, sempre a detta di Cioncolini, «il referendum non è una soluzione democratica; proprio perché non può rispettare neppure nei fini ciò che promette. M’incanta offrendomi la possibilità di scegliere, in realtà m’impone in modo arbitrario una sola strada: senza alcuna legittimazione popolare, decido io per tutti! E allora, il referendum, che era partito democratico, finirebbe per arrivare palesemente e clamorosamente in contrasto con quegli stessi principi che lo hanno pensato, condiviso, adottato e istituito. Forzare la mano a tal punto? Davvero il gioco vale la fontana?».