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Jesi

Jesi, più spazio all’ex Giuseppine per la casa famiglia Cesarini

Il progetto della struttura che l'ex assessora ai servizi sociali ha espresso la volontà che venisse realizzata dal Comune con la sua eredità, è stato adeguato alle novità della normativa regionale in arrivo

Lavori in piazza Pergolesi davanti al complesso ex Giuseppine

JESI – Una superficie di 277 metri quadrati al piano terra dell’ex convento Giuseppine di piazza Pergolesi, acquistata dal Comune per 138 mila e 500 euro facendo ricorso a parte dell’eredità di Daniela Cesarini. È l’ipotesi avanzata per la sede della casa famiglia per persone con disabilità che l’ex assessora ai servizi sociali, scomparsa nel 2013, dispose venisse realizzata dal Comune, nominato suo erede universale, con il lascito del suo patrimonio.

Daniela Cesarini
Daniela Cesarini

L’ipotesi è stata adeguata, incrementando la porzione di immobile che le sarebbe destinata, all’imminente approvazione della nuova normativa regionale che definisce i requisiti minimi strutturali e organizzativi per l’autorizzazione delle strutture residenziali ricomprese nell’ambito dell’area disabilità. Questa prevede che le strutture di nuova realizzazione siano inserite in contesti urbani e siano tali da garantire almeno 40 metri quadrati di superficie utile netta per ogni ospite, con spazi comuni e spazi dedicati per il personale.

La nuova proposta ha ottenuto il parere favorevole dell’Azienda Servizi alla Persona e sarà sottoposta alle Associazioni maggiormente competenti in materia di assistenza ai disabili del territorio, ai familiari e al curatore testamentario dell’eredità Cesarini.

Con la sua eredità, interamente destinata al Comune, Daniela Cesarini aveva espresso la volontà che venisse realizzata una «casa famiglia pubblica, preferibilmente vicino al centro storico, per disabili soli o con famiglie che non riescono più ad assisterli nel proprio domicilio».

Sulle ex Giuseppine si sono trovati a convergere il progetto della casa famiglia Cesarini e il programma di costruzione in autorecupero che si è rivelato impossibile da realizzare al San Martino.